I primi quattro mesi dei “migration compact”

I primi quattro mesi dei “migration compact”

Solo poche righe, al termine di una giornata di lavoro a Bruxelles. Stamattina ho presentato il primo rapporto della Commissione sui “migration compact” cui stiamo lavorando, e che sarà la base della nostra discussione al Consiglio Europeo di giovedì. In quattro mesi di lavoro con cinque paesi chiave – Niger, Mali, Senegal, Nigeria ed Etiopia – abbiamo già iniziato ad ottenere risultati migliori che negli anni passati. Nuovi progetti per creare posti di lavoro, un maggior numero di ritorni volontari, una cooperazione più forte con le forze di sicurezza dei paesi coinvolti. Risultati concreti che dimostrano che soluzioni “win-win” sono possibili: per il bene di noi europei, per il bene dei nostri partner africani, per il bene – soprattutto – di tanti uomini e donne che lasciano le loro case in cerca di un futuro migliore. Qui la conferenza stampa in cui presento il rapporto. Oggi ho incontrato anche il ministro degli Esteri del Qatar, con il quale abbiamo concordato di lavorare di più insieme sulla Siria: abbiamo discusso della drammatica situazione ad Aleppo, del lavoro per portare nella città aiuto umanitario, e della necessità di mettere insieme i principali attori regionali per iniziare a lavorare sul futuro della Siria – la transizione politica, la riconciliazione, la ricostruzione. Poi ho presieduto il Consiglio di cooperazione Unione Europea-Iraq, insieme al ministro degli Esteri Ibrahim al Jafaari, con i rappresentanti delle diverse componenti della società irachena. È un momento cruciale per l’Iraq, con la coalizione internazionale contro Daesh impegnata nella liberazione di Mosul. In questi anni abbiamo sostenuto la stabilizzazione delle aree liberate da Daesh, per consentire agli iracheni di tornare alle loro case...
Siria, Mozambico, Nigeria: la tenacia della speranza

Siria, Mozambico, Nigeria: la tenacia della speranza

È stata una settimana di lavoro per la Siria, costante anche se lontano dai riflettori. Sono stata in contatto con Staffan de Mistura, John Kerry, Sergey Lavrov, coi ministri degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, iraniano, Javad Zarif, e turco, Mevlut Çavusoglu. Con due priorità: fermare l’escalation per rilanciare un negoziato politico, e consentire l’accesso di aiuti umanitari ad Aleppo e in tutte le zone assediate. Qui il comunicato sul lavoro di questi giorni. All’inizio di ottobre l’Unione Europea ha messo in campo una proposta chiara per Aleppo Est: far entrare gli aiuti umanitari, far uscire i feriti e i malati. Dobbiamo costruire le condizioni necessarie per metterla in atto: ne discuteremo ancora lunedì coi ministri dell’Unione al Consiglio affari esteri. Anche nei momenti più difficili, non possiamo permetterci il lusso di smettere di sperare e di smettere di lavorare. Ce lo ha ricordato il Comitato del Nobel per la Pace, col premio al Presidente Santos. Me lo ha ricordato il Presidente del Mozambico Filipe Nyusi, con cui ho parlato ieri per telefono: il Presidente e il leader del Renamo hanno deciso di continuare coi colloqui di pace nonostante l’assassinio di uno dei negoziatori, Jeremias Pondeca. Ma ce lo ha ricordato anche la liberazione di 21 delle ragazze rapite da Boko Haram. Il governo nigeriano, la Croce Rossa e la Svizzera hanno continuato a negoziare con pazienza per anni. Il lavoro non finisce qui: il nostro sostegno alla Nigeria andrà avanti fino a quando tutte le ragazze saranno in libertà, fino a quando tutta la Nigeria sarà liberata, e tutti i nigeriani potranno tornare alle loro case e alle loro...
In Nigeria. Sicurezza, investimenti e speranza per l’Africa

In Nigeria. Sicurezza, investimenti e speranza per l’Africa

Di ritorno da Abuja, Nigeria, per la mia sesta visita in Africa in un anno. Ero al Summit per la Sicurezza Regionale, insieme ai Presidenti dei paesi della zona del Lago Ciad, portando il contributo ed il sostegno europeo al loro impegno per sradicare la violenza di Boko Haram, con 50 milioni appena stanziati per la Forza multinazionale congiunta. Ma soprattutto, per lavorare con loro allo sviluppo economico, alla gestione degli effetti del cambiamento climatico, al contrasto alla corruzione, alla creazione di opportunità di lavoro soprattutto per i giovani, agli investimenti nelle infrastrutture, nei servizi, nell’istruzione. Perché questo è il vero modo di sconfiggere la follia del terrorismo: investire sull’istruzione, offrire un futuro, rendere forti le persone, le comunità. Coltivare gli anticorpi. Ed è anche il modo migliore, più intelligente e più efficace, di gestire il fenomeno migratorio. Per questo stiamo finanziando nuovi progetti per oltre 700 milioni, con il Trust Fund per l’Africa che abbiamo creato a dicembre. E continueremo a farlo, nelle prossime settimane. Non con la vecchia logica degli “aiuti”, ma con investimenti, da partner. Insieme ai governi, certo, con le agenzie internazionali, ma anche con le autorità locali e le organizzazioni della società civile. Ed è stato proprio l’incontro con la campagna #BringBackOurGirls il momento più forte della mia visita in Nigeria (nella foto qui sopra). Con loro ho ascoltato l’angoscia delle famiglie delle ragazze e la loro determinazione a ritrovarle e riportarle a casa, ma ancora di più ho visto la voglia di dare una vita di libertà e di speranza a tutti gli altri figli della comunità, del paese, dell’Africa. E questo è il nostro impegno....
Un’Europa più unita per la cooperazione allo sviluppo

Un’Europa più unita per la cooperazione allo sviluppo

Ieri s’è vista l’Europa unita per davvero, che decide e che fa la differenza. Scrivo da Bruxelles, in partenza per l’Africa. Ieri ho presieduto il Consiglio affari esteri nel formato del ministri della cooperazione e dello sviluppo. Dopo la storica approvazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile – lo scorso anno a New York – era necessario cominciare una revisione delle nostre politiche di sviluppo, per renderle ancora più ambiziose ed efficaci. Ma il Consiglio di ieri è stata l’occasione per fare un passo avanti importante nel nostro modo di investire nel mondo (qui la conferenza stampa finale). Se facciamo la somma degli aiuti allo sviluppo stanziati dagli Stati membri e dalle istituzioni europee, l’Europa unita investe più di chiunque altro per sostenere i paesi in via di sviluppo. Finora, però, troppo spesso siamo andati avanti in ordine sparso. Ieri abbiamo preso la decisione di mettere insieme tutte le nostre risorse – istituzioni europee, Stati membri e lavorare insieme per incoraggiare investitori privati, anche insieme alla Banca europea per gli investimenti. Insieme possiamo moltiplicare l’efficacia dei nostri investimenti, e attirare capitali privati che vadano a finanziare progetti di sviluppo sostenibile. Abbiamo calcolato che in alcuni paesi, a parità di spesa, i nostri fondi possono avere un impatto anche dieci volte superiore a quello di oggi. È la stessa idea che ha dato vita al piano Juncker per la crescita in Europa, un’idea che adesso vogliamo realizzare anche fuori dai nostri confini, con un grande piano di investimenti – a partire dall’Africa. L’Africa è una terra dal potenziale enorme, un potenziale frenato da terrorismo, corruzione, cambiamenti climatici, diseguaglianze. Ma insieme possiamo fare la differenza...