Dallo Stato dell’Unione all’Assemblea generale dell’Onu

Dallo Stato dell’Unione all’Assemblea generale dell’Onu

Scrivo in partenza per New York, per la settimana ministeriale dell’Assemblea generale dell’Onu, e dopo una sessione importante del Parlamento europeo a Strasburgo. Importante per i temi su cui abbiamo lavorato insieme ai parlamentari, e per il discorso sullo stato dell’Unione del presidente Juncker. È stato un discorso bello e coraggioso, con tanti riferimenti ai grandi temi di politica estera su cui l’Unione Europea è e continuerà ad essere in prima linea: il lavoro per una Unione Europea della sicurezza e della difesa; il percorso dei Balcani occidentali verso l’Unione Europea; il nostro ruolo di leadership per la lotta ai cambiamenti climatici e per un commercio internazionale che sia libero ed equo; l’investimento per la crescita del continente africano. Free&fair #trade, partnership with #Africa, EU #defence, EU perspective for Balkans, leadership on #ClimateChange A great #SOTEU @JunckerEU — Federica Mogherini (@FedericaMog) 13 settembre 2017 .@JunckerEU “L’Europe ne progresse que quand elle fait preuve d’audace”: solidarité, unité, droits, égalité #EUdacityOfHope #SOTEU — Federica Mogherini (@FedericaMog) 13 settembre 2017 Su molti di questi temi ho lavorato nei tre giorni trascorsi con i parlamentari europei. Martedì ero in Aula per discutere di migrazioni: del lavoro che stiamo facendo e dei primi risultati che stiamo iniziando ad ottenere – in particolare per salvare vite umane, per creare sviluppo in Africa e per migliorare le condizioni di vita dei migranti lungo la rotta, in Libia e nel Sahel (qui il mio intervento e la replica ai parlamentari). A Strasburgo abbiamo lavorato anche sulla Corea del Nord, in una settimana segnata da una nuova provocazione di Pyongyang (qui il comunicato dopo il lancio di un nuovo...
In viaggio nei Balcani

In viaggio nei Balcani

Scrivo dopo il primo giorno di una visita in sei paesi dei Balcani occidentali che hanno iniziato il loro percorso di ingresso nell’Unione europea. La prima tappa, ieri, è stata il Montenegro, il Paese che ha fatto più strada nei negoziati con l’Ue e che è anche a un passo dall’entrare nella Nato. Oggi continuerò a Sarajevo e a Skopje, domani a Belgrado e a Tirana, sabato a Pristina. Qui l’editoriale che ho scritto per alcuni giornali dei Balcani alla vigilia della partenza. A Podgorica ho visto il presidente Filip Vujanovic, il premier Dusko Markovic (qui la conferenza stampa con lui) e il presidente del parlamento Ivan Brajovic prima di tenere un discorso davanti ai deputati. Il mio messaggio a tutte le istituzioni, lo stesso che ripeterò anche nelle altri capitali, è che le porte dell’Unione sono aperte ai Paesi dei Balcani. Non si tratta di un “allargamento” dell’Unione, ma di una “riunificazione” – perché i Balcani sono Europa, e in questi nostri primi sessant’anni di storia, che ci apprestiamo a festeggiare, abbiamo ormai compreso che lavorare insieme è molto più conveniente che combattersi. E ricordarlo qui, a venti anni dall’ultima delle “guerre europee” del secolo scorso, ha un valore speciale. Così come ha un valore speciale ragionare qui del futuro dell’Unione Europea, ricordandoci che in realtà non sarà affatto un’Unione a 27, dopo l’uscita della Gran Bretagna tra qualche anno, perché per uno Stato Membro che lascerà la nostra Unione ne avremo altri che ne diventeranno parte. Proprio in preparazione delle celebrazioni dei Trattati del 1957, lunedì ho avuto il piacere di essere a Roma per incontrare il Presidente del...
A Strasburgo per lo “stato dell’Unione”. Un piano di investimenti per la nostra regione

