In viaggio nei Balcani

In viaggio nei Balcani

Scrivo dopo il primo giorno di una visita in sei paesi dei Balcani occidentali che hanno iniziato il loro percorso di ingresso nell’Unione europea. La prima tappa, ieri, è stata il Montenegro, il Paese che ha fatto più strada nei negoziati con l’Ue e che è anche a un passo dall’entrare nella Nato. Oggi continuerò a Sarajevo e a Skopje, domani a Belgrado e a Tirana, sabato a Pristina. Qui l’editoriale che ho scritto per alcuni giornali dei Balcani alla vigilia della partenza.

A Podgorica ho visto il presidente Filip Vujanovic, il premier Dusko Markovic (qui la conferenza stampa con lui) e il presidente del parlamento Ivan Brajovic prima di tenere un discorso davanti ai deputati. Il mio messaggio a tutte le istituzioni, lo stesso che ripeterò anche nelle altri capitali, è che le porte dell’Unione sono aperte ai Paesi dei Balcani. Non si tratta di un “allargamento” dell’Unione, ma di una “riunificazione” – perché i Balcani sono Europa, e in questi nostri primi sessant’anni di storia, che ci apprestiamo a festeggiare, abbiamo ormai compreso che lavorare insieme è molto più conveniente che combattersi. E ricordarlo qui, a venti anni dall’ultima delle “guerre europee” del secolo scorso, ha un valore speciale. Così come ha un valore speciale ragionare qui del futuro dell’Unione Europea, ricordandoci che in realtà non sarà affatto un’Unione a 27, dopo l’uscita della Gran Bretagna tra qualche anno, perché per uno Stato Membro che lascerà la nostra Unione ne avremo altri che ne diventeranno parte.

Proprio in preparazione delle celebrazioni dei Trattati del 1957, lunedì ho avuto il piacere di essere a Roma per incontrare il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e diversi ministri con i quali lavoriamo quotidianamente, da amici prima ancora che da colleghi. Con Gentiloni e con Angelino Alfano, Roberta Pinotti, Marco Minniti e Dario Franceschini abbiamo discusso di come rafforzare il ruolo dell’Unione sulla scena internazionale, a partire dalle crisi in Siria e in Libia, nella gestione dei flussi migratori su cui l’Italia è in prima linea, nella sicurezza dei nostri cittadini, nella costruzione della difesa comune europea e nella diplomazia culturale, un campo questo in cui l’Italia per il suo patrimonio e la sua cultura è giustamente capofila. Ho ringraziato l’Italia per la determinazione con cui porta avanti una vera politica europea, per il protagonismo con cui incide sull’agenda europa (qui la conferenza stampa con Alfano)

All’Europa di oggi e a quella del futuro, a come rendere la nostra Unione più forte e più efficace nel dare risposte ai cittadini è dedicato il Libro Bianco preparato dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, con il contributo di tutti noi commissari. Il Libro traccia cinque possibili scenari su come sarà l’Unione nel 2025. Possiamo decidere di continuare sulla strada che stiamo percorrendo, di abbassare il livello delle ambizioni per concentrarci solo su alcuni settori di integrazione oppure di imprimere una svolta e rafforzare la cooperazione in alcuni settori, la difesa per esempio, così da attrezzarci al meglio a rispondere ai bisogni degli europei a essere ancora più incisivi nel mondo. È un contributo, quello della Commissione, al dibattito in vista delle celebrazioni di Roma, aperto alla discussione non solo tra i governi ma anche tra i parlamenti e soprattutto tra i cittadini.

Nel mio lavoro quotidiano, negli incontri internazionali, vedo quanto bisogno c’è di Europa, con quanto interesse e volontà di lavorare insieme guardano a noi, nel mondo. A cominciare dalla nostra regione e dai nostri vicini.

Handshake between Serge Sargsyan, on the left, and Federica Mogherini

Come l’Armenia, con cui abbiamo chiuso i negoziati per l’Accordo di partnership avanzata che avevamo lanciato nel dicembre del 2015, un’intesa importante di cui ho parlato con il presidente Serge Sargsyan ieri a Bruxelles.

O come il Montenegro, che ho visitato ieri: in preparazione del viaggio avevo incontrato a Bruxelles il ministro degli Esteri Srdjan Darmanovic.