L’unico modo di proteggere i nostri interessi nazionali

L’unico modo di proteggere i nostri interessi nazionali

Scrivo dopo una settimana di lavoro su sicurezza, migrazioni, crescita economica. Nel dibattito di questi giorni si sente parlare tanto di interesse nazionale e sicurezza nazionale. Ma nel mondo di oggi l’unico modo per proteggere gli interessi nazionali è lavorare con i partner fuori dai nostri confini, costruire alleanze solide, investire nel multilateralismo e nella cooperazione internazionale. Per questo lunedì ho riunito, per la quarta volta in questi anni, i ministri degli Esteri dei cinque paesi del Sahel, una regione fondamentale per la sicurezza dell’Europa e per gestire i flussi migratori. Qui la conferenza stampa col ministro degli Esteri del Niger Kalla Ankourao, presidente di turno del G5 Sahel, sul nostro contributo alla forza militare congiunta dei paesi del Sahel, sul sostegno all’economia della regione, e sul lavoro che ci ha consentito di aiutare decine di migliaia di migranti a rifarsi una vita nel loro paese d’origine. C’è una minaccia alla nostra sicurezza su cui non si lavora abbastanza: è la minaccia che arriva dai cambiamenti climatici, che stanno già provocando distruzione e instabilità in tutto il mondo, e alle porte dell’Europa. Ne abbiamo parlato venerdì a Bruxelles alla Conferenza ministeriale che ho convocato su clima e sicurezza. Qui il mio intervento. E la conferenza è stata anche l’occasione per un lungo incontro con Sushma Swaraj, il ministro degli Esteri dell’India – qui il comunicato. Mercoledì invece ho presieduto il Consiglio con l’Armenia (qui la conferenza stampa col ministro degli Esteri Zohrab Mnatsakanyan), e in settimana ho firmato un accordo per rafforzare la cooperazione tra l’Unione europea e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (qui i...
Insieme per il Sahel, e per la nostra sicurezza comune

Insieme per il Sahel, e per la nostra sicurezza comune

Oggi scrivo da Bruxelles, dopo una giornata importante dedicata al Sahel – una regione fondamentale alle porte dell’Europa. I cinque paesi del Sahel – Mali, Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso – hanno deciso di unire le forze per affrontare sfide che nessuno di loro avrebbe potuto affrontare da solo: il terrorismo, il traffico di armi, droga ed esseri umani, la creazione di lavoro per i giovani della regione. L’Unione europea ha accompagnato questo percorso fin dall’inizio, con un costante appoggio politico, con una presenza militare e civile sul territorio, con 8 miliardi di euro per lo sviluppo economico della regione. E oggi a Bruxelles abbiamo riunito i presidenti di quei cinque paesi, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea, insieme al presidente dell’Unione africana, alle Nazioni Unite e ad altre decine di delegazioni a livello ministeriale, per mobilitare il sostegno internazionale alla forza militare comune creata dai cinque paesi, per combattere il terrorismo e le organizzazioni criminali e di trafficanti nel Sahel. Il risultato è stato superiore ad ogni aspettativa: più di 400 milioni di euro che consentiranno ai nostri partner africani di essere operativi già dal mese prossimo. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti a inizio giornata, qui la conferenza stampa a conclusione dei lavori. La conferenza è stata anche l’occasione per incontri bilaterali con Moussa Faki, con il ministro degli esteri saudita Adel al Jubeir, con il ministro degli esteri del Marocco Nasser Bourita, ma anche con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il premier greco Alexis Tsipras. Altre cose importanti della settimana. Innanzitutto il lavoro per la Siria: lunedì ho incontrato il leader...
Uniti di fronte alla sfida della Corea del Nord

