All’incontro di Parigi per la pace in Medio Oriente

All’incontro di Parigi per la pace in Medio Oriente

Scrivo di rientro da Parigi, dove oggi insieme agli altri membri del Quartetto (oltre all’Unione Europea, che ho rappresentato, ne fanno parte Nazioni Unite, Stati Uniti e Russia), ai paesi arabi, alla comunità internazionale abbiamo lavorato per ricostruire le condizioni per colloqui di pace tra israeliani e palestinesi. L’iniziativa della Francia ha avuto il merito tra l’altro proprio di sostenere l’azione del Quartetto, che tra pochi giorni presenterà un rapporto con una serie di raccomandazioni per rilanciare le trattative. Sarebbe un errore gravissimo dimenticare il conflitto in Medio Oriente mentre affrontiamo le crisi in Siria e in Libia, e la minaccia del terrorismo. È anzi più che mai urgente che riprendano i colloqui o la strada aperta da Oslo si chiuderà per sempre. La prospettiva di una soluzione con due Stati – Israele e Palestina – che vivono in sicurezza l’uno accanto all’altro resta l’unica possibile per portare davvero la pace. (Qui la mia conferenza stampa alla fine dell’incontro). È un’urgenza, quella di stabilizzare il Medio Oriente, che tutti i Paesi europei condividono. Ne abbiamo parlato a lungo anche durante le visite che ho fatto a Bratislava mercoledì e ieri a Varsavia. La Slovacchia assumerà dal primo luglio la presidenza di turno dell’Unione e con il mio collega Miro Lajčák abbiamo fatto un primo punto sul l’agenda degli appuntamenti e dei temi che dovremo affrontare nella seconda metà dell’anno. (Qui il video della conferenza stampa e del mio discorso all’incontro con gli ambasciatori slovacchi). Sono tante le crisi dentro e fuori l’Unione, a Sud così come a Est. Dobbiamo lavorare per gestirle ma anche pet prevenirne di nuove, se possibile. Di questo...
L’orgoglio dell’Europa, il bisogno di Europa

L’orgoglio dell’Europa, il bisogno di Europa

Una giornata tra Roma e Parigi, con due bei momenti questa mattina per celebrare la Festa dell’Europa, prima di tornare al lavoro sulla Siria, insieme a John Kerry, ad altri ministri europei e della regione, e all’opposizione siriana. Stamattina ero a Roma: prima in Campidoglio, dove ho partecipato alla cerimonia di consegna delle nuove bandiere europee alle scuole della capitale, con le classi delle elementari di diverse scuole di Roma. Raccontare l’Europa ai bambini è la sfida più grande, far crescere in loro la voglia di continuare la costruzione del sogno di integrazione che ha tanto migliorato le vite dei loro genitori, dei loro nonni, e che potrà continuare a rendere migliori anche le loro. Poi all’Auditorium, per dialogare insieme al presidente Napolitano e a centinaia di ragazzi sul futuro dell’Europa. È sempre un piacere enorme parlare con Giorgio Napolitano, che oggi ha richiamato tutti noi – la politica, i media e tutti i cittadini – a tenere bene a mente le conquiste dell’Europa per non perdere mai l’orgoglio di ciò che siamo riusciti a costruire, da europei. Perché il sogno non è più un’utopia, ma il primo progetto di integrazione regionale che la storia ha visto compiersi, grazie al coraggio e alla determinazione delle generazioni di grandi europei che ci hanno preceduto. È paradossale che in queste settimane siano stati un papa argentino e il presidente americano a ricordarci il valore e la necessità dell’Europa – per la vita dei cittadini europei e per quella del resto del mondo. Abbiamo una grande responsabilità, perché grandi sono gli strumenti che abbiamo, se ci rendiamo conto di poterli usare. Ma è stato un...
A Parigi, per una politica estera sempre più europea

A Parigi, per una politica estera sempre più europea

Ieri in visita ufficiale in Francia, per incontrare il primo ministro Manuel Valls e il Ministro degli Esteri Jean-Marc Ayrault. Dall’Africa alla Libia, dalla Siria all’Ucraina, dal contrasto al terrorismo alla gestione dei flussi migratori, molti e fondamentali sono i settori su cui la Francia contribuisce in modo determinante alle politiche europee. E la Francia che ho incontrato ieri, con la quale lavoro ogni giorno, sa molto bene che se vuole dare risposte vere – e durature – alle priorità dei propri cittadini, è solo attraverso un forte investimento nelle politiche comuni europee che può farlo. È stato così per l’accordo sul clima, formalmente firmato proprio ieri a New York da tutti i capi di stato e di governo, raggiunto a Parigi grazie ad un lavoro di mesi che l’Europa ha portato avanti insieme, con una grande capacità di coordinamento che ha fatto la differenza. Ora dobbiamo mettere la stessa determinazione nell’applicare da subito l’accordo: ne ho scritto qui insieme a Miguel Arias Cañete, Commissario per il clima e l’energia. E l’accordo sul clima è uno dei successi della politica estera europea che Obama ha ricordato proprio ieri da Londra, insieme all’accordo sul nucleare iraniano. Il presidente ha ripetuto ai nostri amici britannici che l’Unione non indebolisce ma rafforza la voce degli Stati Membri nel mondo. L’ho voluto citare in apertura del mio intervento alla conferenza annuale del nostro Istituto di Studi Strategici (EUISS): i nostri partner globali chiedono un’Europa unita, perché solo così saremo in grado di far fronte alle sfide che tutti insieme ci troviamo davanti. Sta a noi rispondere a questo appello. Sta a noi preservare e rinnovare la nostra Unione, ogni...