Una finestra di opportunità per i Balcani

Una finestra di opportunità per i Balcani

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa tra Bruxelles, per lavorare sulle crisi aperte in Medio Oriente, e in particolare alla Siria, e i Balcani occidentali, una regione che è geograficamente parte dell’Europa e che vogliamo diventi tutta insieme parte della nostra Unione. Questo è il messaggio che mercoledì abbiamo portato a Pristina, in Kosovo, insieme al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e al commissario Johannes Hahn. È tempo di chiudere le ferite del passato, compiere quei passi che garantiscano stabilita alla regione e all’Europa intera. Ne abbiamo parlato con il presidente Hashim Thaçi, il premier Ramush Haradinaj, e il presidente del Parlamento Kadri Veseli. E con un gruppo di ragazzi e di rappresentanti della società civile, in una discussione aperta e sincera – qui il video. E ancora il giorno dopo a Sofia, in Bulgaria, con tutti e sei i nostri partner del Balcani. Hanno, abbiamo, in questi mesi una finestra di opportunità unica per mettere fine alle divisioni e riunire l’Europa. La settimana è cominciata invece a Bruxelles con l’incontro mensile dei ministri degli Esteri dell’Unione europea. Ci siamo occupati ancora una volta Medio Oriente. Dopo il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahmoud Abbas, abbiamo discusso con i ministri degli Esteri di Giordania, Arabia Saudita, Marocco, Emirati Arabi, Egitto e Palestina, insieme al segretario della Lega Araba Ahmed Aboul Gheit, della situazione in Israele e Palestina e di come rilanciare insieme il processo di pace. Qui la conferenza stampa col ministro giordano Ayman al Safadi. E poi il dramma della Siria, e di Ghouta innanzitutto: dopo l’incontro con i ministri degli Esteri, ho...
Gerusalemme, una capitale per due Stati

Gerusalemme, una capitale per due Stati

Scrivo dopo una settimana dedicata soprattutto alla situazione in Israele e Palestina, dopo l’annuncio del presidente Trump su Gerusalemme. Noi europei crediamo che Gerusalemme debba essere la capitale di due Stati, lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina. E crediamo che l’unica strada per raggiungere questo obiettivo sia un negoziato diretto tra israeliani e palestinesi (qui la mia conferenza stampa di venerdì, qui l’intervista a Christiane Amanpour). L’ho detto al presidente palestinese Mahmoud Abbas nella nostra telefonata di mercoledì, nella quale l’ho anche invitato a lavorare perché le manifestazioni rimangano pacifiche (qui il comunicato). E Abbas sarà nostro ospite al Consiglio affari esteri di gennaio. Ne abbiamo parlato con il ministro degli Esteri giordani, Ayman al Safadi, a Bruxelles venerdì. La Giordania ha un ruolo molto particolare su Gerusalemme: re Abdullah è il custode dei luoghi santi, ed ha sempre dimostrato una saggezza straordinaria. Può contare sul sostegno totale e costante dell’Unione Europea. Qui la conferenza stampa con Safadi. Lo stesso messaggio lo consegneremo, con i ministri degli Esteri dei Ventotto, al premier israeliano Benjamin Netanyahu, che sarà con noi domani a Bruxelles. E con la stessa franchezza ho parlato anche coi nostri amici americani: al telefono con Jared Kushner, consigliere di Trump sul Medio Oriente, e di persona col segretario di Stato Rex Tillerson, qui a Bruxelles. Con Tillerson abbiamo parlato di tutte le principali questioni di politica estera: quelle su cui Stati Uniti e Unione Europea hanno posizioni diverse, come la lotta al cambiamento climatico o il ruolo delle Nazioni Unite, ma soprattutto quelle su cui Europa e America lavorano insieme in modo costante – dall’Ucraina alla...
Cinque questioni importanti, e un ricordo

