Al Consiglio europeo su migrazione, Balcani e difesa

Al Consiglio europeo su migrazione, Balcani e difesa

Scrivo alla fine di un Consiglio europeo particolarmente atteso, soprattutto in Italia, per i temi in agenda, a cominciare dall’immigrazione. È una questione epocale che nessun paese può affrontare da solo. Serve un lavoro comune e condiviso, dentro e fuori i confini dell’Europa. Ne parlo in questa lettera a La Repubblica. E ci lavoriamo quotidianamente, non solo nei giorni (e nelle notti) del Consiglio europeo. Proprio in questi giorni ho incontrato di nuovo il primo ministro del Mali Soumeylou Boubeye Maïga (qui il comunicato). E con l’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, e il direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, William Swing, abbiamo iniziato a discutere nei giorni scorsi di una possibile iniziativa comune per punti di sbarco nel Mediterraneo gestiti dall’Onu con il sostegno europeo. Ne abbiamo parlato anche al Consiglio europeo, e porteremo avanti il lavoro, con Grandi e con il nuovo direttore dell’Oim Antonio Vitorino (qui il comunicato della telefonata con Grandi e Swing, qui le mie congratulazioni a Vitorino). Al Consiglio europeo si è discusso anche di un altro pilastro dell’azione esterna dell’Unione: l’ingresso di nuovi paesi dai Balcani Occidentali. I leader dei Ventotto hanno confermato la volontà di aprire nel 2019 i negoziati per l’ingresso di Albania e quella che si chiamerà Macedonia del Nord. Ne parlo in questi due articoli (qui sull’Albania, qui sulla futura Macedonia del Nord), e in questo scambio con i giornalisti. Ho portato sul tavolo del Consiglio anche il lavoro fatto sulla difesa europea: la Cooperazione strutturata permanente sulla difesa, la mia proposta di creare un Fondo europeo per la pace per finanziare le nostre missioni di...
Di ritorno dalla Giordania. Una regione comune, un destino condiviso

Di ritorno dalla Giordania. Una regione comune, un destino condiviso

Scrivo di ritorno dalla Giordania, un paese che in tempi difficili per il Medio Oriente rimane un punto di riferimento per saggezza, equilibrio, capacità di mediazione. E che per questo l’Unione europea sostiene e continuerà a sostenere in ogni modo. Con il re Abdullah e con il ministro degli Esteri Ayman Safadi abbiamo parlato delle tensioni in Israele e Palestina, del conflitto in Siria, ma anche della nostra cooperazione per rafforzare l’economia giordana e aiutare le comunità che hanno accolto in questi anni milioni di profughi siriani. Negli ultimi tre anni abbiamo finanziato progetti da un miliardo di euro per l’istruzione, l’acqua, l’energia, le imprese. Ieri ho annunciato altri 20 milioni di euro per le fasce più deboli della società, e siamo pronti a svincolare il secondo pacchetto da 100 milioni di assistenza macro-finanziaria. Qui la conferenza stampa con Safadi. Il sostegno dell’Unione europea è fondamentale per assicurare un presente e un futuro a generazioni di giordani e di siriani che saranno chiamati presto a fare la loro parte. Come i 145 giovani giordani e siriani che si sono laureati oggi all’università di Madaba grazie al sostegno economico dell’Unione europea. È un investimento anche sul nostro futuro, perché condividiamo la stessa regione. Qui il mio intervento alla cerimonia di laurea. Ed è questa la logica che muove l’Unione Europea anche nei suoi rapporti con l’Africa. In occasione delle Giornate europee dello sviluppo, ho incontrato il presidente di turno dell’Unione africana e presidente del Rwanda Paul Kagame, il presidente dell’Angola João Lourenço, il presidente del Burkina Faso Roch Kaboré, il ministro sudafricano per le piccole imprese Lindiwe Zulu, ma anche...