Uniti di fronte alla sfida della Corea del Nord

Scrivo dalla Slovenia, dove sono per una visita ufficiale e per partecipare al Forum di Bled, dove incontrerò tra gli altri anche il direttore generale dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Yukiya Amano e il segretario esecutivo dell’Organizzazione per il trattato sulla messa al bando dei test nucleari (Ctbto) Lassina Zerbo. Con loro parleremo del modo migliore per rafforzare il sistema globale di non proliferazione nucleare, su cui l’Unione Europea investe molto. E degli ultimi test condotti da Pyongyang. La settimana alle nostre spalle si è chiusa con l’ultima sfida della Corea del Nord alla comunità internazionale, una nuova minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale. Di fronte a Pyongyang, è essenziale che la comunità internazionale resti compatta, che ogni decisione passi dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per aumentare la pressione economica e diplomatica, evitando pericolosi scenari di reazione militare. Subito dopo il test nucleare, ho sentito i ministri degli Esteri del Giappone, Taro Kono, e della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, per coordinare la nostra azione, in vista dei passi che l’Unione Europea deciderà di fare: ne discuteremo giovedì a Tallin al vertice informale dei ministri degli Esteri dell’Unione. Qui il mio comunicato. In un mondo che diventa sempre più caotico, la domanda di un’Unione Europea forte e affidabile è aumentata enormemente nell’ultimo anno. Lo vedo ogni giorno nel mio lavoro e lo vedono i capi delle 140 delegazioni che l’Unione ha nel mondo, riuniti la settimana scorsa a Bruxelles per la nostra conferenza annuale degli ambasciatori. È stata l’occasione per fare un punto sulle nostre priorità: dalla difesa europea alla lotta al terrorismo, dall’immigrazione al cammino verso l’Unione Europea...
L’estremo Nord, da confine a crocevia

L’estremo Nord, da confine a crocevia

Scrivo dopo una settimana trascorsa tra Bruxelles e l’estremo nord d’Europa, con due visite in Norvegia e Finlandia che sono state anche l’occasione per diversi incontri con partner che vengono da parti più lontane del mondo. Martedì ero all’Oslo Forum, dove abbiamo rafforzato insieme le prospettive del dialogo, del multilateralismo, e del lavoro comune per stabilizzare la nostra regione, insieme al ministro degli Esteri norvegese Borge Brende. Qui il video della nostra sessione di apertura dell’Oslo Forum, con i ministri degli Esteri dell’Iran Javad Zarif e dell’Indonesia Retno Marsudi, e con John Kerry, e qui la conferenza stampa. La visita a Oslo è stata un’occasione importante per incontrare il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, e per discutere con lui dei nostri rapporti bilaterali dopo la rielezione di Rohani, della situazione nella regione – ed in particolare della crisi in Siria –, e della messa in atto dell’accordo sul nucleare, che per la sesta volta l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha monitorato, certificando il pieno rispetto degli accordi che abbiamo stretto. È un accordo che funziona, che rende la nostra regione e il mondo più sicuri, e per questo l’Unione Europea continuerà a garantirne la piena messa in atto, da parte di tutti. Dal Golfo all’America Latina: a Oslo ho incontrato la delegazione delle FARC, per la prima volta, per discutere della messa in atto dell’accordo di pace in Colombia e del sostegno europeo alla riconciliazione e alla ripresa economica nel paese. Ma la parte forse più importante ed emozionante del mio viaggio in Norvegia è stata la visita a Utoya. Lì sei anni fa sono morte decine di ragazze e...
Dopo il Consiglio europeo. Al lavoro per proteggere i civili di Aleppo

Dopo il Consiglio europeo. Al lavoro per proteggere i civili di Aleppo

Scrivo dopo un Consiglio europeo importante, in ore difficili, di contatti costanti per cercare di garantire la protezione dei civili ad Aleppo – e in tutta la Siria. Di Aleppo, del nostro aiuto umanitario, del lavoro fatto con le Nazioni Unite in queste ore per avviare l’evacuazione dei civili ad Aleppo e non solo, ma anche del nostro lavoro diplomatico per il futuro della Siria, per preparare una soluzione politica che consenta la transizione e la ricostruzione del Paese – di tutto questo abbiamo parlato al Consiglio. Ho aggiornato i capi di Stato e di governo sul lavoro fatto, sia sul piano umanitario sia su quello politico, e insieme abbiamo discusso dei passi successivi. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti, qui le conclusioni del Consiglio sulla Siria. Al Consiglio di ieri abbiamo discusso anche di migrazioni. Ho presentato il rapporto sul lavoro che abbiamo fatto con i migration compact con cinque paesi africani, dei risultati già raggiunti e degli impegni ancora da realizzare, insieme ai nostri partner africani e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (con la quale ieri abbiamo firmato un piano da 100 milioni per progetti comuni). Poche ore prima del Consiglio ho accolto il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou. Insieme abbiamo firmato accordi per 500 milioni di nuovi investimenti europei in un paese chiave per la stabilità della nostra regione: investimenti per lo sviluppo, l’educazione (soprattutto delle bambine), l’occupazione e la sicurezza. Qui la nostra conferenza stampa, qui quella con il direttore generale dell’Oim William Lacy Swing. Ieri ho presentato anche al Consiglio il pacchetto di misure cui ho lavorato negli ultimi mesi per rafforzare la cooperazione europea...