Maastricht, i Balcani, l’Africa

Maastricht, i Balcani, l’Africa

Scrivo dopo una settimana trascorsa soprattutto a Bruxelles, al lavoro su Africa, Balcani e sul futuro dell’Unione europea. Giovedì ho ricordato i venticinque anni del Trattato di Maastricht, proprio nella sala dove venne firmato, insieme a studenti universitari di tutta Europa. A Maastricht abbiamo smesso di essere solo una zona di libero scambio e siamo diventati un’Unione. Da semplici consumatori, siamo diventati cittadini – con tanti diritti ma anche con la responsabilità di contribuire sempre a far funzionare la nostra Unione. Qui il video del mio discorso. Il Trattato di Maastricht parlava di “mettere fine alle divisioni del continente europeo”: non solo un sogno, ma un obiettivo concreto. E il nostro continente non sarà davvero unito fino a quando tutti i nostri partner nei Balcani non saranno entrati a far parte dell’Unione europea. Anche questa settimana abbiamo lavorato perché tutti e sei i nostri partner facciano passi avanti irreversibili nel cammino verso lʼUnione. Venerdì ho incontrato il ministro degli Esteri e vicepremier del Kosovo, Behgjet Pacolli: qui il comunicato. In settimana poi due incontri e un risultato importante sullʼAfrica. Mercoledì ho aperto la “settimana dellʼAfrica” organizzata dal gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo. Con un hashtag, #withAfrica, simbolo del passaggio che stiamo finalmente compiendo dalla logica dei soli aiuti allo sviluppo a quella del pieno partenariato. Qui il mio discorso. E con questo spirito, questa settimana è diventato realtà il nuovo Piano europeo di investimenti esterni: un programma per aiutare le imprese europee, comprese quelle piccole e medie, a investire in Africa e nella nostra regione, in particolare nelle zone più fragili. Vogliamo creare sviluppo sostenibile in...
Uniti e determinati

Uniti e determinati

Scrivo di ritorno da Tallinn, dove ho tenuto la riunione dei ministri degli esteri e della difesa dell’Unione Europea, al termine di una settimana difficile sul piano delle tensioni internazionali, dopo l’ultimo test nucleare della Corea del Nord. A queste tensioni abbiamo saputo rispondere con determinazione e unità, con alcune decisioni importanti, che spiego qui. Con i ministri degli esteri in questi giorni abbiamo anche affrontato la crisi in Venezuela, con l’impegno a proseguire i contatti per facilitare una soluzione alla crisi, in particolare coi nostri partner latino-americani; e il conflitto tra Israele e Palestina, con la decisione di avviare una revisione delle modalità del nostro impegno sul terreno, non certo per diminuirlo ma anzi per rafforzarne l’efficacia rispetto alla realizzazione dell’unico obiettivo realistico per una soluzione del conflitto, quello dei due stati. Altro punto importante in agenda, per il quale si sono uniti a noi i ministri dei cinque paesi candidati ad entrare nell’Unione Europea: la prevenzione della radicalizzazione e il contrasto al terrorismo. Qui la conferenza stampa dopo la riunione dei ministri degli Esteri, e qui il mio incontro con i parlamentari delle commissioni esteri e difesa di tutta Europa per discutere le priorità della nostra politica estera e di sicurezza comune. Perché a Tallinn, in questi giorni, abbiamo anche portato avanti il lavoro sulla sicurezza e difesa comune europea. Prima con un’esercitazione sulla cyber-security, insieme anche (per la prima volta) al segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, e poi con decisioni importanti sull’aumento del nostro impegno comune, europeo, in due aree strategiche per noi come il Sahel e il Corno d’Africa. Ma con i ministri della Difesa...