Dodici cose da portare nel 2017

Dodici cose da portare nel 2017

Primo giorno dell’anno, tempo di bilanci e propositi per i mesi che verranno. Il 2016 è stato un anno molto difficile, e il 2017 si apre con un terribile attacco a Istanbul che ci ricorda in modo drammatico che il lavoro da fare – per sconfiggere il terrorismo, così come per mettere fine ai troppi conflitti della regione – è un lavoro da fare insieme. Insieme, cercando e costruendo ogni giorno l’unità delle nostre comunità; e insieme ai nostri partner, iniziando dai nostri vicini. L’anno che inizia non sarà facile, ma ci sono alcune cose che siamo riusciti a costruire nel 2016 e che possiamo portare con noi per aiutarci lungo la strada. Questi sono i dodici momenti che porto con me, per guidare il lavoro di questo 2017.   Una Strategia Globale per la nostra politica estera È stata il frutto del lavoro di mesi, che si è concluso in un momento molto particolare.  I cittadini della Gran Bretagna avevano appena votato per lasciare l’Unione Europea. Alcuni pensavano fosse meglio aspettare tempi migliori, ma per me era ancora più importante, proprio in quelle ore, delineare una Strategia condivisa, di tutta l’Unione, per la nostra politica estera e di sicurezza comune. Così, dopo mesi di un grande lavoro collettivo, ho presentato la Strategia Globale al Consiglio Europeo del 28 giugno: un’idea chiara e condivisa sul percorso da seguire, sui bisogni dei nostri cittadini, su ciò che dobbiamo cambiare e – anche e soprattutto – sulla nostra forza, che dobbiamo usare in modo più orgoglioso e consapevole, insieme, da europei. Da giugno a oggi la Strategia Globale ha già iniziato a...
Alla Convention democratica di Filadelfia

Alla Convention democratica di Filadelfia

Scrivo di ritorno dalla convention democratica di Filadelfia, dove ho partecipato all’International Leaders Forum organizzato dal National Democratic Institute di Madeleine Albright. Tanti incontri utili, da quello con la Albright stessa, come sempre fonte inesauribile di idee e di ispirazione, a Wendy Sherman e il team di politica estera della Clinton. È stata anche un’occasione per cogliere la temperatura di una campagna elettorale che sarà importante anche per il ruolo che l’America avrà nel mondo sotto la nuova amministrazione. In questi otto anni Obama ha saputo costruire alleanze forti e amicizie profonde, soprattutto con l’Europa. Tante sono state le cose che abbiamo fatto insieme, e che sono state ricordate anche in questi giorni di Convention – a partire dall’accordo sul nucleare iraniano, o sul cambiamento climatico. In un momento difficile come questo per il mondo, con un moltiplicarsi di crisi e conflitti, abbiamo bisogno più che mai di lavorare insieme, costruire partnership solide e vere, basate sull’ascolto, il rispetto, il lavoro di squadra. Questo serve tra le due sponde dell’Atlantico, così come all’interno delle nostre società. Non l’illusione della solitudine onnipotente di “uomini forti”, che si è sempre rivelata impotente quando non dannosa, ma piuttosto la forza di una democrazia che condivide la responsabilità di costruire risposte collettive. “We will fix it together”: è un messaggio che vale per Hillary e per l’America, per la loro politica interna e internazionale, ma vale anche per il mondo e per tutti noi. Qui la mia intervista da Filadelfia a...
Europa e Nato, una cooperazione sempre più stretta

Europa e Nato, una cooperazione sempre più stretta

Scrivo di ritorno dal vertice della Nato di Varsavia, un’occasione per discutere della nostra sicurezza comune insieme ai nostri partner – in particolare insieme a Barack Obama e al presidente afghano Ashraf Ghani, in vista dell’incontro dell’autunno prossimo a Bruxelles sul futuro dell’Afghanistan. Ma soprattutto il vertice di Varsavia ha segnato un momento importante dei rapporti tra Alleanza Atlantica e Unione Europea. Per la prima volta abbiamo firmato una dichiarazione comune che segna le prossime tappe del cammino verso una cooperazione sempre più stretta. Ci concentreremo in particolare su tre aree di collaborazione: le minacce ibride, quelle che hanno una dimensione non solo strettamente militare; la sicurezza marittima nel Mediterraneo – non solo l’Egeo, dove già lavoriamo insieme contro i trafficanti di uomini, ma che anche il Mediterraneo centrale dove è attiva l’Operazione Sophia; e il capacity building dei nostri vicini, a est e a sud, cioè la loro capacità di provvedere in modo più autonomo alla propria sicurezza. Su tutti questi temi, spetterà a me seguire concretamente per l’Unione Europea i prossimi passi della nostra cooperazione. Per dare sicurezza ai nostri cittadini, nel mondo di oggi, le capacità militari sono altrettanto importanti del soft power. La nostra Europa deve rafforzarsi su entrambi i fronti, e la Strategia globale che ho presentato da poco lo spiega chiaramente. In questi due giorni abbiamo ribadito in modo molto netto – insieme ai leader europei, al presidente Obama, al mio amico Jens Stoltenberg e a tutti i partner della Nato – che un’Unione Europea più forte può solo far del bene all’Alleanza atlantica, alla sicurezza dei nostri cittadini e di tutto il...
Da Washington al Kosovo al Vaticano

Da Washington al Kosovo al Vaticano

Scrivo in viaggio da Pristina a Roma, dove in Vaticano parteciperò alla cerimonia di consegna del premio Charlemagne a Papa Francesco, per il suo messaggio sull’Europa. In Kosovo oggi ho incontrato il presidente Hashim Thaçi, il primo ministro Isa Mustafa, il presidente del Parlamento Kadri Veseli, esponenti dell’opposizione e della società civile, ma soprattutto ho avuto l’opportunità di parlare alla plenaria del Parlamento il giorno dopo la proposta della Commissione di abrogare l’obbligo di visto per i cittadini kossovari per soggiorni di breve periodo nell’area Schengen. Un risultato importante, soprattutto per quel 70 per cento di under30 che si sente pienamente europeo. Un risultato frutto del lavoro di squadra fatto in questi mesi a Bruxelles e a Pristina. E per la prima volta da mesi, oggi anche l’opposizione ha partecipato alla seduta parlamentare. Qui il discorso che ho fatto al Parlamento, qui la conferenza stampa. Di Kosovo e Balcani ho parlato anche nei miei incontri a Washington, mercoledì, con John Kerry e Susan Rice. Così come si è discusso di Libia, Siria e Ucraina, migrazione e Africa, Medio Oriente: tutte questioni su cui Stati Uniti ed Europa hanno lavorato e continuano a lavorare insieme (qui la conferenza stampa con Kerry). La nostra cooperazione non è forte solo in ambito multilaterale, ma anche bilaterale. Proprio a Washington ho co-presieduto con Kerry il consiglio energia UE/Usa, insieme ai miei colleghi Maros Sefcovic e Miguel Arias Cañete, e al segretario americano all’energia  Ernest Moniz, con cui tanto abbiamo lavorato per l’accordo con l’Iran. Il rapporto tra Europa e Stati Uniti non solo è più solido che mai, ma che è anche più che mai...