Di ritorno dalla Libia. Una settimana intensa per la Nato e i Balcani

Di ritorno dalla Libia. Una settimana intensa per la Nato e i Balcani

Scrivo di ritorno dalla Libia, dove abbiamo appena ristabilito una presenza diretta dell’Unione europea – riaprendo la nostra ambasciata e la missione che aiuta i libici a gestire i propri confini. È il risultato di anni di lavoro insieme ai libici e alle Nazioni Unite: anni in cui abbiamo accompagnato i negoziati per mettere fine alla crisi nel paese, abbiamo addestrato la guardia costiera libica grazie a Operazione Sophia, abbiamo sostenuto il popolo libico creando posti di lavoro e investendo in educazione e salute, abbiamo liberato trentamila migranti dai campi di detenzione nel paese. Ieri a Tripoli ho incontrato il premier Fayez al Sarraj e il ministro degli Esteri Mohamed Taha Siala, con i quali ho parlato delle prossime elezioni in Libia e di nuovi progetti europei nel paese. Ho incontrato il rappresentante speciale dell’Onu Ghassan Salamé e i rappresentanti di tutte le agenzie dell’Onu presenti nella capitale, oltre allo staff della nostra ambasciata, della missione Eubam, e ad alcuni libici che gestiscono progetti con il sostegno diretto dell’Unione europea. Qui il comunicato, qui quello che ho detto alle telecamere a Tripoli. In settimana ho incontrato anche il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukri, il nuovo segretario generale dell’Unione per il Mediterraneo Nasser Kamel, e il ministro degli Esteri e vicepremier del Kuwait Sabah Khalid Al Hamad Al Sabah. Ma è stata anche la settimana del vertice della Nato a Bruxelles, dove abbiamo concordato i prossimi passi del lavoro comune che stiamo facendo per la sicurezza dell’Europa (qui la nuova dichiarazione congiunta tra Unione europea e Nato). Al vertice ci siamo occupati anche di Afghanistan – e ho incontrato...
Il cammino dei Balcani verso l’Unione europea

Il cammino dei Balcani verso l’Unione europea

Scrivo alla fine di una settimana dedicata soprattutto ai Balcani, al conflitto tra Israele e Palestina, e all’America Latina. Martedì a Strasburgo abbiamo presentato, come Commissione europea, la nostra Strategia per sostenere il cammino verso l’Unione europea dei nostri sei partner nei Balcani. Perché i Balcani sono parte del nostro continente, della nostra storia, e avranno un posto nel futuro dell’Unione. Qui il testo della Strategia, qui la conferenza stampa (anche in italiano), qui il mio intervento alla plenaria del Parlamento europeo. La scorsa settimana, a Bruxelles, avevo incontrato i tre membri della presidenza della Bosnia Erzegovina: Dragan Čović, Mladen Ivanić e Bakir Izetbegović. Qui il comunicato. In plenaria a Strasburgo abbiamo discusso anche del nostro sostegno all’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (l’Unrwa, qui il mio intervento), dopo che la scorsa settimana ho riunito a Bruxelles il gruppo dei donatori internazionali per la Palestina. per la prima volta dopo le tensioni delle ultime settimane, abbiamo riunito intorno a uno stesso tavolo israeliani e palestinesi, ma anche americani e i partner arabi. Qui la conferenza stampa. A margine della riunione ho incontrato il premier palestinese Rami Hamdallah e il ministro degli Esteri Riyad al Maliki, il ministro israeliano per la cooperazione regionale Tzachi Hanegbi, l’inviato speciale degli Stati Uniti Jason Greenblatt, i ministri degli Esteri della Giordania, Ayman al Safadi, dell’Egitto, Sameh Shoukri, degli Emirati Arabi, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, e della Norvegia, Ine Eriksen Søreide, e il commissario generale dell’Unrwa Pierre Krähenbühl. La scorsa settimana era iniziata con un incontro coi ministri del Mercosur, per portare avanti il negoziato in vista di un accordo tra Unione Europea e Argentina,...
Cinque questioni importanti, e un ricordo

