Tra Vienna e Oslo, un’Europa per la pace

Tra Vienna e Oslo, un’Europa per la pace

Due giorni tra Vienna e Oslo, e ora di ritorno a Bruxelles. Ieri mattina ero in Austria per i vent’anni dal Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari: non una cerimonia commemorativa, ma un incontro di lavoro per ricordare a tutti noi che – dopo due decenni – il Trattato non è ancora entrato in vigore. Mancano ancora la firma e la ratifica di alcuni paesi fondamentali: ieri l’Unione Europea si è impegnata a facilitare l’entrata in vigore del Trattato, dialogando coi governi interessati ma anche coi loro cittadini. In tempi di nuove minacce alla sicurezza globale, il disarmo e la non proliferazione diventano ancora più fondamentali – e non possiamo smettere di ricordarlo alle nostre opinioni pubbliche. Qui il video del mio intervento a Vienna. E di sfide alla pace e alla nostra sicurezza ho parlato anche ieri sera a Oslo, al Centro dedicato ai premi Nobel per la pace. È stata anche un’occasione per ringraziare il Comitato del Nobel per il premio assegnato alla nostra Unione nel 2012: troppo spesso ci dimentichiamo che senza integrazione europea non avremmo vissuto questi settant’anni di pace nei nostri paesi. Fa bene ripeterlo, oggi che per la prima la nostra Unione viene messa in discussione. Qui il mio discorso al Centro Nobel per la pace. Per i nostri partner globali è evidente il contributo dell’Europa alla pace e alla sicurezza del mondo. Ne ho avuta l’ennesima conferma stamattina, ancora ad Oslo, durante un dialogo col ministro degli esteri iraniano Javad Zarif e con quello norvegese Borge Brende, per aprire l’Oslo Forum (qui il video). Ora di ritorno Bruxelles, alla cena...
Libia, Afghanistan, migrazioni: al lavoro coi ministri degli esteri e della difesa

Libia, Afghanistan, migrazioni: al lavoro coi ministri degli esteri e della difesa

Di ritorno da due giornate intense di lavori con i ministri degli esteri e della difesa dei 28 paesi dell’Unione Europea in Lussemburgo. Ieri, a un anno esatto dalla tragedia nel Canale di Sicilia in cui persero la vita più di 800 persone, abbiamo fatto un bilancio tutte le azioni avviate in questi dodici mesi sul versante delle politiche esterne dell’Unione Europea, per programmare il lavoro che ancora ci aspetta. In un anno è partita la missione Sofia, che ha arrestato decine di trafficanti e salvato 13.000 vite umane. In un anno abbiamo lanciato il Fondo fiduciario per l’Africa, che ha già finanziato progetti per 700 milioni di euro. In un anno abbiamo avviato un dialogo senza precedenti con i nostri partner africani, non sono sul rientro in patria dei migranti irregolari ma soprattutto sulle prospettive di sviluppo del loro continente. Un anno fa mi era stato dato il compito di far partire dei dialoghi di alto livello con una serie di paesi strategici – dalla Nigeria all’Etiopia – e questi dialoghi sono ormai tutti ben avviati, e ci consentono di lavorare insieme alla gestione dei flussi (qui il video della conferenza stampa sulla prima parte del Consiglio affari esteri). Con Filippo Grandi, l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, ieri abbiamo anche discusso del lavoro che facciamo insieme su più fronti: dall’applicazione dell’accordo con la Turchia al nostro impegno per portare aiuti umanitari in Siria, dal lavoro sulla rotta balcanica all’aiuto ai siriani in Giordania e Libano, dal sostegno ai rifugiati in alcuni paesi africani a quello per gli afghani, dentro e fuori dal loro paese. Per salvare e proteggere la vita...