L’Europa è quello che decidiamo di farne

L’Europa è quello che decidiamo di farne

L’Europa è quello che decidiamo di farne. È il messaggio di queste due giornate romane, che da celebrazione per i sessant’anni della nostra Europa unita si sono trasformate in occasione per rilanciare l’Unione. Con una volontà forte e rinnovata di tutti i 27 Stati Membri che, dopo l’uscita della Gran Bretagna, continueranno a costruire il proprio futuro insieme. Con passi concreti, perché il bisogno di un’Europa più unita si fa sentire nella vita quotidiana di tutti gli europei. Un bisogno di sicurezza e di protezione in un mondo fragile e globalizzato. Ma anche un’opportunità di crescita per le nostre aziende, di pace per la nostra regione, di diritti che siano davvero uguali per tutti. E a Roma, con tutti i leader europei, abbiamo preso l’impegno ad andare avanti, concretamente, verso un’Europa più unita, e quindi più giusta, più forte, più solidale. Qui alcuni degli eventi cui ho partecipato tra ieri e oggi. Ho iniziato alla Rai, ospite di UnoMattina (qui il video, dal minuto 48:12). Poi nella sala dell’Acquario romano, insieme al premier maltese Joseph Muscat, abbiamo risposto alle domande di tanti europei ed europee in un “Citizens Dialogue”. Durante la giornata ho incontrato anche i Rettori delle Università europee, il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (qui il video), i giovani federalisti. Poi la sera con il Partito dei socialisti e democratici europei, perché un’Europa che innova e che protegge ha bisogno dell’impegno di noi democratici. L’Europa è quello che decidiamo di farne, insieme. Qui testo e video del mio discorso. Stamattina alle celebrazioni ufficiali dei sessant’anni dei Trattati di Roma, poi al Quirinale col Presidente Mattarella,...
A Malta, coi nostri partner africani e libici

A Malta, coi nostri partner africani e libici

Scrivo in viaggio verso gli Stati Uniti, dove avrò una serie di primi incontri con la nuova Amministrazione americana, a partire dal segretario di Stato Rex Tillerson e dal National Security Advisor Michael Flynn. Ne scriverò nei prossimi giorni. Ma oggi voglio raccontare innanzitutto una giornata importante di lavoro con la Presidenza maltese e con i nostri partner libici e africani. Prima all’incontro per fare il punto sul lavoro sulla migrazione che stiamo facendo insieme – Europa, Africa, organizzazioni internazionali come l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione per le migrazioni (Iom) – dopo il vertice di Valletta di un anno fa: smantellare le reti dei trafficanti, salvare vite, investire nello sviluppo locale. Un lavoro che inizia a dare i primi frutti, e che continueremo a portare avanti insieme. Cooperazione, partenariato, rispetto: questa è la via europea alla gestione delle migrazioni, ed è anche per questo che il nostro lavoro acquista un’importanza particolare, in un mondo che sempre più si chiude nell’illusione dei muri. Qui il video del mio intervento oggi a Malta. E il segno della cooperazione, del rispetto e del partenariato è anche quello che oggi ci ha portato a bordo della nave San Giorgio per consegnare, insieme al primo ministro maltese Joseph Muscat e al ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti, i diplomi di fine corso al primo gruppo di guardiacoste libici addestrati dall’Operazione dell’Unione Europea Sophia. Nelle acque internazionali abbiamo in questo anno salvato più di 33.000 persone, consegnato alla giustizia più di 100 sospetti trafficanti, reso inutilizzabili quasi 400 imbarcazioni. Ora, con la formazione della guardia costiera libica, rafforzeremo la capacità dei nostri partner di operare nelle acque...
In Arabia per la Siria. Poi Tunisia e Malta, con i giovani del Mediterraneo

In Arabia per la Siria. Poi Tunisia e Malta, con i giovani del Mediterraneo

Scrivo di ritorno da tre giorni tra Arabia Saudita, Tunisia e Malta, e anche oggi arrivano notizie di nuove scosse di terremoto nell’Italia centrale. Il coraggio e la forza che stanno dimostrando i cittadini, gli amministratori locali e i soccorritori hanno impressionato il mondo, e ovunque io vada sento la solidarietà e l’ammirazione per l’Italia, in questi giorni difficili. Non è una sorpresa, tutti conoscono la forza degli italiani. Ma la forza deve essere accompagnata da gesti concreti di solidarietà: per questo le istituzioni europee hanno accolto le richieste di aiuto che sono arrivate finora dall’Italia, e sarà importante continuare a farlo. A Riad, poche ore dopo la mia visita a Tehran, ho incontrato re Salman e il ministro di Stato Nizar Madani, per discutere di come aprire spazi di intesa regionale sul futuro della Siria, a sostegno del lavoro che le Nazioni Unite stanno facendo, ed affrontare la crisi umanitaria nelle aree più colpite dal conflitto, a partire da Aleppo. A Tunisi ho incontrato il Presidente Beji Caid Essebsi, il Presidente del Consiglio Yussef Chahed, il Ministro degli Esteri Khemaies Jhinaoui per discutere di come utilizzare al meglio il sostegno che l’Unione Europea dà alla transizione democratica della Tunisia, con un’attenzione particolare alla necessità di dare lavoro e ruolo a quella metà della popolazione che ha meno di 30 anni (qui la conferenza stampa col ministro Jhinaoui). È stato importante per me incontrare proprio gli studenti di ingegneria a Biserta e i giovani che hanno creato start-up a Tunisi, vedere la loro voglia di cambiare il proprio paese, l’energia di una generazione di cui non solo la Tunisia, ma tutto...