A day of true European unity

A day of true European unity

We had an important meeting of the Foreign Affairs Council today in Brussels. It was important for the issues on the agenda – from the situation in Libya to our relationship with Russia, from relaunching the Middle East peace process to the trip I am planning to Iran with other Commissioners. But it was also important because of a great show of unity on each of the issues on the table. We keep reading of divisions inside our Union, but in meetings like this it is clear we share the same interests and objectives, even – and mainly – on the most heated matters. Here is the video of the final press conference. After the Council I had two other important meetings. First I took part, together with President Ollanta Humala, in the signing ceremony of a visa-waiver agreement with Peru. Starting from tomorrow, our citizens will not need a visa for short stays. It is yet another sign of the everyday stronger relationship between Europe and Latin America, after the visa-waiver deal with Colombia, the relaunching of our relations with Argentina and last week’s historic cooperation agreement with Cuba. Later in the evening I chaired the second association council with Moldova, with Prime Minister Pavel Filip. As restated by the Foreign Affairs Council today, we have a strategic interest in deeper relations with our Eastern neighbours. Helping them on their path toward reforms is their interest as much as it is ours, for all the citizens of this...

Statement by Federica Mogherini on cessation of hostilities in Syria

The agreement announced by the US and Russia, as co-chairs of the ceasefire task force established by the International Syria Support Group (ISSG), of which the EU is part, on the terms of a nationwide cessation of hostilities in Syria is good news and a step in the right direction.  It is fully in line with the decision taken by the ISSG in Munich last week. It is now crucial to work on the concrete implementation of modalities.  It must apply to all parties currently engaged in military or paramilitary hostilities, other than groups designated as terrorist organisations by the United Nations Security Council, as also emphasized by the European Council on 19th February Our duty is now to work with all relevant actors to accept the modalities for cessation of hostilities and to honour the commitments they made in Munich last 11-12th February. Syrians have already seen the first signs that the diplomatic talks can deliver for them with the relief of besieged areas with convoys of humanitarian aid. The delivery of humanitarian aid and the respect of the cessation of hostilities would enable UN Special Envoy Staffan de Mistura to reconvene the intra-Syrian talks in Geneva. The EU as a member of the ISSG is working hard to support the UN Special Envoy and the Syrian parties in implementation of UNSCR 2254. All members of the ISSG have the responsibility to live up to their commitments to implement the UNSCR 2254. After 5 years of conflict, we appeal to all not to waste this opportunity to put an end to the war in Syria and unite forces...

«In Siria niente soluzione militare. C’è una presa di responsabilità». Intervista al Corriere della Sera

Intervista di Paolo Valentino MONACO (Germania) – «Sulla Siria c’è stata una presa di responsabilità della comunità internazionale, che in un momento di stallo dei negoziati, avviati e sospesi a Ginevra, ha assunto su di sé il compito di dare una spinta a tradurre in pratica accordi già presi, verificando con le parti internazionali e regionali le condizioni per far cessare le ostilità e sbloccare l’accesso agli aiuti umanitari. Serviva che tutti, da Stati Uniti e Russia fino a Turchia e Arabia Saudita, si impegnassero in tal senso. Lo abbiamo fatto giovedì notte con la creazione di due task force». Federica Mogherini considera «prematuro parlare di successo». Ma l’incontro del Gruppo Internazionale di Supporto sulla Siria «non è stato un fallimento»: «Credo – dice l’Alto Rappresentate per la Politica estera della Ue – che sarà più facile, anche se non scontato, far arrivare l’aiuto umanitario. Quanto al cessate il fuoco è più problematico ma non sono del tutto pessimista». Il compito più difficile è quello della task force per la tregua, «che comporta un coordinamento politico e militare tra i principali attori sul terreno per fissare le modalità del cessate il fuoco, quindi identificare i target da evitare e le linee di demarcazione sul territorio». Perché è più ottimista sull’aiuto umanitario? «In quella task force l’Ue ha un ruolo fondamentale. Siamo il primo donatore sulla Siria: a Londra ho annunciato 2,4 miliardi di euro dal bilancio comune per 2016 e 2017, di cui 1 miliardo per i rifugiati in Turchia, 1 miliardo per quelli in Libano e Giordania, 400 milioni per i rifugiati interni. La novità è che, oltre...

«Andare avanti per non tornare indietro». Intervista a “La Stampa”

Intervista di Marco Zatterin «Vedo un rischio molto serio di implosione, anche se resto convinta che l’Europa abbia gli strumenti, la capacità e la forza per gestire questi numeri». Federica Mogherini propone una risposta a due facce all’allarme lanciato da molti, a partire dal premier francese Valls, sull’Ue che rischia di perdere Schengen e la sua stessa vita per colpa della crisi dei rifugiati. Ammette le minacce, l’alto rappresentante per la Politica estera. Però tiene salda la barra della speranza e continua a tessera la tela diplomatica, sulla Siria come sui migranti. Oggi vola a Berlino dove vedrà Frau Merkel ventiquattro ore prima del premier Renzi. Si dice che i due si parlino poco. Lei nega e, non rinunciando a un piccolo rimprovero al suo presidente Juncker, assicura: «Matteo e io siamo, e saremo, dalla stessa parte». Mogherini pensa che per rendere sostenibile l’emergenza degli sbarchi basterebbe che gli Stati attuassero le norme che hanno votato. «Se l’Ue agisce in modo razionale, con fiducia in se stessa e solidarietà, si andrà avanti – assicura – in caso contrario, l’alternativa è un ritorno indietro». Chiudendo i confini e bruciando Schengen?   «È un’illusione pericolosa pensare di poter gestire le migrazioni con il reinserimento dei controlli alle frontiere. Ci farebbe perdere una delle nostre più grandi conquiste, con costi economici e politici incalcolabili, e non aiuterebbe a controllare meglio il fenomeno. Sino a un anno fa, le politiche migratorie erano puramente nazionali. E proprio perché non funzionavano abbiamo cominciato a introdurre forme di solidarietà europea, faticosamente decise e non attuate». Alla riunione di Amsterdam s’è avuta l’impressione che le capitali scontino...