Dal vertice con i Balcani all’Asia centrale, dall’Ucraina al Sahel

Dal vertice con i Balcani all’Asia centrale, dall’Ucraina al Sahel

Scrivo mentre arrivo in Burkina Faso e nel Sahel, dove incontrerò i nostri partner nella regione. Fino a stamattina ero a Kiev, in Ucraina, dove si è svolto il ventunesimo vertice tra Unione europea e Ucraina – il primo dopo l’elezione di Volodymyr Zelensky e il segno di una partnership strettissima e unica. Ci siamo occupati delle riforme che i cittadini ucraini chiedono al loro governo, ma anche della situazione nell’est del paese, in Crimea e nel Mar di Azov, di scambi commerciali e di sicurezza energetica. Qui il comunicato congiunto. Venerdì scorso invece ero a Poznan, in Polonia, per il vertice coi nostri sei partner dei Balcani: l’integrazione di tutta la regione dentro l’Unione europea è prima di tutto un nostro interesse, e la cooperazione tra le sei capitali è fondamentale per accompagnare il loro percorso verso l’Unione europea. Qui la mia intervista con Radio Free Europe, qui il comunicato. Durante il fine settimana sono stata ancora una volta in Asia centrale – una regione con la quale, in questi anni, abbiamo coltivato rapporti sempre più forti. Ad Ashgabat, in Turkmenistan, ho annunciato l’apertura di un’ambasciata dell’Unione europea nel paese – la quinta nei cinque paesi dell’Asia centrale. Qui la conferenza stampa col ministro degli Esteri Rashid Meredov e la mia dichiarazione alla stampa locale. Poi a Bishkek, in Kirghizistan, per la riunione ministeriale tra Unione europea e Asia centrale. I paesi di questa regione vedono nell’Europa un punto di riferimento e ci chiedono un coinvolgimento sempre più costante nelle vicende dell’Asia centrale. Ne ho parlato nella conferenza stampa col ministro degli Esteri kirghiso Chingiz Aidarbekov, qui invece...
Al lavoro su Palestina e Israele, Venezuela, e Balcani

Al lavoro su Palestina e Israele, Venezuela, e Balcani

Scrivo dopo una settimana di lavoro dedicata soprattutto ai Balcani e alla sicurezza della nostra regione, ma anche alla crisi in Venezuela. L’unica via d’uscita dalla crisi è una soluzione pacifica e democratica: lo ho ribadito a nome di tutta l’Unione europea (qui la mia dichiarazione a nome dei Ventotto) e insieme al Gruppo internazionale di contatto che abbiamo creato (qui il comunicato), con il quale ci riuniremo domani in Costa Rica. La settimana era iniziata lunedì a Berlino, per il vertice organizzato da Francia e Germania sul futuro dei Balcani. È stata soprattutto l’occasione per incontrare, insieme e bilateralmente, i leader di tutti e sei i nostri partner: il presidente serbo Aleksandar Vucic e la premier Ana Brnabic, il presidente kosovaro Hashim Thaci e il primo ministro Ramush Haradinaj, il presidente del Montenegro Milo Đukanovic, il premier della Macedonia del Nord Zoran Zaev, il primo ministro albanese Edi Rama e quello bosniaco Denis Zvizdic. Martedì poi, insieme al ministro degli Esteri norvegese Ine Eriksen Soreide, abbiamo riunito a Bruxelles il gruppo dei donatori internazionali per la Palestina. Abbiamo discusso insieme di come superare l’attuale crisi finanziaria dell’Autorità palestinese e preservare la soluzione dei due Stati per garantire pace e sicurezza alla regione. Qui la conferenza stampa, qui il mio comunicato sulla nuova escalation a Gaza. Per noi europei, si tratta anche di una questione di sicurezza della nostra regione. Lo stesso vale per l’accordo sul nucleare iraniano: da tre anni contribuisce a evitare una corsa alle armi nucleari in Medio Oriente, e anche per questo va salvato. Qui il mio comunicato con Francia, Germania e Gran Bretagna sulle...
Di ritorno dal G7 in Francia

