A Sant’Anna di Stazzema. Memoria e responsabilità

A Sant’Anna di Stazzema. Memoria e responsabilità

Scrivo a conclusione della riunione dei ministri degli Esteri del G7 a Lucca, nell’anno di presidenza dell’Italia. Il vertice è iniziato ieri con una visita insieme al ministro degli Esteri Angelino Alfano e al segretario di Stato americano Rex Tillerson a Sant’Anna di Stazzema, luogo della terribile strage nazi-fascista del 1944. Incontrare i sopravvissuti all’eccidio, i figli e i nipoti delle vittime, chi tiene viva la memoria, è stata un’emozione ma anche un potentissimo promemoria. Mi hanno detto, con tutta la passione che nasce dalla vita vissuta, che la memoria di quella strage deve essere il motivo per non distruggere la nostra Europa unita, ed anzi darle sempre più forza. È un impegno che la mia generazione deve onorare, per la memoria delle vittime di Sant’Anna e delle tante guerre che hanno segnato il nostro continente. Ed è un impegno davanti alle tante crisi che ci circondano e che mettono a rischio anche la nostra sicurezza. Come nel caso della Siria, di cui abbiamo parlato a lungo con i ministri del G7. Sono stati giorni intensi e delicati, con l’orribile attacco chimico vicino a Idlib, proprio nel giorno in cui a Bruxelles iniziavamo la nostra conferenza sulla Siria, e con il bombardamento americano su una base aerea siriana. L’Unione ha avuto una posizione forte e comune. A nome di tutti i 28 paesi europei (qui il comunicato), ho ribadito che l’uso di armi chimiche è un crimine di guerra e che i responsabili devono rispondere delle loro azioni, che non esiste soluzione militare al conflitto in Siria, e che la pace passa da un impulso più forte ai negoziati...
Per il futuro della Siria

Per il futuro della Siria

Oggi scrivo di ritorno da Lussemburgo, dove ho presieduto un Consiglio affari esteri nel corso del quale abbiamo seguito insieme le notizie terribili che arrivavano da San Pietroburgo. Ho espresso le condoglianze dell’Unione Europea a Sergei Lavrov – qui il comunicato. Il Consiglio oggi è stato dedicato prevalentemente alla Siria. Da domani ospiteremo infatti a Bruxelles la conferenza internazionale per sostenere il futuro della Siria: un incontro con più di 70 delegazioni per continuare a sostenere la popolazione siriana dentro e fuori il paese, ma anche – e con forza – per accompagnare i negoziati di Ginevra e la mediazione dell’Onu, e per cominciare a discutere di come mobilitare le risorse necessarie per ricostruire la Siria dopo la guerra, quando sarà cominciata la transizione. Oggi, coi ministri degli esteri, abbiamo definito la posizione comune europea, con una strategia comune dell’Unione Europea per la Siria. Qui il testo delle conclusioni che abbiamo adottato, qui il testo della Strategia, qui le parole che ho scambiato coi giornalisti prima del Consiglio, qui la conferenza stampa finale. A Lussemburgo abbiamo ospitato anche il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, dopo che la scorsa settimana avevo avuto l’onore di partecipare al vertice della Lega araba in Giordania. La mia presenza al summit in Giordania e la partecipazione di Abul Gheit al Consiglio oggi sono un riconoscimento della cooperazione sempre più stretta tra Unione europea e Lega araba, fondamentale per risolvere le crisi aperte nella nostra regione comune. Oggi in particolare ci siamo concentrati su Libia e Yemen – qui le conclusioni del Consiglio –, ma anche su Siria, Iraq, e processo di pace tra...
Una settimana in viaggio per Libia, Africa, Siria

Una settimana in viaggio per Libia, Africa, Siria

Oggi scrivo da Washington, dove sono per la mia seconda visita da quando si è insediata la nuova amministrazione. Qui incontrerò di nuovo il vicepresidente Mike Pence, dopo la sua visita alle istituzioni dell’Unione Europea a Bruxelles, parteciperò alla riunione ministeriale della coalizione anti-Daesh, aprirò la Conferenza sul nucleare di Carnegie, e continuerò una serie di incontri con esponenti dell’amministrazione e membri del Congresso. Ne scriverò nei prossimi giorni. Ma quella che si chiude è stata una settimana di lavoro dedicato soprattutto all’Africa, alla Libia e alla Siria. Arrivo a Washington direttamente dal Cairo, dove abbiamo tenuto la prima riunione del Quartetto per la Libia, di cui l’Unione Europea fa parte insieme alle Nazioni Unite, alla Lega Araba e all’Unione Africana. Per l’Unione Europea, la Libia è una priorità e non solo per il tema immigrazione. Il nostro è prima di tutto un impegno politico forte a sostenere i libici verso una soluzione che porti stabilità e garantisca unità al paese, in un processo che è interamente nelle mani dei libici. La comunità internazionale può e deve accompagnare questo processo garantendo il massimo di unità tra gli attori regionali ed internazionali, e questo ci siamo impegnati a fare insieme con il segretario della Lega Araba Ahmed Aboul Gheit, l’inviato dell’Onu Martin Kobler e il rappresentante dell’Unione Africana Jakaya Kikwere. Qui il comunicato del nostro Quartetto, qui il video del nostro incontro con la stampa. Ci rivedremo tra qualche settimana a Bruxelles, dove l’Unione Europea ospiterà la seconda riunione del Quartetto. E la Libia, ma anche e soprattutto il nostro lavoro comune per rafforzare il partenariato tra Europa e Africa,...
Un partner forte, affidabile, indispensabile

Un partner forte, affidabile, indispensabile

Scrivo alla fine di una settimana particolarmente densa di incontri, tra Bruxelles con la ministeriale Nato, Bonn per il G20, e Monaco per la Security Conference. Il messaggio che ho raccolto nei tantissimi incontri bilaterali che ho avuto – e che ho rilanciato dal palco di Monaco – è che nel mondo si guarda all’Unione Europea come un partner forte, affidabile, cooperativo, indispensabile. Molto più forte di quanto noi stessi spesso pensiamo. E ancora più indispensabile in tempi pericolosi e confusi, in cui le regole sono troppo spesso percepite come una costrizione per alcuni invece che come una garanzia per tutti. L’Unione Europea è un punto di riferimento quando si parla di pace, multilateralismo, sviluppo, diritti, commercio libero ed equo. E anche quando si parla di sicurezza, per le operazioni militari e le missioni civili che abbiamo nel mondo, per la nostra collaborazione con la Nato. Ma non solo. È un’illusione credere di affrontare le sfide che abbiamo davanti solo con la forza militare. L’Unione Europea investe in sviluppo, in promozione dei diritti, in istruzione, in politiche contro i cambiamenti climatici, in società forti – piuttosto che nella pericolosa illusione che “uomini forti” possano rendere stabili i propri paesi. Non è filantropia, non sono “buoni sentimenti”, ma un investimento razionale anche sulla nostra sicurezza. L’ho detto ieri dal palco della Munich Security Conference, qui il video. Le disuguaglianze creano instabilità e fragilità, e di questo abbiamo parlato al G20 di Bonn. Non si tratta più, come in passato, di ragionare su cosa possiamo fare “per” l’Africa, ma di cosa dobbiamo fare insieme, “con” l’Africa. Siamo partner per la pace a la sicurezza, per la...