Di ritorno dalla Giordania. Una regione comune, un destino condiviso

Di ritorno dalla Giordania. Una regione comune, un destino condiviso

Scrivo di ritorno dalla Giordania, un paese che in tempi difficili per il Medio Oriente rimane un punto di riferimento per saggezza, equilibrio, capacità di mediazione. E che per questo l’Unione europea sostiene e continuerà a sostenere in ogni modo. Con il re Abdullah e con il ministro degli Esteri Ayman Safadi abbiamo parlato delle tensioni in Israele e Palestina, del conflitto in Siria, ma anche della nostra cooperazione per rafforzare l’economia giordana e aiutare le comunità che hanno accolto in questi anni milioni di profughi siriani. Negli ultimi tre anni abbiamo finanziato progetti da un miliardo di euro per l’istruzione, l’acqua, l’energia, le imprese. Ieri ho annunciato altri 20 milioni di euro per le fasce più deboli della società, e siamo pronti a svincolare il secondo pacchetto da 100 milioni di assistenza macro-finanziaria. Qui la conferenza stampa con Safadi. Il sostegno dell’Unione europea è fondamentale per assicurare un presente e un futuro a generazioni di giordani e di siriani che saranno chiamati presto a fare la loro parte. Come i 145 giovani giordani e siriani che si sono laureati oggi all’università di Madaba grazie al sostegno economico dell’Unione europea. È un investimento anche sul nostro futuro, perché condividiamo la stessa regione. Qui il mio intervento alla cerimonia di laurea. Ed è questa la logica che muove l’Unione Europea anche nei suoi rapporti con l’Africa. In occasione delle Giornate europee dello sviluppo, ho incontrato il presidente di turno dell’Unione africana e presidente del Rwanda Paul Kagame, il presidente dell’Angola João Lourenço, il presidente del Burkina Faso Roch Kaboré, il ministro sudafricano per le piccole imprese Lindiwe Zulu, ma anche...

Una buona notizia dai Balcani

Scrivo da Toronto, dove sono per la riunione annuale dei ministri degli Esteri del G7, quest’anno ospitata dal Canada. La settimana che si apre sarà prevalentemente dedicata a questo, alla conferenza sulla Siria che terremo a Bruxelles insieme alle Nazioni Unite, e alla ministeriale della Nato. Anche la settimana che si conclude è stata per me particolarmente intensa, iniziata domenica scorsa in Arabia Saudita dove ho avuto l’onore di aprire il Summit della Lega araba. Da lì, lunedì in Lussemburgo per presiedere un importante Consiglio Affari Esteri dedicato alla Siria (qui il testo delle conclusioni che abbiamo adottato, qui il mio intervento sulla Siria al Parlamento europeo il giorno dopo), alle nostre relazioni con la Russia, all’Iran, e ai Balcani (qui i punti stampa che ho fatto in apertura e a conclusione del Consiglio). E il giorno dopo, a Strasburgo, abbiamo adottato il nostro rapporto annuale sui nostri sei partner nei Balcani, e le raccomandazioni specifiche su ognuno di loro: quest’anno, con la decisione di raccomandare l’apertura dei negoziati per l’adesione con l’Albania e con l’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (qui il testo del rapporto, qui la mia conferenza stampa a Strasburgo). Da lì sono voluta andare a portare direttamente la notizia a Tirana e a Skopje, per discutere immediatamente dei passi successivi, completando poi la mia visita nella regione con una tappa in Montenegro e una a Belgrado, i due paesi che stanno già negoziando il loro ingresso nell’Unione, e un incontro con tutti i primi ministri dei sei partner dei Balcani occidentali (qui il comunicato). In Albania ho incontrato il presidente della Repubblica Ilir Meta, il premier...
Tra il Libano e i Balcani. E gli auguri alle nostre missioni