Cinque questioni importanti, e un ricordo

Scrivo dopo una settimana passata tra Bruxelles, Trieste e Parigi, al lavoro su cinque temi fondamentali per sicurezza e crescita nel nostro continente: Balcani, Sahel, la nostra difesa comune, i rapporti con la Russia e il Mediterraneo. Primo, il rapporto coi Balcani. A Trieste abbiamo incontrato i leader dei nostri sei partner balcanici che ancora non fanno parte dell’Unione Europea. Insieme abbiamo lanciato un messaggio chiaro: che la porta dell’Unione Europea è aperta per i Balcani, e che il cammino verso l’unità del nostro continente continua. Ma abbiamo anche lavorato ad alcuni progetti concreti di integrazione regionale, per migliorare i trasporti e aumentare gli scambi commerciali nei Balcani. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti dopo il vertice. E qui la conferenza stampa di lunedì scorso, dopo il Consiglio di associazione e stabilizzazione con la Bosnia Erzegovina. Il vertice di Trieste è stato anche l’occasione per una lunga conversazione con Emmanuel Macron, sui Balcani e sull’Africa, sulla situazione nel Golfo e sulla difesa comune europea (qui il comunicato). Il lavoro con lui è proseguito giovedì a Parigi, insieme anche ad Angela Merkel. Il Presidente e la Cancelliera si incontravano per il Consiglio dei ministri franco-tedesco, e insieme abbiamo lanciato una nuova Alleanza per la crescita e la sicurezza del Sahel. Qui il testo. A Parigi ho incontrato anche il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, e le ministre della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna – Florence Parly, Ursula Von Der Leyen, Roberta Pinotti e Dolores Cospedal. Qui il comunicato sui miei incontri a Parigi. Mercoledì invece ho ricevuto a Bruxelles il ministro degli Esteri russo Sergei...
Di ritorno dagli Stati Uniti

Di ritorno dagli Stati Uniti

Scrivo di ritorno da tre giornate di incontri a Washington, a poco più di un mese dalla mia ultima visita, in una fase ancora di transizione per la nuova amministrazione. Ho avuto colloqui alla Casa Bianca con il vicepresidente Mike Pence, che avevo già visto a Bruxelles poche settimane fa, con il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster, con il segretario di Stato Rex Tillerson e il segretario alla Difesa James Mattis ai margini della riunione della Coalizione Globale anti-Daesh. E numerosi incontri con deputati e senatori al Congresso. È stata l’occasione di parlare non solo delle nostre relazioni politiche ed economiche, che restano forti, ma anche delle grandi crisi su cui insieme siamo impegnati. A cominciare dalla Siria, dalla Libia, dal Medio Oriente e dall’Ucraina. E dalla lotta al terrorismo. A Washington infatti ho anche partecipato alla riunione ministeriale della coalizione anti-Daesh, proprio nel giorno nel primo anniversario degli attentati a Bruxelles: la memoria di quel giorno è ancora dolorosa, e abbiamo rivissuto la stessa ansia per Londra in quelle stesse ore. Ho ricordato quel giorno, e la reazione dell’Unione europea, in un’intervista alla radio belga. E dei rapporti tra Unione Europea e Usa, ho parlato nei miei incontri in Campidoglio con diversi senatori, con i membri dell’Istituto Internazionale Repubblicano e il presidente della Commissione democratica nazionale Perez. E nelle mie interviste con Fox News, la BBC e la CNN. La riunione contro il terrorismo è stata l’occasione anche per incontri bilaterali dedicati alla situazione in Iraq, Siria, Libia e Medio Oriente – tra gli altri con il premier iracheno Haider al Abadi, con il ministro degli Esteri...
Un giorno difficilissimo. Oltre il dolore, il lavoro continua

Un giorno difficilissimo. Oltre il dolore, il lavoro continua

Sono stati giorni difficilissimi: Bruxelles sotto attacco, e con lei tutta la nostra Europa. Io ero in Medio Oriente, a Beirut e Amman, per rafforzare la cooperazione con il Libano e la Giordania sul nostro lavoro comune per prevenire e contrastare il terrorismo e la radicalizzazione, sulla gestione comune dei flussi di rifugiati siriani, sul lavoro diplomatico che insieme portiamo avanti per costruire la pace in Siria, e una transizione a Damasco. E per incontrare i rifugiati siriani che chiedono solo di poter tornare ad una casa che non c’è più, ma può essere ricostruita. I bambini che hanno ancora la guerra negli occhi, e tanta voglia di credere in un futuro dignitoso, libero. Le donne che ti guardano e sorridono, ancora. In queste ore ho incontrato così tanto dolore, e così tanta speranza. Per me, sono stati giorni di emozioni difficili e lavoro duro. Ho sentito tutta la responsabilità che l’Europa può portare sulle sue spalle. Tutta l’aspettativa che i nostri concittadini europei e i nostri vicini mediorientali possono proiettare su di noi. In uno dei momenti più cupi e difficili della nostra storia. Mi è capitato, per la prima volta nella mia vita, di mostrare in pubblico il mio dolore – in una conferenza stampa ad Amman pochi minuti dopo aver ricevuto le terribili notizie degli attentati a Bruxelles. Non ho l’abitudine di condividere in momenti ufficiali i miei sentimenti o le mie emozioni, e non è una cosa che amo fare. Ma può succedere che il dolore diventi evidente, pubblico. Siamo esseri umani, innanzitutto. Ma oltre il dolore, abbiamo responsabilità. Ed è questo che conta per me....