La via europea per gestire le migrazioni

La via europea per gestire le migrazioni

Scrivo di ritorno da Malta, dal vertice informale dei 28 leader europei, dove ho presentato le proposte per un’azione europea comune per gestire i flussi migratori nel Mediterraneo, a partire dal sostegno all’accordo firmato ieri a Roma con la Libia. C’è una via europea alla gestione dei flussi migratori: attraverso la cooperazione con i paesi di transito e di origine dei flussi, il rispetto dei diritti umani, il sostegno al Commissariato Onu per i rifugiati e all’Organizzazione internazionale per la migrazione, la lotta alle organizzazioni criminali che si arricchiscono sulla pelle dei nuovi schiavi. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti stamattina, qui la mia intervista al Corriere della Sera, qui il mio intervento in aula al Parlamento Europeo in preparazione del Summit. A Malta, tutta l’Unione ha dato il suo sostegno all’accordo firmato ieri tra il premier italiano Paolo Gentiloni e il premier libico Fayez al Serraj. Poche ore prima della firma, avevo incontrato al Serraj a Bruxelles: al centro del nostro dialogo non solo l’immigrazione, ma innanzitutto la situazione politica e di sicurezza nel paese, e come possiamo aiutare la Libia a trovare l’unità di cui ha bisogno. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro di ieri. E della situazione in Libia ho parlato anche oggi pomeriggio al telefono col ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov. Ma abbiamo anche affrontato la questione dell’Ucraina, dove è urgente che si fermi subito la nuova escalation di violenza. Ed il lavoro diplomatico per mettere fine al conflitto in Siria, con la Conferenza che organizzeremo a Bruxelles in primavera sul futuro del paese e della regione. Al nostro vertice a Malta abbiamo discusso...
Negli occhi dei bambini siriani

Negli occhi dei bambini siriani

La settimana che si chiude ha per me gli occhi delle bambine e dei bambini siriani che ho incontrato, nuovamente, in Libano. Sono scappati dalle loro città, i più fortunati insieme alle proprie famiglie, lasciandosi dietro case distrutte e amici persi. E portandosi dentro ferite dell’animo che nessuno di noi può realmente immaginare, comprendere – se non chi ha l’età per aver vissuto una guerra, su suolo europeo. Questi bambini oggi studiano in Libano – altri di loro in Giordania, in Turchia, in Europa – con il sostegno costante dell’Unione Europea. Perché sono bambini, prima di essere rifugiati, e saranno giovani adulti, dopo essere stati rifugiati: a loro sarà affidata la ricostruzione materiale, ma anche sociale, economica e politica, della Siria. Ogni anno o giorno di scuola che perdono è un regalo sia a chi li vorrebbe schiavi-soldati della logica del terrore, sia a chi immagina una Siria lontana dalla pace e dalla democrazia, e dalla rinascita che questa porterebbe. Per questo, nella mia visita in Libano questa settimana ho donato il Demokratiepreis che avevo ricevuto a Bonn qualche mese fa alla scuola per bambini siriani, ora rifugiati, di Bar Elias. L’avevo visitata l’anno scorso, il 21 marzo. Era il giorno prima degli attentati di Bruxelles. Quello che avevo visto nei loro occhi mi era rimasto nel cuore, il giorno successivo e sempre: il terrore e l’orrore della guerra, ma anche la gioia di vivere e l’energia per guardare al futuro con un sorriso. Vogliono diventare medici, maestre, calciatori o stiliste – proprio come tutti i bambini del mondo. Investire nel loro presente, curare le ferite del passato e preparare il loro futuro, è il migliore...
A Ginevra – per Cipro e per la Siria

A Ginevra – per Cipro e per la Siria

Scrivo di ritorno da Ginevra, dove sono stata per la conferenza internazionale su Cipro organizzata dalle Nazioni Unite per arrivare, dopo 44 anni, a riunificare il paese. Come Unione Europea, abbiamo sempre sostenuto e accompagnato i negoziati, e continueremo a farlo anche in questa fase finale. Un risultato positivo di questi difficili negoziati sarebbe importantissimo. Per i cittadini, tutti, di Cipro. Per la stabilità della regione, e dunque anche dell’Europa. Per il messaggio positivo, in questo momento così difficile, che la politica e la diplomazia funzionano. Ma a Ginevra in questi giorni ho anche avuto modo di lavorare alla soluzione della crisi in Siria. Ieri ho avuto un nuovo lungo incontro con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, in vista degli incontri che si terranno ad Astana, in Kazakhstan, per consolidare il cessate il fuoco. E oggi ho visto l’inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura, per preparare i colloqui tra le parti siriane, che si riapriranno a febbraio, e la conferenza che terremo a Bruxelles in primavera sul futuro della Siria. Di entrambe le cose, ho parlato a Ginevra con il nuovo Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aggiornandolo anche sul lavoro che stiamo portando avanti in questi giorni a Bruxelles: una serie di colloqui con i Paesi della regione per cercare un possibile terreno comune sul futuro assetto della Siria, che passerà anche e soprattutto da una difficile riconciliazione, e sulla ricostruzione. Ne parleremo lunedì, a Bruxelles, con i ministri degli Esteri dei 28 Stati Membri, al Consiglio Affari Esteri. Qui il comunicato sui colloqui in corso a Bruxelles sul futuro della Siria. Del ruolo dell’Unione Europea...
Diario dall’Onu, giorno 4: tra Siria, Palestina, Afghanistan e Balcani

Diario dall’Onu, giorno 4: tra Siria, Palestina, Afghanistan e Balcani

Scrivo dopo un’altra giornata densa di incontri alle Nazioni Unite, in un’assemblea generale dedicata al grande tema globale delle migrazioni e dei rifugiati, e attraversata dal lavoro per risolvere le crisi che circondano l’Europa. La Siria innanzitutto. Per oggi è in programma un’altra riunione del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria e ieri è stata una giornata di preparazione dell’incontro. Di Siria ho parlato a lungo in un colloquio a due con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov (qui il comunicato sull’incontro), e poi con il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, con il quale ho anche preparato la riunione ministeriale che oggi presiederò per fare un punto sull’attuazione dell’Accordo sul nucleare che abbiamo raggiunto un anno fa insieme con Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania (questo è il comunicato). Il lavoro è continuato oggi anche sulla più antica delle questioni aperte in Medio Oriente, il conflitto israelo-palestinese, con un lungo incontro con il presidente palestinese Mahmoud Abbas. In questi giorni riuniremo il Quartetto per il Medio Oriente – di cui l’Unione Europea fa parte insieme alle Nazioni Unite, alla Russia e agli Stati Uniti – per tenere in vita la prospettiva dei due stati, e incoraggiare passi concreti in questa direzione. E ancora l’Afghanistan, che dopo decenni di conflitti ancora fatica a trovare stabilità. Ne parleremo ai primi di ottobre nella grande conferenza che abbiamo organizzato a Bruxelles e su cui abbiamo fatto un punto ieri con il ministro degli Esteri Salahuddin Rabbani. L’assemblea generale dell’Onu è però come sempre occasione per affrontare grandi temi globali. Come la lotta al terrorismo e alla radicalizzazione, di cui abbiamo discusso al Forum globale...