Difesa e sviluppo: scelte concrete per un’Europa più forte

Difesa e sviluppo: scelte concrete per un’Europa più forte

Ci sono tante cose da raccontare sugli ultimi tre giorni. Comincio con due temi in apparenza distanti, ma complementari e che procedono in parallelo: la difesa europea e la cooperazione allo sviluppo. Oggi ho presentato il Piano d’azione europeo per la difesa, che per la parte industriale e della ricerca ho preparato insieme a Jyrki Katainen e Elzbieta Bienkowska. Si tratta del secondo “pilastro” di un unico pacchetto sulla difesa europea: vogliamo rendere l’Europa più sicura con una politica di difesa davvero comune, con un’industria della difesa più forte, e con una cooperazione più stretta con la Nato. Qui la conferenza stampa di oggi.​ Per lo stesso motivo, oggi pomeriggio ho partecipato (prima volta per un Alto Rappresentante) a un’esercitazione congiunta organizzata dalla nostra Agenzia europea di difesa: perché c’è molto da fare per la difesa europea, ma alcune cose concrete, buone e importanti, le facciamo già. Il lavoro che stiamo facendo sulla difesa deriva dalla Strategia Globale che ho presentato l’estate scorsa: lavoriamo tutti insieme, Unione e Stati membri, perché insieme possiamo fare di più e fare meglio. Lo stesso vale nel campo dello sviluppo. Lunedì ho presieduto il Consiglio Affari Esteri nel formato sviluppo. Abbiamo parlato del lavoro in corso con i nostri amici africani, sui migration compact, ma anche del pacchetto di misure che ho presentato per realizzare concretamente gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti dopo il Consiglio. Chiudo con tre incontri importanti. Lunedì ho accolto a Bruxelles il ministro degli Esteri indonesiano, Retno Marsudi, per la prima riunione del “Comitato congiunto” Unione Europea-Indonesia: è il segno di relazioni...
Al Consiglio affari esteri, per salvare Aleppo e per il futuro della Siria

Al Consiglio affari esteri, per salvare Aleppo e per il futuro della Siria

Scrivo dopo una lunga giornata di riunione del Consiglio affari esteri a Lussemburgo, dedicata in gran parte a quella che sta diventando la più drammatica catastrofe umanitaria dal dopoguerra a oggi, alle porte dell’Europa: il conflitto in Siria. La priorità ora è salvare Aleppo. Il regime siriano e la Russia devono fermare i bombardamenti aerei e consentire l’arrivo di aiuti umanitari, e questa è la linea che abbiamo espresso insieme con tutti i ministri degli Esteri dell’Unione Europea. Abbiamo preparato già da qualche settimana un piano europeo per fare arrivare aiuti nella parte orientale della città sotto assedio e per trasferire i malati più gravi. Siamo pronti a iniziare, non appena ci sarà una tregua di qualche ora che lo consentirà. Ne abbiamo parlato con l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, dopo gli incontri di Losanna e Londra. Come Unione Europea abbiamo sempre preso parte e sostenuto gli sforzi diplomatici dell’Onu e di tutte le parti coinvolte. Oggi abbiamo deciso di fare ancora di più iniziando in raccordo con l’Onu un percorso di dialogo sul futuro della Siria con le potenze regionali, a partire da Iran, Arabia Saudita e Turchia. E intensificando il lavoro che da mesi stiamo portando avanti con la società civile siriana per coinvolgere le opposizioni, ma anche le Chiese, le organizzazioni non-governative, le organizzazioni di donne: quando un giorno questo conflitto finirà, saranno loro a dover ricostruire il paese e riconciliarlo. E saremo noi a poterli accompagnare, con un lavoro che può cominciare già oggi. La nostra Unione è nata dalle rovine di un conflitto mondiale: conosciamo bene quel dramma e siamo pronti...
Un Consiglio Affari Esteri importante, poi a Londra per la Siria

Un Consiglio Affari Esteri importante, poi a Londra per la Siria

Scrivo da Londra, dove sono per l’incontro sulla Siria con i ministri degli esteri del “Quint” (Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania) e con l’inviato per la Siria delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura. Ma domattina ancora a Bruxelles, per la riunione settimanale della Commissione e per incontrare il primo ministro dell’Ucraina. E a Bruxelles ero anche ieri, per riunire il Consiglio affari esteri, e per la prima volta si è unito a noi anche John Kerry (qui la conferenza stampa con lui). Con Kerry, e poi tra i 28 Stati Membri, abbiamo discusso a lungo di Turchia. La notte del tentato colpo di Stato le istituzioni europee sono state le prime ad intervenire per condannarlo e chiedere il ritorno al rispetto delle istituzioni democraticamente elette. Siamo stati, e continuiamo ad essere, altrettanto chiari nel chiedere pieno rispetto dello stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali (ne ho parlato qui insieme a Kerry, qui invece le conclusioni del Consiglio di ieri). La riunione plenaria coi 28 ministri europei si è aperta con un minuto di silenzio per le vittime di Nizza, e con la conferma da parte di tutti gli stati membri della disponibilità a sostenere in piena solidarietà la Francia sul contrasto al terrorismo. Abbiamo discusso anche della Strategia globale per la politica estera dell’Unione Europea che ho presentato il mese scorso, per tradurla in azioni concrete comuni. E poi Venezuela (qui le conclusioni del Consiglio), Afghanistan e l’adozione della nostra nuova Strategia sui rapporti con la Cina, la prima in dieci anni. È stato anche il primo Consiglio del nuovo ministro degli esteri britannico...
Libia, Afghanistan, migrazioni: al lavoro coi ministri degli esteri e della difesa

Libia, Afghanistan, migrazioni: al lavoro coi ministri degli esteri e della difesa

Di ritorno da due giornate intense di lavori con i ministri degli esteri e della difesa dei 28 paesi dell’Unione Europea in Lussemburgo. Ieri, a un anno esatto dalla tragedia nel Canale di Sicilia in cui persero la vita più di 800 persone, abbiamo fatto un bilancio tutte le azioni avviate in questi dodici mesi sul versante delle politiche esterne dell’Unione Europea, per programmare il lavoro che ancora ci aspetta. In un anno è partita la missione Sofia, che ha arrestato decine di trafficanti e salvato 13.000 vite umane. In un anno abbiamo lanciato il Fondo fiduciario per l’Africa, che ha già finanziato progetti per 700 milioni di euro. In un anno abbiamo avviato un dialogo senza precedenti con i nostri partner africani, non sono sul rientro in patria dei migranti irregolari ma soprattutto sulle prospettive di sviluppo del loro continente. Un anno fa mi era stato dato il compito di far partire dei dialoghi di alto livello con una serie di paesi strategici – dalla Nigeria all’Etiopia – e questi dialoghi sono ormai tutti ben avviati, e ci consentono di lavorare insieme alla gestione dei flussi (qui il video della conferenza stampa sulla prima parte del Consiglio affari esteri). Con Filippo Grandi, l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, ieri abbiamo anche discusso del lavoro che facciamo insieme su più fronti: dall’applicazione dell’accordo con la Turchia al nostro impegno per portare aiuti umanitari in Siria, dal lavoro sulla rotta balcanica all’aiuto ai siriani in Giordania e Libano, dal sostegno ai rifugiati in alcuni paesi africani a quello per gli afghani, dentro e fuori dal loro paese. Per salvare e proteggere la vita...