Il ponte di Mitrovica e il futuro dei Balcani nell’Unione Europea

Il ponte di Mitrovica e il futuro dei Balcani nell’Unione Europea

Il ponte di Mitrovica è uno dei simboli delle lacerazioni, delle guerre e del dolore che hanno accompagnato la storia dei Balcani negli ultimi 25 anni. Ma può diventare ora simbolo di dialogo, di riconciliazione, di speranza. Voglio riprendere da qui il racconto dei miei giorni nei Balcani, dalla visita a Mitrovica, da quel ponte che ho percorso insieme ai giovani, agli amministratori, alle forze di polizia delle comunità serba e kosovara: pochi metri che separano profondamente due comunità, e che oggi grazie all’Unione Europea iniziano invece ad unirle. Qui il mio intervento di ieri sul ponte. In ognuna delle tappe di questa visita – importante, bella e a tratti difficile – ho incontrato l’energia e la speranza di ragazze e ragazzi che sono e si sentono pienamente europei, che vogliono per i loro paesi un futuro nell’Unione Europea, e chiedono a chi ha responsabilità istituzionali e politiche di percorrere con coerenza e determinazione quel percorso. È quello che chiedono ai loro governi, ai loro parlamenti, e anche a noi. Per questo il messaggio che ho portato, da Belgrado a Tirana, da Skopje a Sarajevo, da Pristina a Podgorica, è stato questo: le porte della nostra Unione sono aperte, e vogliamo un futuro che veda anche quella parte di Europa entrare nell’Unione Europea. Non è un sogno distante, ma un progetto realizzabile da questa generazione, nell’interesse della pace e della riconciliazione nella regione, della nostra sicurezza comune, della crescita economica di tutta l’Europa. E nel momento in cui iniziamo a riflettere sul futuro dell’Unione, dobbiamo farlo sapendo che per uno Stato Membro che lascerà l’UE ce ne saranno altri che entreranno...
In viaggio nei Balcani

In viaggio nei Balcani

Scrivo dopo il primo giorno di una visita in sei paesi dei Balcani occidentali che hanno iniziato il loro percorso di ingresso nell’Unione europea. La prima tappa, ieri, è stata il Montenegro, il Paese che ha fatto più strada nei negoziati con l’Ue e che è anche a un passo dall’entrare nella Nato. Oggi continuerò a Sarajevo e a Skopje, domani a Belgrado e a Tirana, sabato a Pristina. Qui l’editoriale che ho scritto per alcuni giornali dei Balcani alla vigilia della partenza. A Podgorica ho visto il presidente Filip Vujanovic, il premier Dusko Markovic (qui la conferenza stampa con lui) e il presidente del parlamento Ivan Brajovic prima di tenere un discorso davanti ai deputati. Il mio messaggio a tutte le istituzioni, lo stesso che ripeterò anche nelle altri capitali, è che le porte dell’Unione sono aperte ai Paesi dei Balcani. Non si tratta di un “allargamento” dell’Unione, ma di una “riunificazione” – perché i Balcani sono Europa, e in questi nostri primi sessant’anni di storia, che ci apprestiamo a festeggiare, abbiamo ormai compreso che lavorare insieme è molto più conveniente che combattersi. E ricordarlo qui, a venti anni dall’ultima delle “guerre europee” del secolo scorso, ha un valore speciale. Così come ha un valore speciale ragionare qui del futuro dell’Unione Europea, ricordandoci che in realtà non sarà affatto un’Unione a 27, dopo l’uscita della Gran Bretagna tra qualche anno, perché per uno Stato Membro che lascerà la nostra Unione ne avremo altri che ne diventeranno parte. Proprio in preparazione delle celebrazioni dei Trattati del 1957, lunedì ho avuto il piacere di essere a Roma per incontrare il Presidente del...