Vent’anni dopo, la Bosnia Erzegovina guarda al futuro. In Europa

Vent’anni dopo, la Bosnia Erzegovina guarda al futuro. In Europa

Sono passati venti anni da Dayton, e oggi la Bosnia guarda al suo futuro e al cammino di integrazione europea che abbiamo finalmente riavviato. Esattamente un anno fa abbiamo deciso di chiedere a tutto il paese e alle sue istituzioni di concentrarsi non sulle divisioni che hanno lacerato il paese, ma sulla voglia di futuro dei suoi giovani, a partire dalla necessità di riforme economiche e sociali. Un percorso che in un anno ha portato dei primi importanti risultati. Oggi al Parlamento Europeo, insieme alla Presidenza della Bosnia, abbiamo continuato questo lavoro comune. Un lavoro importante per la Bosnia, ma anche per l’Unione, perché è nel nostro interesse di europei vedere sempre più integrazione, stabilità, lavoro e sicurezza in una parte fondamentale del nostro continente. A volte, ci sono anche delle buone notizie. Ora, dopo aver partecipato alla riunione di Commissione e aver riunito come ogni mese il Gruppo di Commissari che coordino sull’azione esterna (oggi principalmente sulla Turchia), in Lussemburgo per il Consiglio Sviluppo: in agenda la Cop21 di Parigi, l’Agenda 2030, e le connessioni tra le nostre politiche migratorie e le politiche di...
Srebrenica, mai più

Srebrenica, mai più

È col cuore pesante che ho dovuto disdire la mia presenza alla commemorazione per i venti anni dal genocidio di Srebrenica, per via dei negoziati di Vienna sul nucleare iraniano. La mia generazione sognava che la fine della Guerra fredda preannunciasse un’epoca di pace in un continente unificato. Il genocidio di Srebrenica fu un brusco risveglio: ci trovammo immersi nella più cupa delle realtà. Srebrenica è per l’Europa una pietra d’inciampo, è il luogo dove siamo costretti a fare i conti con la più tragica delle sconfitte. L’Europa fu incapace di mantenere la promessa dei suoi padri fondatori e di rispettare i sogni dei loro nipoti: mai più guerra in Europa, mai più morte nel nome della razza o della nazione. Mai più genocidi. Ma Srebrenica ci dice anche che l’intuizione originaria dell’Unione europea ha ancora senso. Che è l’unica strada verso la pace nel nostro continente. Una mentalità del “noi” e “loro” non può che produrre nuovi conflitti. Cristiani e musulmani; serbi, croati e bosniacchi. Ma anche immigrati e locali. Dobbiamo lavorare per unire le comunità, non per dividerle. La nostra Unione è questo, è un progetto di vita comune. Per questi motivi, stiamo lavorando con tutti i Balcani occidentali per proseguire insieme sulla strada dell’integrazione europea. Tutti e 28 gli Stati membri, tutte le istituzioni europee sostengono una prospettiva europea per la Bosnia ed Erzegovina. Speriamo – e lavoriamo – per un futuro di partnership, di giustizia, di riconciliazione. Per tutti i cittadini di quel paese e di quella parte d’Europa. A Srebrenica noi europei siamo caduti. La sola cosa da fare, il solo modo di rispettare queste vittime, è rialzarsi e proseguire il cammino. Non...