Al lavoro per salvare l’accordo sul nucleare iraniano

Al lavoro per salvare l’accordo sul nucleare iraniano

Scrivo da Sofia, in Bulgaria, dopo giornate in cui l’accordo sul nucleare iraniano e le nuove tensioni in Medio Oriente sono state al centro di un lavoro intenso e comune di tutta l’Unione europea.

Come Unione europea riteniamo che la decisione statunitense di ritirarsi dall’accordo sul nucleare iraniano sia un errore, e siamo determinati e uniti nell’intenzione di preservare quell’accordo. È un accordo che funziona, come ha per undici volte certificato l’Aiea, e che è strategico per la nostra sicurezza. Qui il mio intervento dopo l’annuncio della decisione americana, qui la dichiarazione che ho fatto a nome di tutti e 28 i paesi dell’Unione.

Martedì ho riunito a Bruxelles il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif e i ministri di Germania, Francia e Gran Bretagna – i tre paesi europei che, insieme a Stati Uniti, Russia e Cina hanno negoziato l’accordo. Insieme abbiamo deciso di iniziare a lavorare da subito su una serie di misure per mettere in sicurezza l’intesa, per far sì che i cittadini iraniani ne sentano i benefici, e per proteggere i nostri interessi economici. L’intenzione è di mantenere e approfondire i rapporti economici, anche con nuovi progetti – a cominciare dal campo energetico e dei trasporti – e di tutelare e incentivare le piccole e medie imprese europee che investono in Iran.

La stessa unanime volontà di continuare a rispettare l’intesa è stata confermata ieri sera a Sofia dai capi di Stato e di governo dei 28 Stati membri dell’Unione, che hanno dato il loro avallo alle misure che in mattinata avevamo messo a punto durante la riunione della commissione a Bruxelles e che abbiamo presentato insieme al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Il primo atto sarà avviare venerdì l’adeguamento della norma che tutela le imprese europee dagli effetti delle sanzioni imposte da un paese terzo.

Venerdì della settimana prossima poi riuniremo a Vienna la Commissione congiunta, che sovrintende all’applicazione dell’intesa, per esaminare le implicazioni della decisione americana.

Usando una metafora più volte evocata durante le nostre riunioni in questi giorni, l’accordo è come un paziente in terapia intensiva e il nostro obbiettivo comune è che al più presto possa guarire. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti prima dell’incontro di martedì e la conferenza stampa di fine giornata.

L’Unione europea dunque ancora una volta si muove come partner affidabile, indispensabile in un momento di grande instabilità sopratutto in Medio Oriente. Abbiamo vissuto e continuiamo a vivere momenti drammatici: dagli scontri al confine tra Israele e la Siria, alle sofferenze indicibili che vive la popolazione in Yemen, all’ennesima strage di Gaza di questa settimana seguita al trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme (qui il mio comunicato e quello che ho detto ai giornalisti martedì mattina). E come Unione Europea non smetteremo di lavorare affinché si trovi a tutte queste crisi una via d’uscita politica, il solo modo per garantire una pace giusta e duratura.

Abbiamo visto il potere della diplomazia nel nostro rapporto con Cuba. Martedì a Bruxelles abbiamo tenuto il nostro primo consiglio congiunto, a livello ministeriale, dopo la normalizzazione dei rapporti. Abbiamo anche fissato le date dei cinque dialoghi tematici, compreso quello sui diritti umani, che ci consentiranno di approfondire le nostre relazioni sulla base di rispetto reciproco. Qui la conferenza stampa.

Lo stesso rispetto e la stessa volontà di collaborare sono determinanti nelle strettissime relazioni che abbiamo con molti paesi del Nord Africa – questa settimana ho presieduto i Consigli di associazione con la Tunisia e l’Algeria – e della nostra regione (lunedì ho incontrato il ministro degli Esteri azero Elmar Mammadyarov).

E con i Balcani Occidentali, che stiamo accompagnando nel loro percorso di avvicinamento all’Unione europea: mercoledì pomeriggio ho incontrato a Sofia il presidente serbo Aleksandar Vucic e kosovaro Hashim Thaci (qui il comunicato).

Quel rispetto e quella volontà di collaborare che intendiamo mantenere con la Gran Bretagna anche una volta che sarà uscita dall’Unione, soprattutto nei campi della sicurezza e della difesa: ne ho parlato lunedì insieme a Michel Barnier, qui il mio discorso.

A dispetto di tempi in cui urlare, smantellare e distruggere sembrano la cifra prevalente dei rapporti internazionali, e spesso anche delle dinamiche politiche nazionali, solo la paziente e faticosa ricerca di un terreno comune porta a soluzioni che siano una vittoria per tutti. Anche laddove c’è la necessità di una presenza militare, per l’Unione europea questa è sempre al servizio della pace: ne abbiamo parlato con i Capi di Stato Maggiore dell’Unione riuniti martedì a Bruxelles per lavorare insieme all’Europa della difesa.

È questo che caratterizza la nostra Unione europea, che abbiamo festeggiato anche quest’anno il 9 maggio. In un mondo attraversato da conflitti e crisi, l’Unione europea rimane un punto di riferimento per chi ancora vuole investire nel multilateralismo, nella ricerca del compromesso, nella diplomazia. Ne abbiamo parlato ieri a Bruxelles con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. E qualche giorno prima a Firenze, alla conferenza annuale sullo Stato dell’Unione – qui il mio intervento. Qui il mio video per il giorno dell’Europa, e qui il messaggio che ho inviato ai ragazzi de “La nuova Europa” per il loro incontro di Ventotene. Portare avanti il progetto dei nostri padri fondatori, come Altiero Spinelli, rendere più forte questa Unione, anche cambiandola dove è necessario, è un compito che ora spetta anche a loro.