Cinque questioni importanti, e un ricordo

Scrivo dopo una settimana passata tra Bruxelles, Trieste e Parigi, al lavoro su cinque temi fondamentali per sicurezza e crescita nel nostro continente: Balcani, Sahel, la nostra difesa comune, i rapporti con la Russia e il Mediterraneo. Primo, il rapporto coi Balcani. A Trieste abbiamo incontrato i leader dei nostri sei partner balcanici che ancora non fanno parte dell’Unione Europea. Insieme abbiamo lanciato un messaggio chiaro: che la porta dell’Unione Europea è aperta per i Balcani, e che il cammino verso l’unità del nostro continente continua. Ma abbiamo anche lavorato ad alcuni progetti concreti di integrazione regionale, per migliorare i trasporti e aumentare gli scambi commerciali nei Balcani. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti dopo il vertice. E qui la conferenza stampa di lunedì scorso, dopo il Consiglio di associazione e stabilizzazione con la Bosnia Erzegovina. Il vertice di Trieste è stato anche l’occasione per una lunga conversazione con Emmanuel Macron, sui Balcani e sull’Africa, sulla situazione nel Golfo e sulla difesa comune europea (qui il comunicato). Il lavoro con lui è proseguito giovedì a Parigi, insieme anche ad Angela Merkel. Il Presidente e la Cancelliera si incontravano per il Consiglio dei ministri franco-tedesco, e insieme abbiamo lanciato una nuova Alleanza per la crescita e la sicurezza del Sahel. Qui il testo. A Parigi ho incontrato anche il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, e le ministre della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna – Florence Parly, Ursula Von Der Leyen, Roberta Pinotti e Dolores Cospedal. Qui il comunicato sui miei incontri a Parigi. Mercoledì invece ho ricevuto a Bruxelles il ministro degli Esteri russo Sergei...
Un anno dopo il referendum britannico, una Unione più forte

Un anno dopo il referendum britannico, una Unione più forte

Scrivo dopo una settimana tra Bruxelles e Lussemburgo. È passato un anno esatto dal referendum sulla Brexit, che per molti doveva segnare l’inizio della fine dell’Unione Europea. Non solo non è stato così, ma l’Unione Europea oggi è più forte. Abbiamo capito ciò che rischiavamo di perdere – sessanta anni di pace e diritti – ma soprattutto abbiamo capito che nel mondo globalizzato non è l’illusione del “sovranismo” a proteggerci: solo insieme, come europei, possiamo riconquistare vera sovranità, proteggere e promuovere i nostri interessi e valori. E abbiamo trovato, insieme, il modo di rilanciare la nostra Unione. Sulla difesa europea, ad esempio, abbiamo costruito di più in quest’anno che nel decennio precedente: all’ultimo Consiglio europeo i 28 paesi dell’Unione Europea hanno preso decisioni storiche. Ne ho parlato oggi in una lettera al direttore di Repubblica (qui) e giovedì prima dell’inizio del Consiglio (qui le parole che ho scambiato coi giornalisti). I passi avanti di quest’anno sulla difesa rientrano nella Strategia globale per la politica estera e di sicurezza UE che ho presentato un anno fa. Lunedì ho illustrato il primo rapporto sull’attuazione della Strategia (qui il video in cui spiego i punti principali, qui la mia prefazione al rapporto, qui il mio intervento alla conferenza dell’Istituto di studi sulla sicurezza dell’Unione Europea). E sempre in tema di sicurezza, lunedì scorso – al Consiglio dei ministri degli Esteri a Lussemburgo – abbiamo adottato alcune misure contro il terrorismo. Tra le altre cose, abbiamo deciso di ampliare la rete di esperti di anti-terrorismo che lavorano nelle delegazioni europee. Ne parlo in questo articolo scritto insieme a Julian King, il Commissario per l’Unione della...
Il ponte di Mitrovica e il futuro dei Balcani nell’Unione Europea

Il ponte di Mitrovica e il futuro dei Balcani nell’Unione Europea

Il ponte di Mitrovica è uno dei simboli delle lacerazioni, delle guerre e del dolore che hanno accompagnato la storia dei Balcani negli ultimi 25 anni. Ma può diventare ora simbolo di dialogo, di riconciliazione, di speranza. Voglio riprendere da qui il racconto dei miei giorni nei Balcani, dalla visita a Mitrovica, da quel ponte che ho percorso insieme ai giovani, agli amministratori, alle forze di polizia delle comunità serba e kosovara: pochi metri che separano profondamente due comunità, e che oggi grazie all’Unione Europea iniziano invece ad unirle. Qui il mio intervento di ieri sul ponte. In ognuna delle tappe di questa visita – importante, bella e a tratti difficile – ho incontrato l’energia e la speranza di ragazze e ragazzi che sono e si sentono pienamente europei, che vogliono per i loro paesi un futuro nell’Unione Europea, e chiedono a chi ha responsabilità istituzionali e politiche di percorrere con coerenza e determinazione quel percorso. È quello che chiedono ai loro governi, ai loro parlamenti, e anche a noi. Per questo il messaggio che ho portato, da Belgrado a Tirana, da Skopje a Sarajevo, da Pristina a Podgorica, è stato questo: le porte della nostra Unione sono aperte, e vogliamo un futuro che veda anche quella parte di Europa entrare nell’Unione Europea. Non è un sogno distante, ma un progetto realizzabile da questa generazione, nell’interesse della pace e della riconciliazione nella regione, della nostra sicurezza comune, della crescita economica di tutta l’Europa. E nel momento in cui iniziamo a riflettere sul futuro dell’Unione, dobbiamo farlo sapendo che per uno Stato Membro che lascerà l’UE ce ne saranno altri che entreranno...