Al Consiglio europeo su migrazione, Balcani e difesa

Al Consiglio europeo su migrazione, Balcani e difesa

Scrivo alla fine di un Consiglio europeo particolarmente atteso, soprattutto in Italia, per i temi in agenda, a cominciare dall’immigrazione. È una questione epocale che nessun paese può affrontare da solo. Serve un lavoro comune e condiviso, dentro e fuori i confini dell’Europa. Ne parlo in questa lettera a La Repubblica. E ci lavoriamo quotidianamente, non solo nei giorni (e nelle notti) del Consiglio europeo. Proprio in questi giorni ho incontrato di nuovo il primo ministro del Mali Soumeylou Boubeye Maïga (qui il comunicato). E con l’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, e il direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, William Swing, abbiamo iniziato a discutere nei giorni scorsi di una possibile iniziativa comune per punti di sbarco nel Mediterraneo gestiti dall’Onu con il sostegno europeo. Ne abbiamo parlato anche al Consiglio europeo, e porteremo avanti il lavoro, con Grandi e con il nuovo direttore dell’Oim Antonio Vitorino (qui il comunicato della telefonata con Grandi e Swing, qui le mie congratulazioni a Vitorino). Al Consiglio europeo si è discusso anche di un altro pilastro dell’azione esterna dell’Unione: l’ingresso di nuovi paesi dai Balcani Occidentali. I leader dei Ventotto hanno confermato la volontà di aprire nel 2019 i negoziati per l’ingresso di Albania e quella che si chiamerà Macedonia del Nord. Ne parlo in questi due articoli (qui sull’Albania, qui sulla futura Macedonia del Nord), e in questo scambio con i giornalisti. Ho portato sul tavolo del Consiglio anche il lavoro fatto sulla difesa europea: la Cooperazione strutturata permanente sulla difesa, la mia proposta di creare un Fondo europeo per la pace per finanziare le nostre missioni di...
Gerusalemme, una capitale per due Stati

Gerusalemme, una capitale per due Stati

Scrivo dopo una settimana dedicata soprattutto alla situazione in Israele e Palestina, dopo l’annuncio del presidente Trump su Gerusalemme. Noi europei crediamo che Gerusalemme debba essere la capitale di due Stati, lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina. E crediamo che l’unica strada per raggiungere questo obiettivo sia un negoziato diretto tra israeliani e palestinesi (qui la mia conferenza stampa di venerdì, qui l’intervista a Christiane Amanpour). L’ho detto al presidente palestinese Mahmoud Abbas nella nostra telefonata di mercoledì, nella quale l’ho anche invitato a lavorare perché le manifestazioni rimangano pacifiche (qui il comunicato). E Abbas sarà nostro ospite al Consiglio affari esteri di gennaio. Ne abbiamo parlato con il ministro degli Esteri giordani, Ayman al Safadi, a Bruxelles venerdì. La Giordania ha un ruolo molto particolare su Gerusalemme: re Abdullah è il custode dei luoghi santi, ed ha sempre dimostrato una saggezza straordinaria. Può contare sul sostegno totale e costante dell’Unione Europea. Qui la conferenza stampa con Safadi. Lo stesso messaggio lo consegneremo, con i ministri degli Esteri dei Ventotto, al premier israeliano Benjamin Netanyahu, che sarà con noi domani a Bruxelles. E con la stessa franchezza ho parlato anche coi nostri amici americani: al telefono con Jared Kushner, consigliere di Trump sul Medio Oriente, e di persona col segretario di Stato Rex Tillerson, qui a Bruxelles. Con Tillerson abbiamo parlato di tutte le principali questioni di politica estera: quelle su cui Stati Uniti e Unione Europea hanno posizioni diverse, come la lotta al cambiamento climatico o il ruolo delle Nazioni Unite, ma soprattutto quelle su cui Europa e America lavorano insieme in modo costante – dall’Ucraina alla...
Uniti e determinati

Uniti e determinati

Scrivo di ritorno da Tallinn, dove ho tenuto la riunione dei ministri degli esteri e della difesa dell’Unione Europea, al termine di una settimana difficile sul piano delle tensioni internazionali, dopo l’ultimo test nucleare della Corea del Nord. A queste tensioni abbiamo saputo rispondere con determinazione e unità, con alcune decisioni importanti, che spiego qui. Con i ministri degli esteri in questi giorni abbiamo anche affrontato la crisi in Venezuela, con l’impegno a proseguire i contatti per facilitare una soluzione alla crisi, in particolare coi nostri partner latino-americani; e il conflitto tra Israele e Palestina, con la decisione di avviare una revisione delle modalità del nostro impegno sul terreno, non certo per diminuirlo ma anzi per rafforzarne l’efficacia rispetto alla realizzazione dell’unico obiettivo realistico per una soluzione del conflitto, quello dei due stati. Altro punto importante in agenda, per il quale si sono uniti a noi i ministri dei cinque paesi candidati ad entrare nell’Unione Europea: la prevenzione della radicalizzazione e il contrasto al terrorismo. Qui la conferenza stampa dopo la riunione dei ministri degli Esteri, e qui il mio incontro con i parlamentari delle commissioni esteri e difesa di tutta Europa per discutere le priorità della nostra politica estera e di sicurezza comune. Perché a Tallinn, in questi giorni, abbiamo anche portato avanti il lavoro sulla sicurezza e difesa comune europea. Prima con un’esercitazione sulla cyber-security, insieme anche (per la prima volta) al segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, e poi con decisioni importanti sull’aumento del nostro impegno comune, europeo, in due aree strategiche per noi come il Sahel e il Corno d’Africa. Ma con i ministri della Difesa...
Incontri globali a Davos

Incontri globali a Davos

Oggi scrivo di ritorno dal Forum economico mondiale di Davos, occasione per me di molti e importanti incontri bilaterali con chi guida istituzioni internazionali o governi di paesi partner. Occasione ancora più utile quest’anno, alla vigilia dell’insediamento del nuovo Presidente statunitense e pochi mesi prima dell’avvio dei negoziati per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, per raccontare l’Unione e il suo lavoro, la sua forza – come seconda potenza economica mondiale dopo la Cina, primo mercato per gli scambi commerciali globali, primo donatore di aiuti umanitari e per lo sviluppo, prima potenza diplomatica al mondo, e attore sempre più rilevante per la sicurezza globale anche grazie ad un partenariato forte con le Nazioni Unite e la Nato. Del resto a Davos è stato evidente quanto gli equilibri geopolitici globali sia stiano ridefinendo, mentre restano ancora drammaticamente aperti molti conflitti che richiedono un lavoro costante e quanto più possibile comune a livello globale. A partire dalla Siria e dal contrasto a Daesh, al centro di molti degli incontri che ho avuto. Con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e il suo inviato speciale Staffan De Mistura, con il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, con il nuovo ministro degli Esteri giordano Ayman al Safadi, con il presidente del governo regionale curdo in Iraq Masoud Barzani – con tutti loro abbiamo parlato della conferenza di Astana che tra pochi giorni dovrà consolidare ed estendere il cessate il fuoco, di come sostenere il riavvio dei negoziati politici sotto l’egida dell’Onu a Ginevra, dell’iniziativa europea che stiamo conducendo con tutti gli attori regionali per definire la transizione politica del paese, e della conferenza sul...