Di ritorno dagli Stati Uniti

Di ritorno dagli Stati Uniti

Scrivo di ritorno da tre giornate di incontri a Washington, a poco più di un mese dalla mia ultima visita, in una fase ancora di transizione per la nuova amministrazione. Ho avuto colloqui alla Casa Bianca con il vicepresidente Mike Pence, che avevo già visto a Bruxelles poche settimane fa, con il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster, con il segretario di Stato Rex Tillerson e il segretario alla Difesa James Mattis ai margini della riunione della Coalizione Globale anti-Daesh. E numerosi incontri con deputati e senatori al Congresso.

È stata l’occasione di parlare non solo delle nostre relazioni politiche ed economiche, che restano forti, ma anche delle grandi crisi su cui insieme siamo impegnati. A cominciare dalla Siria, dalla Libia, dal Medio Oriente e dall’Ucraina.

E dalla lotta al terrorismo. A Washington infatti ho anche partecipato alla riunione ministeriale della coalizione anti-Daesh, proprio nel giorno nel primo anniversario degli attentati a Bruxelles: la memoria di quel giorno è ancora dolorosa, e abbiamo rivissuto la stessa ansia per Londra in quelle stesse ore. Ho ricordato quel giorno, e la reazione dell’Unione europea, in un’intervista alla radio belga.

E dei rapporti tra Unione Europea e Usa, ho parlato nei miei incontri in Campidoglio con diversi senatori, con i membri dell’Istituto Internazionale Repubblicano e il presidente della Commissione democratica nazionale Perez. E nelle mie interviste con Fox News, la BBC e la CNN.

La riunione contro il terrorismo è stata l’occasione anche per incontri bilaterali dedicati alla situazione in Iraq, Siria, Libia e Medio Oriente – tra gli altri con il premier iracheno Haider al Abadi, con il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi, con quello del Qatar Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al-Thani.

Ma a Washington ho partecipato anche a un altro appuntamento cui tengo particolarmente: la conferenza sulla non-proliferazione nucleare organizzata dall’istituto Carnegie. Il modo migliore per rendere più sicuro il nostro mondo così fragile, più che mai in questo momento, è appunto attraverso la non proliferazione e il disarmo, attraverso una maggiore cooperazione tra i paesi. Gli armamenti nucleari nulla possono contro le minacce asimmetriche che arrivano dal terrorismo. Una corsa al riarmo destabilizzerebbe invece intere regioni: non si può giocare con il fuoco. Qui il video del mio discorso.

E stamattina, di ritorno dall’America, ho avuto un lungo incontro con un gruppo di ragazzi e ragazze della nostra regione, dall’Europa e da tutto il Mediterraneo, che abbiamo fatto incontrare a Bruxelles per lavorare a progetti di dialogo tra le loro generazioni sulle due sponde del Mediterraneo. Spesso ci riferiamo a loro come “il futuro” – ma le nostre società hanno bisogno della loro energia e della loro intelligenza oggi, non domani. Parto per l’Italia, dove celebreremo i sessant’anni dei Trattati di Roma, portando con me le loro proposte e le loro storie.