Cinque questioni importanti, e un ricordo

Cinque questioni importanti, e un ricordo

Scrivo dopo una settimana passata tra Bruxelles, Trieste e Parigi, al lavoro su cinque temi fondamentali per sicurezza e crescita nel nostro continente: Balcani, Sahel, la nostra difesa comune, i rapporti con la Russia e il Mediterraneo. Primo, il rapporto coi Balcani. A Trieste abbiamo incontrato i leader dei nostri sei partner balcanici che ancora non fanno parte dell’Unione Europea. Insieme abbiamo lanciato un messaggio chiaro: che la porta dell’Unione Europea è aperta per i Balcani, e che il cammino verso l’unità del nostro continente continua. Ma abbiamo anche lavorato ad alcuni progetti concreti di integrazione regionale, per migliorare i trasporti e aumentare gli scambi commerciali nei Balcani. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti dopo il vertice. E qui la conferenza stampa di lunedì scorso, dopo il Consiglio di associazione e stabilizzazione con la Bosnia Erzegovina. Il vertice di Trieste è stato anche l’occasione per una lunga conversazione con Emmanuel Macron, sui Balcani e sull’Africa, sulla situazione nel Golfo e sulla difesa comune europea (qui il comunicato). Il lavoro con lui è proseguito giovedì a Parigi, insieme anche ad Angela Merkel. Il Presidente e la Cancelliera si incontravano per il Consiglio dei ministri franco-tedesco, e insieme abbiamo lanciato una nuova Alleanza per la crescita e la sicurezza del Sahel. Qui il testo. A Parigi ho incontrato anche il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, e le ministre della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna – Florence Parly, Ursula Von Der Leyen, Roberta Pinotti e Dolores Cospedal. Qui il comunicato sui miei incontri a Parigi. Mercoledì invece ho ricevuto a Bruxelles il ministro degli Esteri russo Sergei...
In viaggio nei Balcani

In viaggio nei Balcani

Scrivo dopo il primo giorno di una visita in sei paesi dei Balcani occidentali che hanno iniziato il loro percorso di ingresso nell’Unione europea. La prima tappa, ieri, è stata il Montenegro, il Paese che ha fatto più strada nei negoziati con l’Ue e che è anche a un passo dall’entrare nella Nato. Oggi continuerò a Sarajevo e a Skopje, domani a Belgrado e a Tirana, sabato a Pristina. Qui l’editoriale che ho scritto per alcuni giornali dei Balcani alla vigilia della partenza. A Podgorica ho visto il presidente Filip Vujanovic, il premier Dusko Markovic (qui la conferenza stampa con lui) e il presidente del parlamento Ivan Brajovic prima di tenere un discorso davanti ai deputati. Il mio messaggio a tutte le istituzioni, lo stesso che ripeterò anche nelle altri capitali, è che le porte dell’Unione sono aperte ai Paesi dei Balcani. Non si tratta di un “allargamento” dell’Unione, ma di una “riunificazione” – perché i Balcani sono Europa, e in questi nostri primi sessant’anni di storia, che ci apprestiamo a festeggiare, abbiamo ormai compreso che lavorare insieme è molto più conveniente che combattersi. E ricordarlo qui, a venti anni dall’ultima delle “guerre europee” del secolo scorso, ha un valore speciale. Così come ha un valore speciale ragionare qui del futuro dell’Unione Europea, ricordandoci che in realtà non sarà affatto un’Unione a 27, dopo l’uscita della Gran Bretagna tra qualche anno, perché per uno Stato Membro che lascerà la nostra Unione ne avremo altri che ne diventeranno parte. Proprio in preparazione delle celebrazioni dei Trattati del 1957, lunedì ho avuto il piacere di essere a Roma per incontrare il Presidente del...
A Malta, coi nostri partner africani e libici

A Malta, coi nostri partner africani e libici

Scrivo in viaggio verso gli Stati Uniti, dove avrò una serie di primi incontri con la nuova Amministrazione americana, a partire dal segretario di Stato Rex Tillerson e dal National Security Advisor Michael Flynn. Ne scriverò nei prossimi giorni. Ma oggi voglio raccontare innanzitutto una giornata importante di lavoro con la Presidenza maltese e con i nostri partner libici e africani. Prima all’incontro per fare il punto sul lavoro sulla migrazione che stiamo facendo insieme – Europa, Africa, organizzazioni internazionali come l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione per le migrazioni (Iom) – dopo il vertice di Valletta di un anno fa: smantellare le reti dei trafficanti, salvare vite, investire nello sviluppo locale. Un lavoro che inizia a dare i primi frutti, e che continueremo a portare avanti insieme. Cooperazione, partenariato, rispetto: questa è la via europea alla gestione delle migrazioni, ed è anche per questo che il nostro lavoro acquista un’importanza particolare, in un mondo che sempre più si chiude nell’illusione dei muri. Qui il video del mio intervento oggi a Malta. E il segno della cooperazione, del rispetto e del partenariato è anche quello che oggi ci ha portato a bordo della nave San Giorgio per consegnare, insieme al primo ministro maltese Joseph Muscat e al ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti, i diplomi di fine corso al primo gruppo di guardiacoste libici addestrati dall’Operazione dell’Unione Europea Sophia. Nelle acque internazionali abbiamo in questo anno salvato più di 33.000 persone, consegnato alla giustizia più di 100 sospetti trafficanti, reso inutilizzabili quasi 400 imbarcazioni. Ora, con la formazione della guardia costiera libica, rafforzeremo la capacità dei nostri partner di operare nelle acque...
Un ritorno a casa: la mia visita ufficiale in Italia

Un ritorno a casa: la mia visita ufficiale in Italia

Mi fa un’impressione particolare tornare a Roma in “visita ufficiale”. Sto visitando tutte le capitali dei Ventotto, ma ovviamente il viaggio in Italia occupa un posto speciale. Ho incontrato il presidente Sergio Mattarella, i ministri Angelino Alfano, Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan e Roberta Pinotti, la presidente della Camera Laura Boldrini. Alla Camera ho partecipato a un’audizione coi miei ex colleghi delle commissioni esteri e difesa. Oltre a parlare delle crisi ai confini dell’Europa, ho voluto passare un messaggio: la politica estera europea è la politica degli interessi comuni. Non c’è contraddizione con le politiche estere degli Stati membri, non può esserci. Qui un breve estratto, più in basso il video integrale: Il mio punto di partenza è questo: i Trattati danno all’Unione europea degli strumenti non perfetti, ma utili per giocare un ruolo da Europa unita nella regione. E io non credo che ci sia ragione, né logica, nel rappresentare la politica europea come una ventinovesima politica estera, che si aggiunge alle ventotto degli Stati membri. Piuttosto è un esercizio di identificazione di qual è il terreno di interesse comune dei popoli europei, non soltanto dei ventotto stati membri, nel determinare i propri obiettivi di politica estera. La logica della distanza, quando non della contrapposizione, tra le capitali e la dimensione comunitaria nel mondo di oggi non ha...