Di ritorno da Washington (con due buone notizie da Serbia e Albania)

Di ritorno da Washington (con due buone notizie da Serbia e Albania)

Scrivo di ritorno da Washington, dove ho partecipato alla riunione ministeriale della Coalizione globale contro Daesh convocata da John Kerry e Ashton Carter. Lì, l’Unione Europea ha annunciato altri 200 milioni di euro di aiuti umanitari all’Iraq, mentre continua il lavoro nelle aree liberate per consentire agli iracheni di tornare alle loro case, per chiudere i canali di finanziamento del terrorismo e per rafforzare le istituzioni irachene. È un lavoro essenziale, che deve andare di pari passo con le operazioni militari. Hard e soft power sono sempre più legati l’uno all’altro. E anche di questo ho parlato ieri sera al Carnegie Endowment for International Peace, dove ho presentato la nuova Strategia globale dell’Unione Europea. Qui il video dell’incontro e qui l’intervista alla Pbs, la tv pubblica americana, sulla situazione in Turchia (questo è il mio comunicato di ieri) e sulle presidenziali Usa. Concludo con due buone notizie, che arrivano entrambe dai Balcani. Ieri il parlamento albanese ha approvato all’unanimità una importante riforma della giustizia. Ne avevo parlato qualche mese fa proprio nell’aula del parlamento a Tirana: sarà uno strumento importante per una giustizia più indipendente e trasparente, e per una lotta più efficace contro la corruzione (qui il comunicato). Due giorni prima, abbiamo aperto due nuovi capitoli del negoziato per l’ingresso della Serbia nella nostra Unione, anche in questo caso nell’ambito della giustizia e dei diritti fondamentali (qui il comunicato dopo il mio incontro di martedì col premier serbo Aleksandar Vučić). Sembra che tutte le buone notizie di questi tempi arrivino dai Balcani. E sono buone notizie per tutta l’Europa, in un’area fondamentale per la stabilità e la pace...
Un Consiglio europeo complicato

Un Consiglio europeo complicato

Oggi prima giornata di un Consiglio europeo complicato, pochi giorni dopo il referendum con cui la maggioranza dei cittadini britannici ha scelto di uscire dall’Unione. Del risultato del voto, e del lavoro da fare ora, abbiamo parlato a lungo con il premier britannico David Cameron e lo faremo di nuovo domani, per la prima volta a 27. La Gran Bretagna ha il dovere di dare certezza ai propri cittadini e agli altri 440 milioni di europei della nostra Unione (qui c’è il video delle mie dichiarazioni all’arrivo al Consiglio). Ma il Consiglio ha deciso anche di andare avanti sui migration compacts, di cui mi ha chiesto di coordinare la realizzazione. E ancora, abbiamo discusso delle prospettive economiche dell’Europa con Mario Draghi, dei rapporti con la NATO con il segretario generale Jens Stoltenberg, alla luce del lavoro che abbiamo fatto insieme in vista del Summit di Varsavia la prossima settimana. E del ruolo dell’Unione Europea nel mondo abbiamo parlato con la Strategia globale per la politica estera, la difesa e la sicurezza che ho presentato oggi ai capi di Stato e di Governo. Di questo, e del futuro della nostra Unione, ho parlato in queste interviste (al Corriere della Sera, a Le Monde e alla Süddeutsche...