Per una soluzione politica alla guerra in Siria

Per una soluzione politica alla guerra in Siria

​Scrivo di ritorno dall’Arabia Saudita, dove ho partecipato – per la seconda volta consecutiva – al vertice annuale della Lega araba. Un vertice ancora più importante del solito, in un momento delicatissimo per la guerra in Siria.

L’Unione europea è sempre contraria all’utilizzo delle armi chimiche – lo abbiamo detto in modo chiaro subito dopo l’attacco alla periferia di Damasco della scorsa settimana – e sosteniamo i tentativi di prevenire nuovi attacchi chimici. Allo stesso tempo, sappiamo che l’unica soluzione possibile alla tragedia siriana è una soluzione politica, non militare, che passa dai negoziati di Ginevra guidati dalle Nazioni Unite. Questa è la posizione di tutta l’Unione europea – e l’ho ribadita ieri a nome di tutti e ventotto i Paesi dell’Unione, con questa dichiarazione.

Oggi, in Arabia Saudita, ho parlato di questo e delle altre crisi regionali con l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, e con molti dei nostri interlocutori nella regione: il principe saudita Mohammed bin Salman, il re di Giordania Abdullah II, il premier libanese Saad Hariri, l’emiro del Kuwait Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, il premier libico Fayez al Sarraj, i ministri degli Esteri dell’Iraq Ibrahim al Jaafari, del Kuwait Sabah Al Khalid Al Sabah​, e del Marocco Nasser Bourita, il segretario generale della Lega araba Ahmed Aboul-Gheit e quello dell’Unione africana Moussa Faki.

Tra poco più di una settimana, ospiteremo come Unione europea la seconda conferenza di Bruxelles sul futuro della Siria. Sarà la prima occasione per tornare a parlare di diplomazia e di pace, e per provare a riportare le parti siriane al tavolo del negoziato di Ginevra. Qui il mio intervento di oggi al vertice della Lega araba – sulla Siria e gli altri conflitti in Medio Oriente.

Durante la settimana sono rimasta in contatto coi governi di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, e venerdì mattina ho incontrato a Bruxelles il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. In settimana ho visto anche il nuovo ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, e il ministro degli esteri belga Didier Reynders. Domani mi riunirò con tutti i ministri degli Esteri dell’Unione a Lussemburgo, per discutere della situazione in Siria e per preparare la conferenza di Bruxelles.

Altri incontri importanti della settimana. Mercoledì ho ospitato il ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, e in settimana ho sentito al telefono i ministri degli Esteri del Messico, Luis Videgaray Caso, e del Perù, Ricardo Luna Mendoza. Giovedì ho ricevuto il presidente kirghiso Sooronbay Jeenbenkov; il ministro degli esteri neozelandese, Winston Peters; e il presidente del partito tunisino Ennahda, Rachid Gannouchi. Ho incontrato anche il vice-premier di Skopje Bujar Osmani, in vista della comunicazione che presenteremo questa settimana sui paesi candidati a entrare nell’Unione europea e del mio viaggio nel Balcani tra pochi giorni – qui il comunicato.