Una settimana in viaggio per Libia, Africa, Siria

Una settimana in viaggio per Libia, Africa, Siria

Oggi scrivo da Washington, dove sono per la mia seconda visita da quando si è insediata la nuova amministrazione. Qui incontrerò di nuovo il vicepresidente Mike Pence, dopo la sua visita alle istituzioni dell’Unione Europea a Bruxelles, parteciperò alla riunione ministeriale della coalizione anti-Daesh, aprirò la Conferenza sul nucleare di Carnegie, e continuerò una serie di incontri con esponenti dell’amministrazione e membri del Congresso. Ne scriverò nei prossimi giorni. Ma quella che si chiude è stata una settimana di lavoro dedicato soprattutto all’Africa, alla Libia e alla Siria. Arrivo a Washington direttamente dal Cairo, dove abbiamo tenuto la prima riunione del Quartetto per la Libia, di cui l’Unione Europea fa parte insieme alle Nazioni Unite, alla Lega Araba e all’Unione Africana. Per l’Unione Europea, la Libia è una priorità e non solo per il tema immigrazione. Il nostro è prima di tutto un impegno politico forte a sostenere i libici verso una soluzione che porti stabilità e garantisca unità al paese, in un processo che è interamente nelle mani dei libici. La comunità internazionale può e deve accompagnare questo processo garantendo il massimo di unità tra gli attori regionali ed internazionali, e questo ci siamo impegnati a fare insieme con il segretario della Lega Araba Ahmed Aboul Gheit, l’inviato dell’Onu Martin Kobler e il rappresentante dell’Unione Africana Jakaya Kikwere. Qui il comunicato del nostro Quartetto, qui il video del nostro incontro con la stampa. Ci rivedremo tra qualche settimana a Bruxelles, dove l’Unione Europea ospiterà la seconda riunione del Quartetto. E la Libia, ma anche e soprattutto il nostro lavoro comune per rafforzare il partenariato tra Europa e Africa,...
Un partner forte, affidabile, indispensabile

Un partner forte, affidabile, indispensabile

Scrivo alla fine di una settimana particolarmente densa di incontri, tra Bruxelles con la ministeriale Nato, Bonn per il G20, e Monaco per la Security Conference. Il messaggio che ho raccolto nei tantissimi incontri bilaterali che ho avuto – e che ho rilanciato dal palco di Monaco – è che nel mondo si guarda all’Unione Europea come un partner forte, affidabile, cooperativo, indispensabile. Molto più forte di quanto noi stessi spesso pensiamo. E ancora più indispensabile in tempi pericolosi e confusi, in cui le regole sono troppo spesso percepite come una costrizione per alcuni invece che come una garanzia per tutti. L’Unione Europea è un punto di riferimento quando si parla di pace, multilateralismo, sviluppo, diritti, commercio libero ed equo. E anche quando si parla di sicurezza, per le operazioni militari e le missioni civili che abbiamo nel mondo, per la nostra collaborazione con la Nato. Ma non solo. È un’illusione credere di affrontare le sfide che abbiamo davanti solo con la forza militare. L’Unione Europea investe in sviluppo, in promozione dei diritti, in istruzione, in politiche contro i cambiamenti climatici, in società forti – piuttosto che nella pericolosa illusione che “uomini forti” possano rendere stabili i propri paesi. Non è filantropia, non sono “buoni sentimenti”, ma un investimento razionale anche sulla nostra sicurezza. L’ho detto ieri dal palco della Munich Security Conference, qui il video. Le disuguaglianze creano instabilità e fragilità, e di questo abbiamo parlato al G20 di Bonn. Non si tratta più, come in passato, di ragionare su cosa possiamo fare “per” l’Africa, ma di cosa dobbiamo fare insieme, “con” l’Africa. Siamo partner per la pace a la sicurezza, per la...
A Malta, coi nostri partner africani e libici

A Malta, coi nostri partner africani e libici

Scrivo in viaggio verso gli Stati Uniti, dove avrò una serie di primi incontri con la nuova Amministrazione americana, a partire dal segretario di Stato Rex Tillerson e dal National Security Advisor Michael Flynn. Ne scriverò nei prossimi giorni. Ma oggi voglio raccontare innanzitutto una giornata importante di lavoro con la Presidenza maltese e con i nostri partner libici e africani. Prima all’incontro per fare il punto sul lavoro sulla migrazione che stiamo facendo insieme – Europa, Africa, organizzazioni internazionali come l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione per le migrazioni (Iom) – dopo il vertice di Valletta di un anno fa: smantellare le reti dei trafficanti, salvare vite, investire nello sviluppo locale. Un lavoro che inizia a dare i primi frutti, e che continueremo a portare avanti insieme. Cooperazione, partenariato, rispetto: questa è la via europea alla gestione delle migrazioni, ed è anche per questo che il nostro lavoro acquista un’importanza particolare, in un mondo che sempre più si chiude nell’illusione dei muri. Qui il video del mio intervento oggi a Malta. E il segno della cooperazione, del rispetto e del partenariato è anche quello che oggi ci ha portato a bordo della nave San Giorgio per consegnare, insieme al primo ministro maltese Joseph Muscat e al ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti, i diplomi di fine corso al primo gruppo di guardiacoste libici addestrati dall’Operazione dell’Unione Europea Sophia. Nelle acque internazionali abbiamo in questo anno salvato più di 33.000 persone, consegnato alla giustizia più di 100 sospetti trafficanti, reso inutilizzabili quasi 400 imbarcazioni. Ora, con la formazione della guardia costiera libica, rafforzeremo la capacità dei nostri partner di operare nelle acque...
Negli occhi dei bambini siriani

Negli occhi dei bambini siriani

La settimana che si chiude ha per me gli occhi delle bambine e dei bambini siriani che ho incontrato, nuovamente, in Libano. Sono scappati dalle loro città, i più fortunati insieme alle proprie famiglie, lasciandosi dietro case distrutte e amici persi. E portandosi dentro ferite dell’animo che nessuno di noi può realmente immaginare, comprendere – se non chi ha l’età per aver vissuto una guerra, su suolo europeo. Questi bambini oggi studiano in Libano – altri di loro in Giordania, in Turchia, in Europa – con il sostegno costante dell’Unione Europea. Perché sono bambini, prima di essere rifugiati, e saranno giovani adulti, dopo essere stati rifugiati: a loro sarà affidata la ricostruzione materiale, ma anche sociale, economica e politica, della Siria. Ogni anno o giorno di scuola che perdono è un regalo sia a chi li vorrebbe schiavi-soldati della logica del terrore, sia a chi immagina una Siria lontana dalla pace e dalla democrazia, e dalla rinascita che questa porterebbe. Per questo, nella mia visita in Libano questa settimana ho donato il Demokratiepreis che avevo ricevuto a Bonn qualche mese fa alla scuola per bambini siriani, ora rifugiati, di Bar Elias. L’avevo visitata l’anno scorso, il 21 marzo. Era il giorno prima degli attentati di Bruxelles. Quello che avevo visto nei loro occhi mi era rimasto nel cuore, il giorno successivo e sempre: il terrore e l’orrore della guerra, ma anche la gioia di vivere e l’energia per guardare al futuro con un sorriso. Vogliono diventare medici, maestre, calciatori o stiliste – proprio come tutti i bambini del mondo. Investire nel loro presente, curare le ferite del passato e preparare il loro futuro, è il migliore...