Un partner forte, affidabile, indispensabile

Un partner forte, affidabile, indispensabile

Scrivo alla fine di una settimana particolarmente densa di incontri, tra Bruxelles con la ministeriale Nato, Bonn per il G20, e Monaco per la Security Conference. Il messaggio che ho raccolto nei tantissimi incontri bilaterali che ho avuto – e che ho rilanciato dal palco di Monaco – è che nel mondo si guarda all’Unione Europea come un partner forte, affidabile, cooperativo, indispensabile. Molto più forte di quanto noi stessi spesso pensiamo. E ancora più indispensabile in tempi pericolosi e confusi, in cui le regole sono troppo spesso percepite come una costrizione per alcuni invece che come una garanzia per tutti. L’Unione Europea è un punto di riferimento quando si parla di pace, multilateralismo, sviluppo, diritti, commercio libero ed equo. E anche quando si parla di sicurezza, per le operazioni militari e le missioni civili che abbiamo nel mondo, per la nostra collaborazione con la Nato. Ma non solo. È un’illusione credere di affrontare le sfide che abbiamo davanti solo con la forza militare. L’Unione Europea investe in sviluppo, in promozione dei diritti, in istruzione, in politiche contro i cambiamenti climatici, in società forti – piuttosto che nella pericolosa illusione che “uomini forti” possano rendere stabili i propri paesi. Non è filantropia, non sono “buoni sentimenti”, ma un investimento razionale anche sulla nostra sicurezza. L’ho detto ieri dal palco della Munich Security Conference, qui il video. Le disuguaglianze creano instabilità e fragilità, e di questo abbiamo parlato al G20 di Bonn. Non si tratta più, come in passato, di ragionare su cosa possiamo fare “per” l’Africa, ma di cosa dobbiamo fare insieme, “con” l’Africa. Siamo partner per la pace a la sicurezza, per la...
Buone notizie dalla Conferenza sull’Afghanistan

Buone notizie dalla Conferenza sull’Afghanistan

Sono stati due giorni di lavoro molto intenso, qui a Bruxelles alla Conferenza internazionale sull’Afghanistan, dopo mesi di preparativi. Ma l’impegno che abbiamo messo nell’organizzazione di questo incontro – insieme al governo afghano, con delegazioni di 75 paesi e 26 organizzazioni internazionali – ha portato ottimi risultati. Un po’ di buone notizie, in tempi in cui le buone notizie sono merce rara. Il risultato più evidente è l’impegno collettivo a stanziare, nei prossimi quattro anni, 13,6 miliardi di euro per sostenere la crescita, l’occupazione, la sicurezza dell’Afghanistan. Nei mesi scorsi, ci siamo sentiti dire spesso che il sostegno internazionale all’Afghanistan era destinato a calare. E invece la cifra raggiunta ha superato tutte le aspettative. Con l’Unione europea in testa alla lista dei donatori, con 5 miliardi di euro. Qui qualche parola con i giornalisti entrando alla conferenza, e il mio intervento in apertura dell’incontro. È un “nuovo patto” sull’Afghanistan, di portata globale. Ma questo nuovo patto ha anche una importante dimensione regionale. Ieri sera, per la prima volta, ho riunito i ministri di Stati Uniti, Cina, India, Pakistan, insieme al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e ai nostri partner afghani per costruire il sostegno regionale al processo di pace e riconciliazione. Ma questo patto internazionale e regionale non può reggersi senza un sostegno forte all’interno del paese. Il governo di unità nazionale del presidente Ashraf Ghani e del “chief executive” Abdullah Abdullah è stato un partner fondamentale per rendere questa conferenza un successo: è essenziale che la cooperazione continui, e che il governo si apra ancora di più al confronto con tutte le componenti della società afghana....
Europa e Nato, una cooperazione sempre più stretta

Europa e Nato, una cooperazione sempre più stretta

Scrivo di ritorno dal vertice della Nato di Varsavia, un’occasione per discutere della nostra sicurezza comune insieme ai nostri partner – in particolare insieme a Barack Obama e al presidente afghano Ashraf Ghani, in vista dell’incontro dell’autunno prossimo a Bruxelles sul futuro dell’Afghanistan. Ma soprattutto il vertice di Varsavia ha segnato un momento importante dei rapporti tra Alleanza Atlantica e Unione Europea. Per la prima volta abbiamo firmato una dichiarazione comune che segna le prossime tappe del cammino verso una cooperazione sempre più stretta. Ci concentreremo in particolare su tre aree di collaborazione: le minacce ibride, quelle che hanno una dimensione non solo strettamente militare; la sicurezza marittima nel Mediterraneo – non solo l’Egeo, dove già lavoriamo insieme contro i trafficanti di uomini, ma che anche il Mediterraneo centrale dove è attiva l’Operazione Sophia; e il capacity building dei nostri vicini, a est e a sud, cioè la loro capacità di provvedere in modo più autonomo alla propria sicurezza. Su tutti questi temi, spetterà a me seguire concretamente per l’Unione Europea i prossimi passi della nostra cooperazione. Per dare sicurezza ai nostri cittadini, nel mondo di oggi, le capacità militari sono altrettanto importanti del soft power. La nostra Europa deve rafforzarsi su entrambi i fronti, e la Strategia globale che ho presentato da poco lo spiega chiaramente. In questi due giorni abbiamo ribadito in modo molto netto – insieme ai leader europei, al presidente Obama, al mio amico Jens Stoltenberg e a tutti i partner della Nato – che un’Unione Europea più forte può solo far del bene all’Alleanza atlantica, alla sicurezza dei nostri cittadini e di tutto il...
Al World Economic Forum di Davos: l’Europa necessaria, l’Europa da salvare

Al World Economic Forum di Davos: l’Europa necessaria, l’Europa da salvare

Scrivo da Davos, dove sono per due giorni di World Economic Forum dopo aver passato il resto della settimana a Strasburgo, per la riunione di Commissione e la plenaria del Parlamento Europeo. Lì, in aula, abbiamo avuto risoluzioni e dibattiti sulla Siria, le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, la difesa dei cristiani in Medio Oriente, il processo di pace in Colombia. Qui in Svizzera, due giorni di incontri con leader da tutto il mondo. Ieri ho incontrato ancora una volta il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, per discutere insieme dei rapporti tra UE e Israele ma soprattutto del modo per riavviare il processo di pace tra Israele e Palestina, con il pieno coinvolgimento dei paesi arabi. E poi gli incontri col presidente afghano Ashraf Ghani, col premier libanese Tammam Salam, col presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa Peter Maurer, con la neo-ministra degli esteri argentina Susana Malcorra, un’amica che saprà fare tanto per il suo paese e per l’America Latina. E con il ministro degli esteri dell’Iran Javad Zarif, pochi giorni dopo aver concluso insieme il lavoro sull’implementazione dell’accordo sul nucleare a Vienna. Ma a Davos quest’anno (il primo, per me) il tema cruciale è l’Unione Europea, il suo presente e il futuro che sapremo costruire. Perché garantire un presente e un futuro alla nostra Unione non è solo compito delle istituzioni europee, ma anche di quelle nazionali e di tutti i cittadini d’Europa. Solo attraverso un’Unione forte, e che funziona, possiamo dare soluzione ai tanti e seri problemi del nostro tempo. Ne abbiamo parlato con David Miliband ed Emmanuel Macron in un panel della BBC sulla crisi dei rifugiati,...