Tra il Libano e i Balcani. E gli auguri alle nostre missioni

Questa settimana sono tornata in Libano, per la prima visita internazionale da quando il premier Saad Hariri è rientrato a Beirut. È un segnale forte di sostegno al Libano, all’indipendenza e all’autonomia del paese, alle sue istituzioni e ai suoi cittadini. Di questo ho parlato col presidente Michel Aoun, con Hariri, col ministro degli Esteri Gibran Bassil e col presidente del Parlamento Nabih Berri, ma anche della situazione a Gerusalemme e della guerra in Siria. Qui le parole scambiate coi giornalisti insieme a Bassil, qui la conferenza stampa con Hariri. Lunedì sera invece ho ospitato a Bruxelles i primi ministri dei nostri sei partner nei Balcani. Il 2018 sarà un anno fondamentale nel loro cammino verso l’Unione europea: è l’occasione per rendere il percorso irreversibile, portando avanti quelle riforme – dalla giustizia all’economia – che i cittadini dei Balcani si aspettano dai propri governi. Qui il comunicato sul nostro incontro. Lunedì ho approfittato degli auguri di Natale e di fine anno per incontrare in videoconferenza le quindici missioni militari e civili europee: uomini e donne che servono l’Unione in posti a volte lontanissimi da casa, ma fondamentali per la sicurezza di tutti noi...
Il ponte di Mitrovica e il futuro dei Balcani nell’Unione Europea

Il ponte di Mitrovica e il futuro dei Balcani nell’Unione Europea

Il ponte di Mitrovica è uno dei simboli delle lacerazioni, delle guerre e del dolore che hanno accompagnato la storia dei Balcani negli ultimi 25 anni. Ma può diventare ora simbolo di dialogo, di riconciliazione, di speranza. Voglio riprendere da qui il racconto dei miei giorni nei Balcani, dalla visita a Mitrovica, da quel ponte che ho percorso insieme ai giovani, agli amministratori, alle forze di polizia delle comunità serba e kosovara: pochi metri che separano profondamente due comunità, e che oggi grazie all’Unione Europea iniziano invece ad unirle. Qui il mio intervento di ieri sul ponte. In ognuna delle tappe di questa visita – importante, bella e a tratti difficile – ho incontrato l’energia e la speranza di ragazze e ragazzi che sono e si sentono pienamente europei, che vogliono per i loro paesi un futuro nell’Unione Europea, e chiedono a chi ha responsabilità istituzionali e politiche di percorrere con coerenza e determinazione quel percorso. È quello che chiedono ai loro governi, ai loro parlamenti, e anche a noi. Per questo il messaggio che ho portato, da Belgrado a Tirana, da Skopje a Sarajevo, da Pristina a Podgorica, è stato questo: le porte della nostra Unione sono aperte, e vogliamo un futuro che veda anche quella parte di Europa entrare nell’Unione Europea. Non è un sogno distante, ma un progetto realizzabile da questa generazione, nell’interesse della pace e della riconciliazione nella regione, della nostra sicurezza comune, della crescita economica di tutta l’Europa. E nel momento in cui iniziamo a riflettere sul futuro dell’Unione, dobbiamo farlo sapendo che per uno Stato Membro che lascerà l’UE ce ne saranno altri che entreranno...
In viaggio nei Balcani

In viaggio nei Balcani

Scrivo dopo il primo giorno di una visita in sei paesi dei Balcani occidentali che hanno iniziato il loro percorso di ingresso nell’Unione europea. La prima tappa, ieri, è stata il Montenegro, il Paese che ha fatto più strada nei negoziati con l’Ue e che è anche a un passo dall’entrare nella Nato. Oggi continuerò a Sarajevo e a Skopje, domani a Belgrado e a Tirana, sabato a Pristina. Qui l’editoriale che ho scritto per alcuni giornali dei Balcani alla vigilia della partenza. A Podgorica ho visto il presidente Filip Vujanovic, il premier Dusko Markovic (qui la conferenza stampa con lui) e il presidente del parlamento Ivan Brajovic prima di tenere un discorso davanti ai deputati. Il mio messaggio a tutte le istituzioni, lo stesso che ripeterò anche nelle altri capitali, è che le porte dell’Unione sono aperte ai Paesi dei Balcani. Non si tratta di un “allargamento” dell’Unione, ma di una “riunificazione” – perché i Balcani sono Europa, e in questi nostri primi sessant’anni di storia, che ci apprestiamo a festeggiare, abbiamo ormai compreso che lavorare insieme è molto più conveniente che combattersi. E ricordarlo qui, a venti anni dall’ultima delle “guerre europee” del secolo scorso, ha un valore speciale. Così come ha un valore speciale ragionare qui del futuro dell’Unione Europea, ricordandoci che in realtà non sarà affatto un’Unione a 27, dopo l’uscita della Gran Bretagna tra qualche anno, perché per uno Stato Membro che lascerà la nostra Unione ne avremo altri che ne diventeranno parte. Proprio in preparazione delle celebrazioni dei Trattati del 1957, lunedì ho avuto il piacere di essere a Roma per incontrare il Presidente del...