Srebrenica, mai più

Srebrenica, mai più

È col cuore pesante che ho dovuto disdire la mia presenza alla commemorazione per i venti anni dal genocidio di Srebrenica, per via dei negoziati di Vienna sul nucleare iraniano. La mia generazione sognava che la fine della Guerra fredda preannunciasse un’epoca di pace in un continente unificato. Il genocidio di Srebrenica fu un brusco risveglio: ci trovammo immersi nella più cupa delle realtà.

Srebrenica è per l’Europa una pietra d’inciampo, è il luogo dove siamo costretti a fare i conti con la più tragica delle sconfitte. L’Europa fu incapace di mantenere la promessa dei suoi padri fondatori e di rispettare i sogni dei loro nipoti: mai più guerra in Europa, mai più morte nel nome della razza o della nazione. Mai più genocidi.

Ma Srebrenica ci dice anche che l’intuizione originaria dell’Unione europea ha ancora senso. Che è l’unica strada verso la pace nel nostro continente. Una mentalità del “noi” e “loro” non può che produrre nuovi conflitti. Cristiani e musulmani; serbi, croati e bosniacchi. Ma anche immigrati e locali. Dobbiamo lavorare per unire le comunità, non per dividerle. La nostra Unione è questo, è un progetto di vita comune.

Per questi motivi, stiamo lavorando con tutti i Balcani occidentali per proseguire insieme sulla strada dell’integrazione europea. Tutti e 28 gli Stati membri, tutte le istituzioni europee sostengono una prospettiva europea per la Bosnia ed Erzegovina. Speriamo – e lavoriamo – per un futuro di partnership, di giustizia, di riconciliazione. Per tutti i cittadini di quel paese e di quella parte d’Europa.

A Srebrenica noi europei siamo caduti. La sola cosa da fare, il solo modo di rispettare queste vittime, è rialzarsi e proseguire il cammino. Non c’è alternativa, neppure in questi tempi difficili per l’Europa. Preservare la memoria, lavorare per la riconciliazione. Costruire un’Europa di fratellanza e solidarietà, forte abbastanza per affrontare le molte sfide che affrontiamo dentro e fuori dai nostri confini. Perché la mia generazione sia l’ultima ad assistere a una simile tragedia in Europa.