La via europea per gestire le migrazioni

La via europea per gestire le migrazioni

Scrivo di ritorno da Malta, dal vertice informale dei 28 leader europei, dove ho presentato le proposte per un’azione europea comune per gestire i flussi migratori nel Mediterraneo, a partire dal sostegno all’accordo firmato ieri a Roma con la Libia. C’è una via europea alla gestione dei flussi migratori: attraverso la cooperazione con i paesi di transito e di origine dei flussi, il rispetto dei diritti umani, il sostegno al Commissariato Onu per i rifugiati e all’Organizzazione internazionale per la migrazione, la lotta alle organizzazioni criminali che si arricchiscono sulla pelle dei nuovi schiavi. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti stamattina, qui la mia intervista al Corriere della Sera, qui il mio intervento in aula al Parlamento Europeo in preparazione del Summit. A Malta, tutta l’Unione ha dato il suo sostegno all’accordo firmato ieri tra il premier italiano Paolo Gentiloni e il premier libico Fayez al Serraj. Poche ore prima della firma, avevo incontrato al Serraj a Bruxelles: al centro del nostro dialogo non solo l’immigrazione, ma innanzitutto la situazione politica e di sicurezza nel paese, e come possiamo aiutare la Libia a trovare l’unità di cui ha bisogno. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro di ieri. E della situazione in Libia ho parlato anche oggi pomeriggio al telefono col ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov. Ma abbiamo anche affrontato la questione dell’Ucraina, dove è urgente che si fermi subito la nuova escalation di violenza. Ed il lavoro diplomatico per mettere fine al conflitto in Siria, con la Conferenza che organizzeremo a Bruxelles in primavera sul futuro del paese e della regione. Al nostro vertice a Malta abbiamo discusso...
A Ginevra – per Cipro e per la Siria

A Ginevra – per Cipro e per la Siria

Scrivo di ritorno da Ginevra, dove sono stata per la conferenza internazionale su Cipro organizzata dalle Nazioni Unite per arrivare, dopo 44 anni, a riunificare il paese. Come Unione Europea, abbiamo sempre sostenuto e accompagnato i negoziati, e continueremo a farlo anche in questa fase finale. Un risultato positivo di questi difficili negoziati sarebbe importantissimo. Per i cittadini, tutti, di Cipro. Per la stabilità della regione, e dunque anche dell’Europa. Per il messaggio positivo, in questo momento così difficile, che la politica e la diplomazia funzionano. Ma a Ginevra in questi giorni ho anche avuto modo di lavorare alla soluzione della crisi in Siria. Ieri ho avuto un nuovo lungo incontro con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, in vista degli incontri che si terranno ad Astana, in Kazakhstan, per consolidare il cessate il fuoco. E oggi ho visto l’inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura, per preparare i colloqui tra le parti siriane, che si riapriranno a febbraio, e la conferenza che terremo a Bruxelles in primavera sul futuro della Siria. Di entrambe le cose, ho parlato a Ginevra con il nuovo Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aggiornandolo anche sul lavoro che stiamo portando avanti in questi giorni a Bruxelles: una serie di colloqui con i Paesi della regione per cercare un possibile terreno comune sul futuro assetto della Siria, che passerà anche e soprattutto da una difficile riconciliazione, e sulla ricostruzione. Ne parleremo lunedì, a Bruxelles, con i ministri degli Esteri dei 28 Stati Membri, al Consiglio Affari Esteri. Qui il comunicato sui colloqui in corso a Bruxelles sul futuro della Siria. Del ruolo dell’Unione Europea...
In Arabia per la Siria. Poi Tunisia e Malta, con i giovani del Mediterraneo

In Arabia per la Siria. Poi Tunisia e Malta, con i giovani del Mediterraneo

Scrivo di ritorno da tre giorni tra Arabia Saudita, Tunisia e Malta, e anche oggi arrivano notizie di nuove scosse di terremoto nell’Italia centrale. Il coraggio e la forza che stanno dimostrando i cittadini, gli amministratori locali e i soccorritori hanno impressionato il mondo, e ovunque io vada sento la solidarietà e l’ammirazione per l’Italia, in questi giorni difficili. Non è una sorpresa, tutti conoscono la forza degli italiani. Ma la forza deve essere accompagnata da gesti concreti di solidarietà: per questo le istituzioni europee hanno accolto le richieste di aiuto che sono arrivate finora dall’Italia, e sarà importante continuare a farlo. A Riad, poche ore dopo la mia visita a Tehran, ho incontrato re Salman e il ministro di Stato Nizar Madani, per discutere di come aprire spazi di intesa regionale sul futuro della Siria, a sostegno del lavoro che le Nazioni Unite stanno facendo, ed affrontare la crisi umanitaria nelle aree più colpite dal conflitto, a partire da Aleppo. A Tunisi ho incontrato il Presidente Beji Caid Essebsi, il Presidente del Consiglio Yussef Chahed, il Ministro degli Esteri Khemaies Jhinaoui per discutere di come utilizzare al meglio il sostegno che l’Unione Europea dà alla transizione democratica della Tunisia, con un’attenzione particolare alla necessità di dare lavoro e ruolo a quella metà della popolazione che ha meno di 30 anni (qui la conferenza stampa col ministro Jhinaoui). È stato importante per me incontrare proprio gli studenti di ingegneria a Biserta e i giovani che hanno creato start-up a Tunisi, vedere la loro voglia di cambiare il proprio paese, l’energia di una generazione di cui non solo la Tunisia, ma tutto...
Da Valletta un’idea chiara: non muri ma collaborazione

Da Valletta un’idea chiara: non muri ma collaborazione

Sono stati due giorni intensi quelli del vertice tra Unione Europea e Africa per discutere di immigrazione. E positivi: dalla Valletta è uscito un impegno concreto a lavorare insieme. Anche con la Turchia, di cui abbiamo parlato a lungo nella riunione informale del Consiglio Europeo che è seguita al summit. La nostra collaborazione è cruciale per l’Africa come per l’Europa, che si è impegnata concretamente con un fondo da 1,8 miliardi di euro. Non partiamo da zero perché la nostra cooperazione è solida in molti campi ed è particolarmente importante su sicurezza, pace e lotta alla radicalizzazione. L’immigrazione è solo una delle tessere di questo puzzle, una sfida comune che deve essere affrontata insieme. Per salvare vite umane, per sottrarre il destino di tanti uomini e donne dalle mani di nuovi schiavisti, per offrire a chi cerca una vita migliore altrove un futuro sicuro anche nel proprio paese. Siamo usciti da Valletta con un’idea chiara di come affrontare questa sfida, non costruendo muri ma strumenti efficaci di collaborazione con i paesi vicini, che siano ai nostri confini come la Turchia o sull’altra sponda del Mediterraneo. Possiamo farlo solo...