Di ritorno dal Kuwait

Di ritorno dal Kuwait

Scrivo di ritorno dal Kuwait, dove ho portato il sostegno dell’Unione Europea alla mediazione che l’Emiro Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah sta portando avanti per risolvere la crisi tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrein da una parte, e Qatar dall’altra. Nei miei incontri con l’Emiro, con il Ministro degli Esteri Sabah Al-Khalid Al-Sabah e con l’inviato dell’Emiro, Mohammad Al-Mubarak Al-Sabah, abbiamo discusso della necessità di risolvere al più presto la crisi attraverso il dialogo, e di come l’Unione Europea può ulteriormente contribuire a sostenere questa prospettiva. Ne parlerò anche con il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukri questa sera e domani a Bruxelles. Al centro dei miei colloqui in Kuwait anche il nostro lavoro comune per sostenere la ricostruzione delle aree liberate da Daesh in Iraq, sulla crisi regionali a partire dalla Siria, e i nostri rapporti bilaterali. Qui il comunicato sulla visita.

La visita in Kuwait ha chiuso una settimana passata in Europa, tra Bruxelles, Zagabria e Atene.

Ad Atene, col premier Alexis Tsipras e il ministro degli Esteri Nikos Kotzias, abbiamo discusso del sostegno dell’Unione Europea alla Grecia dopo il terremoto che ha colpito Kos, ma anche di come rilanciare i colloqui di pace per Cipro e dei nostri rapporti con la Turchia in vista del dialogo UE-Turchia di questa settimana. Qui il video del mio incontro con Tsipras.

A Zagabria – negli incontri con la presidente Kolinda Grabar-Kitarović, il premier Andrej Plenković, il ministro degli Esteri Marija Pejčinović Burić e il ministro della Difesa Damir Krstičević – ci siamo occupati soprattutto della situazione nel Balcani, per proseguire sulla strada dell’integrazione della regione dell’Unione Europea, e di difesa europea. Qui la conferenza stampa.

A Bruxelles, lunedì scorso al Consiglio dei ministri degli Esteri dei Ventotto abbiamo discusso innanzitutto di Libia e di come gestire il flusso di migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale, rinnovando il mandato della nostra missione di aiuto ai libici per gestire le frontiere del paese. Si sono uniti a noi l’Alto commissario dell’ONU per i rifugiati, Filippo Grandi, e il direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, William Swing: con loro abbiamo parlato del lavoro che stiamo facendo per migliorare le condizioni di vita dei migranti all’interno della Libia, organizzare ritorni volontari lungo la rotta, salvare e proteggere vite. E con la Commissione Europea abbiamo annunciato altri dieci milioni di aiuti per affrontare la crisi umanitaria in Libia. Qui la mia conferenza stampa con Grandi e Swing, qui le conclusioni del Consiglio sulla Libia, e qui la mia intervista a Le Monde in cui ne parlo.

Al Consiglio ci siamo occupati anche di due delle crisi più preoccupanti di questo momento: le tensioni con la Corea del Nord (qui le conclusioni) e la situazione in Venezuela. Ne ho parlato nella conferenza stampa a fine giornata, qui.

In questi giorni abbiamo anche ospitato a Bruxelles alcuni partner importanti della nostra regione. Lunedì ho incontrato il nuovo presidente del Consiglio di presidenza della Bosnia Erzegovina, Dragan Covic (qui il comunicato). Martedì ho presieduto il Consiglio di associazione col Libano (qui la conferenza stampa), e il Consiglio di associazione e stabilizzazione con Skopje (qui la conferenza stampa). Ho anche incontrato il ministro turco per l’Europa, Omer Celik, che rivedrò domani insieme al Ministro degli Esteri Cavusoglu a Bruxelles.

Altre due cose importanti sono state al centro del lavoro della scorsa settimana.

Innanzitutto Gerusalemme, in contatto costante con i nostri partner nella regione per evitare ulteriori tensioni: qui il nostro comunicato, qui quello che abbiamo fatto insieme a Stati Uniti, Russia e Nazioni Unite come Quartetto.

Poi, venerdì a Vienna abbiamo riunito la Joint Commission che presiedo per garantire la piena implementazione dell’accordo nucleare con l’Iran, con Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna e Iran. Qui il comunicato finale.

E dell’accordo sul programma nucleare iraniano abbiamo parlato a Bruxelles mercoledì, in occasione del Premio per la pace che ogni anno viene assegnato dal Land tedesco dell’Assia, che ho avuto l’onore di ricevere proprio per il lavoro fatto con l’Iran. Qui il mio discorso alla consegna del premio.

Ho deciso di donare l’ammontare del premio a YaLa Young Leaders, un gruppo di ragazzi israeliani, palestinesi e arabi che continuano a sperare nella pace tra Israele e Palestina, e a lavorare per costruirla.