Corea, Siria, Libia: tre incontri per costruire la pace

Scrivo in viaggio per il Cairo, dove oggi insieme alla Lega Araba, all’Unione Africana e alle Nazioni Unite parteciperò alla riunione del Quartetto per la Libia – un incontro preparato con l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamé nel corso del nostro incontro di giovedì scorso a Bruxelles. È stata una settimana impegnativa e importante. Innanzitutto per lo storico incontro di venerdì tra i leader delle due Coree: è il segno che la via della pace è possibile anche dopo sessant’anni di conflitto, se si ha il coraggio di praticare dialogo e diplomazia – ne ho scritto qui. Qui invece il comunicato sul mio incontro di mercoledì col ministro degli Esteri giapponese Tarō Kōno. Ma è stata anche la settimana della seconda conferenza di Bruxelles sul futuro della Siria, che ho presieduto insieme alle Nazioni Unite. A Bruxelles abbiamo mobilitato più di quattro miliardi di dollari per il 2018, per aiutare i siriani dentro e fuori dal paese. Ma soprattutto abbiamo cercato di sostenere il lavoro dell’Onu per rilanciare i negoziati tra le parti siriane e trovare una soluzione politica che metta fine alla guerra. Abbiamo dato voce alla società civile siriana, che ha dimostrato di saper mettere da parte le proprie differenze – politiche, etniche, sociali – e di voler e poter accompagnare un percorso di pace e riconciliazione. E abbiamo portato allo stesso tavolo tutti gli attori regionali e internazionali – dall’Arabia saudita all’Iran, dalla Turchia alla Russia e agli Stati Uniti. Abbiamo deciso di aprire la conferenza ascoltando Farah, una bambina siriana che vive in un campo in Giordania e sogna di fare la maestra. È per lei, il nostro impegno...

Una buona notizia dai Balcani

Scrivo da Toronto, dove sono per la riunione annuale dei ministri degli Esteri del G7, quest’anno ospitata dal Canada. La settimana che si apre sarà prevalentemente dedicata a questo, alla conferenza sulla Siria che terremo a Bruxelles insieme alle Nazioni Unite, e alla ministeriale della Nato. Anche la settimana che si conclude è stata per me particolarmente intensa, iniziata domenica scorsa in Arabia Saudita dove ho avuto l’onore di aprire il Summit della Lega araba. Da lì, lunedì in Lussemburgo per presiedere un importante Consiglio Affari Esteri dedicato alla Siria (qui il testo delle conclusioni che abbiamo adottato, qui il mio intervento sulla Siria al Parlamento europeo il giorno dopo), alle nostre relazioni con la Russia, all’Iran, e ai Balcani (qui i punti stampa che ho fatto in apertura e a conclusione del Consiglio). E il giorno dopo, a Strasburgo, abbiamo adottato il nostro rapporto annuale sui nostri sei partner nei Balcani, e le raccomandazioni specifiche su ognuno di loro: quest’anno, con la decisione di raccomandare l’apertura dei negoziati per l’adesione con l’Albania e con l’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (qui il testo del rapporto, qui la mia conferenza stampa a Strasburgo). Da lì sono voluta andare a portare direttamente la notizia a Tirana e a Skopje, per discutere immediatamente dei passi successivi, completando poi la mia visita nella regione con una tappa in Montenegro e una a Belgrado, i due paesi che stanno già negoziando il loro ingresso nell’Unione, e un incontro con tutti i primi ministri dei sei partner dei Balcani occidentali (qui il comunicato). In Albania ho incontrato il presidente della Repubblica Ilir Meta, il premier...
Per una soluzione politica alla guerra in Siria

Per una soluzione politica alla guerra in Siria

​Scrivo di ritorno dall’Arabia Saudita, dove ho partecipato – per la seconda volta consecutiva – al vertice annuale della Lega araba. Un vertice ancora più importante del solito, in un momento delicatissimo per la guerra in Siria. ​ L’Unione europea è sempre contraria all’utilizzo delle armi chimiche – lo abbiamo detto in modo chiaro subito dopo l’attacco alla periferia di Damasco della scorsa settimana – e sosteniamo i tentativi di prevenire nuovi attacchi chimici. Allo stesso tempo, sappiamo che l’unica soluzione possibile alla tragedia siriana è una soluzione politica, non militare, che passa dai negoziati di Ginevra guidati dalle Nazioni Unite. Questa è la posizione di tutta l’Unione europea – e l’ho ribadita ieri a nome di tutti e ventotto i Paesi dell’Unione, con questa dichiarazione. Oggi, in Arabia Saudita, ho parlato di questo e delle altre crisi regionali con l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, e con molti dei nostri interlocutori nella regione: il principe saudita Mohammed bin Salman, il re di Giordania Abdullah II, il premier libanese Saad Hariri, l’emiro del Kuwait Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, il premier libico Fayez al Sarraj, i ministri degli Esteri dell’Iraq Ibrahim al Jaafari, del Kuwait Sabah Al Khalid Al Sabah​, e del Marocco Nasser Bourita, il segretario generale della Lega araba Ahmed Aboul-Gheit e quello dell’Unione africana Moussa Faki. Tra poco più di una settimana, ospiteremo come Unione europea la seconda conferenza di Bruxelles sul futuro della Siria. Sarà la prima occasione per tornare a parlare di diplomazia e di pace, e per provare a riportare le parti...