Una buona notizia per iniziare il 2019

Una buona notizia per iniziare il 2019

L’anno è cominciato con una buona notizia: il parlamento di Skopje ha deciso a larga maggioranza di modificare la Costituzione per cambiare il nome del paese in “Repubblica della Macedonia del Nord”, come stabilito nell’accordo dell’estate scorsa con la Grecia. È la dimostrazione che, con coraggio e determinazione, si può mettere fine anche ai conflitti più lunghi. Ed è un passo avanti decisivo per la Macedonia del Nord nel cammino verso l’Unione europea. Ora tocca al parlamento greco, e poi ai capi di governo dell’Unione: è arrivato il momento di aprire i negoziati per l’ingresso della Macedonia del Nord – ma anche dell’Albania – nella nostra Unione. Qui il mio comunicato. Martedì scorso ho incontrato anche la delegazione nominata dal parlamento del Kosovo per il dialogo con la Serbia: un segnale della volontà di riprendere il percorso verso una normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado. Qui il comunicato. In settimana ho parlato col nuovo inviato dell’Onu per la Siria, Geir Pedersen, per confermargli il sostegno dell’Europa e per invitarlo a Bruxelles (qui il comunicato), e ho incontrato la presidente del parlamento emiratino, Amal al Qubaisi. E a nome dei Ventotto, ho reagito all’inizio del nuovo mandato presidenziale di Nicolas Maduro in Venezuela: un mandato che scaturisce da elezioni né libere né democratiche. Qui la nostra...
Dodici cose da portare nel 2019

Dodici cose da portare nel 2019

Primo giorno dell’anno, e come al solito ho voluto guardare ai momenti più belli e importanti dei dodici mesi passati. Il 2018 si è concluso con una nota triste: pochi giorni fa ci ha lasciato Amos Oz, lo scrittore israeliano che non ha mai smesso di credere nella possibilità della pace e di realizzare la soluzione dei due stati. Oz diceva: «Non è importante stabilire di chi è la colpa e chi, con la propria cecità, ha provocato la tragedia. Quello di cui c’è bisogno è trovare una strada che ci porti fuori dal pantano». Vorrei iniziare l’anno con questo insegnamento in mente. Di fronte alle mille difficoltà del nostro mondo, del nostro tempo, cercare di costruire piccole grandi soluzioni, insieme a chi può e vuole farlo, sapendo che dai piccoli passi avanti possono venire cambiamenti immensi. È anche il filo conduttore di questi dodici momenti che porto con me nel 2019, che tracciano l’immagine di un’Unione europea che è diventata punto di riferimento globale indispensabile. Dodici momenti che ci permettono di guardare avanti, anche tra mille difficoltà, con fiducia.  Ed è proprio l’invito a non perdere la fiducia il messaggio più bello che ha dato ieri sera il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella: «Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti. In altre parole non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società».   L’accordo del lago di Prespa A giugno ero al confine tra la Grecia e quella che si chiamerà Macedonia del Nord, per...
Al lavoro su Balcani, Ucraina e Medio Oriente

Al lavoro su Balcani, Ucraina e Medio Oriente

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa a Bruxelles – al lavoro soprattutto su Balcani, Ucraina e Medio Oriente. La settimana è iniziata col Consiglio di associazione con l’Ucraina: insieme al premier Volodymyr Groysman abbiamo parlato della situazione in Crimea e nel Mar d’Azov, ma anche delle riforme economiche e anti corruzione che il governo sta portando avanti con il sostegno dell’Unione europea. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro, qui il comunicato. Poi una serie di incontri coi nostri partner nei Balcani. Mercoledì ho ospitato un pranzo informale con i sei leader della regione: abbiamo parlato del lavoro da fare per consolidare il loro cammino verso l’Unione europea. Tutti hanno confermato il sostegno all’accordo dell’estate scorsa tra Grecia e la futura Macedonia del Nord, e ai negoziati tra Belgrado e Pristina. Ho anche incontrato separatamente il premier macedone Zoran Zaev, il presidente del Montenegro Milo Dukanovic, il premier kosovaro Ramush Haradinaj per il Consiglio di associazione col Kosovo (qui il comunicato, e qui il commento alla decisione del governo di Pristina di modificare il mandato delle Forze di sicurezza del Kosovo), e la premier serba Ana Brnabic per il Consiglio di associazione con la Serbia (qui la conferenza stampa). Giovedì invece ho presieduto il Consiglio di associazione con l’Egitto – questa la conferenza stampa col ministro degli Esteri Sameh Shoukri: abbiamo parlato della cooperazione tra i nostri paesi, ma anche e soprattutto della situazione nella regione, in particolare delle tensioni in Israele e Palestina. È un momento delicato per il Medio Oriente: da un lato i tentativi di mettere fine alla guerra in Yemen (qui il comunicato sull’accordo raggiunto...
All’Assemblea generale dell’Onu: Iran, Siria, Israele e Palestina