Di ritorno dal G7 in Francia

Scrivo di ritorno da Dinard, in Francia, dove si è tenuta la riunione annuale dei ministri degli Esteri del G7. Ci siamo occupati delle grandi crisi internazionali. Della Libia innanzitutto, con un richiamo a fermare gli scontri e mettere in atto il piano di azione proposto dalle Nazioni Unite. E poi di Siria, Yemen, Ucraina e Venezuela. Del conflitto israelo-palestinese. Dei rapporti con l’Iran. E ancora di lotta alle diseguaglianze – comprese quelle tra uomini e donne, – di sostegno alle operazioni di pace in Africa e del ruolo delle donne nei processi di pace, di come regolare il comportamento degli Stati nel cyber-spazio e di contrasto alla disinformazione. E di come affrontare insieme il tema dei combattenti stranieri che rientrano nei loro paesi. Qui i comunicati. La riunione è stata anche l’occasione per incontrare faccia a faccia i ministri degli Esteri del Canada, Chrystia Freeland, e del Giappone, Taro Kono, due paesi che condividono profondamente con l’Unione europea il sostegno al multilateralismo. La settimana era iniziata a Bruxelles con un incontro con un gruppo di donne mediatrici, impegnate nella soluzione di conflitti in tutti i continenti. Poi alla sede del Servizio di Azione Esterna, per inaugurare la mostra sul lavoro del nostro Centro europeo per i satelliti: insieme, noi europei abbiamo i sistemi di satelliti più avanzati al mondo, che nessuno Stato membro potrebbe permettersi da solo. Sono tecnologie fondamentali per la nostra sicurezza, per reagire alle catastrofi naturali, per aiutare i nostri partner nel mondo. Mercoledì ho partecipato alla conferenza di Bruxelles sulla sicurezza alimentare – perché la scarsità di cibo e la desertificazione stanno già causando...
Dodici cose da portare nel 2019

Dodici cose da portare nel 2019

Primo giorno dell’anno, e come al solito ho voluto guardare ai momenti più belli e importanti dei dodici mesi passati. Il 2018 si è concluso con una nota triste: pochi giorni fa ci ha lasciato Amos Oz, lo scrittore israeliano che non ha mai smesso di credere nella possibilità della pace e di realizzare la soluzione dei due stati. Oz diceva: «Non è importante stabilire di chi è la colpa e chi, con la propria cecità, ha provocato la tragedia. Quello di cui c’è bisogno è trovare una strada che ci porti fuori dal pantano». Vorrei iniziare l’anno con questo insegnamento in mente. Di fronte alle mille difficoltà del nostro mondo, del nostro tempo, cercare di costruire piccole grandi soluzioni, insieme a chi può e vuole farlo, sapendo che dai piccoli passi avanti possono venire cambiamenti immensi. È anche il filo conduttore di questi dodici momenti che porto con me nel 2019, che tracciano l’immagine di un’Unione europea che è diventata punto di riferimento globale indispensabile. Dodici momenti che ci permettono di guardare avanti, anche tra mille difficoltà, con fiducia.  Ed è proprio l’invito a non perdere la fiducia il messaggio più bello che ha dato ieri sera il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella: «Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti. In altre parole non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società».   L’accordo del lago di Prespa A giugno ero al confine tra la Grecia e quella che si chiamerà Macedonia del Nord, per...
Al lavoro su Balcani, Ucraina e Medio Oriente

Al lavoro su Balcani, Ucraina e Medio Oriente

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa a Bruxelles – al lavoro soprattutto su Balcani, Ucraina e Medio Oriente. La settimana è iniziata col Consiglio di associazione con l’Ucraina: insieme al premier Volodymyr Groysman abbiamo parlato della situazione in Crimea e nel Mar d’Azov, ma anche delle riforme economiche e anti corruzione che il governo sta portando avanti con il sostegno dell’Unione europea. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro, qui il comunicato. Poi una serie di incontri coi nostri partner nei Balcani. Mercoledì ho ospitato un pranzo informale con i sei leader della regione: abbiamo parlato del lavoro da fare per consolidare il loro cammino verso l’Unione europea. Tutti hanno confermato il sostegno all’accordo dell’estate scorsa tra Grecia e la futura Macedonia del Nord, e ai negoziati tra Belgrado e Pristina. Ho anche incontrato separatamente il premier macedone Zoran Zaev, il presidente del Montenegro Milo Dukanovic, il premier kosovaro Ramush Haradinaj per il Consiglio di associazione col Kosovo (qui il comunicato, e qui il commento alla decisione del governo di Pristina di modificare il mandato delle Forze di sicurezza del Kosovo), e la premier serba Ana Brnabic per il Consiglio di associazione con la Serbia (qui la conferenza stampa). Giovedì invece ho presieduto il Consiglio di associazione con l’Egitto – questa la conferenza stampa col ministro degli Esteri Sameh Shoukri: abbiamo parlato della cooperazione tra i nostri paesi, ma anche e soprattutto della situazione nella regione, in particolare delle tensioni in Israele e Palestina. È un momento delicato per il Medio Oriente: da un lato i tentativi di mettere fine alla guerra in Yemen (qui il comunicato sull’accordo raggiunto...