A Strasburgo per lo “stato dell’Unione”. Un piano di investimenti per la nostra regione

Scrivo oggi di ritorno da Strasburgo, dove Jean-Claude Juncker ha presentato il suo discorso sullo “stato dell’Unione” in un momento in cui l’Europa è chiamata a essere all’altezza di molte sfide. Come i conflitti a noi vicini, il terrorismo, la povertà e l’immigrazione. Temi che possono essere affrontati davvero solo a livello europeo, con politiche comuni. Alcuni cercano di vendere l’illusione di poter “riconquistare sovranità”, nel mondo globale di oggi, attraverso un ripiegamento all’interno dei confini nazionali del secolo scorso. In realtà, l’unico modo che abbiamo per farlo è proprio attraverso la nostra Unione: nel mondo in cui viviamo, essere Europei non significa “cedere” ma piuttosto “riconquistare” sovranità, di fronte a problemi e attori globali che sono più grandi di ognuno dei nostri singoli stati nazionali. È quello che vediamo anche per il Piano esterno di investimenti dell’Unione Europea che ho presentato oggi: l’obiettivo è sbloccare 44 miliardi per progetti in Africa e nei Paesi a noi vicini, a partire dal Mediterraneo. È una rivoluzione copernicana nelle politiche di sviluppo. Per la prima volta, si mettono insieme fondi europei, degli Stati membri che aderiranno, di istituzioni finanziare come la Banca europea di investimenti, e di imprese private per realizzare progetti che creino posti di lavoro e sviluppo in quei paesi in cui povertà e insicurezza tolgono il futuro a intere generazioni. E il sostegno sarà non solo finanziario: attraverso le delegazioni europee, le nostre ambasciate, aiuteremo gli imprenditori a realizzare i progetti laddove le condizioni sono più difficili, nei paesi più fragili. È un investimento innanzitutto sui giovani. Anche europei, perché europee saranno le iniziative finanziate. Qui c’è la conferenza stampa...
«L’Europa acceleri, o si rischia l’implosione»

«L’Europa acceleri, o si rischia l’implosione»

Una chiacchierata con Marco Zatterin della Stampa, di ritorno dal viaggio in Turchia. Abbiamo parlato della questione dei rifugiati, e del lavoro che stiamo facendo con Ankara e con gli altri vicini della Siria. Ma soprattutto abbiamo parlato del bisogno sempre più forte di Europa. Gli Stati membri hanno preso decisioni importanti su come gestire il flusso di migranti e rifugiati, ma troppe di quelle scelte non sono state ancora tradotte in gesti concreti. Negli scorsi mesi s’è visto che i singoli Paesi, da soli, non sono in grado di rispondere all’emergenza: la scelta oggi è tra fare un passo avanti, investendo su una risposta europea ai problemi comuni, oppure tornare indietro. Rischiando l’implosione. Poi, sull’Italia e il suo ruolo in Europa: «È giusto che l’Italia renda esplicite le sue posizioni, anche il suo interesse nazionale. Serve affermare la propria posizione, e serve costruire le alleanze, trovare le soluzioni migliori per il paese e per l’Europa. Sulle banche, c’è stato un ottimo accordo fra Commissione e Italia, frutto di posizioni chiare del governo e di costante lavoro con le istituzioni. È la prova che i canali ci sono e funzionano. Non vedo contrapposizioni, vedo sinergie». A Roma, il risultato di tutto questo, sono le voci di un grande freddo fra lei e Renzi.   «Ci conosciamo da dieci anni. Possiamo avere stili diversi, può esserci maggiore o minore accordo su alcune singole questioni, ma questo non cambia il fatto che Matteo è il presidente del Consiglio del governo di cui ho fatto parte, e delle cui scelte sono fiera, ed è il segretario del mio partito. Abbiamo obiettivi comuni. Siamo sempre stati,...