All’Assemblea generale dell’Onu: Iran, Siria, Israele e Palestina

Ieri ho scritto della settimana trascorsa a New York per l’Assemblea generale dell’Onu. Qui qualche dettaglio in più sul lavoro fatto per preservare l’accordo nucleare con l’Iran, per riavviare i negoziati per la pace in Siria, e per tenere in vita e rilanciare la soluzione dei due Stati per Israele e Palestina. Salvare l’accordo con l’Iran, per la nostra sicurezza comune A New York ho riunito i ministri degli Esteri di Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Iran per constatare ancora una volta che l’Iran sta rispettando i patti, come certificato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Insieme stiamo lavorando a un meccanismo per consentire alle nostre aziende di continuare a lavorare in Iran. Ne ho parlato alla conferenza stampa dopo l’incontro (qui), con Fareed Zakaria al Bloomberg Global Forum, e con Christiane Amanpour alla CNN. L’accordo con l’Iran funziona, e la strada dei negoziati multilaterali è necessaria anche per risolvere la questione coreana: ne ho parlato all’incontro sul Trattato per la messa al bando dei test nucleari. Il nostro contributo per rilanciare i negoziati sulla Siria La guerra in Siria può finire solo con un accordo tra siriani, negoziato grazie alle Nazioni Unite. A New York abbiamo lavorato per ridare slancio alle trattative guidate da Staffan de Mistura, l’inviato dell’Onu, e Staffan è stato nostro ospite alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea – ne parlo qui coi giornalisti. Poi abbiamo riunito i ministri di oltre cinquanta paesi – dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Turchia all’Iran al mondo arabo – per discutere di come sostenere il lavoro dell’Onu. E per annunciare una nuova conferenza a Bruxelles,...
Al Consiglio europeo su migrazione, Balcani e difesa

Al Consiglio europeo su migrazione, Balcani e difesa

Scrivo alla fine di un Consiglio europeo particolarmente atteso, soprattutto in Italia, per i temi in agenda, a cominciare dall’immigrazione. È una questione epocale che nessun paese può affrontare da solo. Serve un lavoro comune e condiviso, dentro e fuori i confini dell’Europa. Ne parlo in questa lettera a La Repubblica. E ci lavoriamo quotidianamente, non solo nei giorni (e nelle notti) del Consiglio europeo. Proprio in questi giorni ho incontrato di nuovo il primo ministro del Mali Soumeylou Boubeye Maïga (qui il comunicato). E con l’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, e il direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, William Swing, abbiamo iniziato a discutere nei giorni scorsi di una possibile iniziativa comune per punti di sbarco nel Mediterraneo gestiti dall’Onu con il sostegno europeo. Ne abbiamo parlato anche al Consiglio europeo, e porteremo avanti il lavoro, con Grandi e con il nuovo direttore dell’Oim Antonio Vitorino (qui il comunicato della telefonata con Grandi e Swing, qui le mie congratulazioni a Vitorino). Al Consiglio europeo si è discusso anche di un altro pilastro dell’azione esterna dell’Unione: l’ingresso di nuovi paesi dai Balcani Occidentali. I leader dei Ventotto hanno confermato la volontà di aprire nel 2019 i negoziati per l’ingresso di Albania e quella che si chiamerà Macedonia del Nord. Ne parlo in questi due articoli (qui sull’Albania, qui sulla futura Macedonia del Nord), e in questo scambio con i giornalisti. Ho portato sul tavolo del Consiglio anche il lavoro fatto sulla difesa europea: la Cooperazione strutturata permanente sulla difesa, la mia proposta di creare un Fondo europeo per la pace per finanziare le nostre missioni di...