Una forza di pace e sicurezza, anche dopo Brexit

Una forza di pace e sicurezza, anche dopo Brexit

Scrivo dopo la prima riunione del Consiglio europeo a 27, senza la Gran Bretagna, per decidere insieme la nostra posizione nei negoziati sulla Brexit. Oggi ho visto una grande unità e la consapevolezza della responsabilità – per noi che rimaniamo – di far funzionare al meglio la nostra Unione, per il bene dei cittadini europei e per promuovere pace e sviluppo nel mondo. L’Unione Europea resterà infatti, anche senza la Gran Bretagna, la seconda economia del mondo, il più grande mercato, il più grande motore di sviluppo e di cooperazione sulla terra. Qui quello che ho detto ai giornalisti arrivando all’incontro. Nei giorni scorsi ero invece a Malta, per la riunione informale dei ministri degli Esteri e della Difesa dei Ventotto. Tre giorni di lavoro comune che hanno portato alcuni risultati importanti. Sulla difesa, innanzitutto. Abbiamo deciso di continuare a procedere verso una vera Unione Europea della sicurezza e della difesa: stiamo preparando una “cooperazione rinforzata” tra Stati membri sulla difesa e un meccanismo annuale di coordinamento delle spese militari, per dare più sicurezza agli europei e investire in modo più efficiente. E stiamo rimuovendo gli ostacoli che finora hanno impedito di usare i “battlegroup”, la forza di reazione rapida europea. Qui l’arrivo alla riunione dei ministri della Difesa e la conferenza stampa finale. E qui la visita alla nave San Giusto dell’Operazione dell’Unione Europea Sophia, che continua a salvare vite nel Mediterraneo, arrestare trafficanti e aiutare la guardia costiera libica a fare lo stesso all’interno delle loro acque territoriali. Ma non ci siamo occupati solo di difesa. Con i ministri degli Esteri ieri abbiamo concordato una posizione comune sullo...
A Malta, coi nostri partner africani e libici

A Malta, coi nostri partner africani e libici

Scrivo in viaggio verso gli Stati Uniti, dove avrò una serie di primi incontri con la nuova Amministrazione americana, a partire dal segretario di Stato Rex Tillerson e dal National Security Advisor Michael Flynn. Ne scriverò nei prossimi giorni. Ma oggi voglio raccontare innanzitutto una giornata importante di lavoro con la Presidenza maltese e con i nostri partner libici e africani. Prima all’incontro per fare il punto sul lavoro sulla migrazione che stiamo facendo insieme – Europa, Africa, organizzazioni internazionali come l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione per le migrazioni (Iom) – dopo il vertice di Valletta di un anno fa: smantellare le reti dei trafficanti, salvare vite, investire nello sviluppo locale. Un lavoro che inizia a dare i primi frutti, e che continueremo a portare avanti insieme. Cooperazione, partenariato, rispetto: questa è la via europea alla gestione delle migrazioni, ed è anche per questo che il nostro lavoro acquista un’importanza particolare, in un mondo che sempre più si chiude nell’illusione dei muri. Qui il video del mio intervento oggi a Malta. E il segno della cooperazione, del rispetto e del partenariato è anche quello che oggi ci ha portato a bordo della nave San Giorgio per consegnare, insieme al primo ministro maltese Joseph Muscat e al ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti, i diplomi di fine corso al primo gruppo di guardiacoste libici addestrati dall’Operazione dell’Unione Europea Sophia. Nelle acque internazionali abbiamo in questo anno salvato più di 33.000 persone, consegnato alla giustizia più di 100 sospetti trafficanti, reso inutilizzabili quasi 400 imbarcazioni. Ora, con la formazione della guardia costiera libica, rafforzeremo la capacità dei nostri partner di operare nelle acque...
La via europea per gestire le migrazioni

La via europea per gestire le migrazioni

Scrivo di ritorno da Malta, dal vertice informale dei 28 leader europei, dove ho presentato le proposte per un’azione europea comune per gestire i flussi migratori nel Mediterraneo, a partire dal sostegno all’accordo firmato ieri a Roma con la Libia. C’è una via europea alla gestione dei flussi migratori: attraverso la cooperazione con i paesi di transito e di origine dei flussi, il rispetto dei diritti umani, il sostegno al Commissariato Onu per i rifugiati e all’Organizzazione internazionale per la migrazione, la lotta alle organizzazioni criminali che si arricchiscono sulla pelle dei nuovi schiavi. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti stamattina, qui la mia intervista al Corriere della Sera, qui il mio intervento in aula al Parlamento Europeo in preparazione del Summit. A Malta, tutta l’Unione ha dato il suo sostegno all’accordo firmato ieri tra il premier italiano Paolo Gentiloni e il premier libico Fayez al Serraj. Poche ore prima della firma, avevo incontrato al Serraj a Bruxelles: al centro del nostro dialogo non solo l’immigrazione, ma innanzitutto la situazione politica e di sicurezza nel paese, e come possiamo aiutare la Libia a trovare l’unità di cui ha bisogno. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro di ieri. E della situazione in Libia ho parlato anche oggi pomeriggio al telefono col ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov. Ma abbiamo anche affrontato la questione dell’Ucraina, dove è urgente che si fermi subito la nuova escalation di violenza. Ed il lavoro diplomatico per mettere fine al conflitto in Siria, con la Conferenza che organizzeremo a Bruxelles in primavera sul futuro del paese e della regione. Al nostro vertice a Malta abbiamo discusso...