Un partner forte, affidabile, indispensabile

Un partner forte, affidabile, indispensabile

Scrivo alla fine di una settimana particolarmente densa di incontri, tra Bruxelles con la ministeriale Nato, Bonn per il G20, e Monaco per la Security Conference. Il messaggio che ho raccolto nei tantissimi incontri bilaterali che ho avuto – e che ho rilanciato dal palco di Monaco – è che nel mondo si guarda all’Unione Europea come un partner forte, affidabile, cooperativo, indispensabile. Molto più forte di quanto noi stessi spesso pensiamo. E ancora più indispensabile in tempi pericolosi e confusi, in cui le regole sono troppo spesso percepite come una costrizione per alcuni invece che come una garanzia per tutti. L’Unione Europea è un punto di riferimento quando si parla di pace, multilateralismo, sviluppo, diritti, commercio libero ed equo. E anche quando si parla di sicurezza, per le operazioni militari e le missioni civili che abbiamo nel mondo, per la nostra collaborazione con la Nato. Ma non solo. È un’illusione credere di affrontare le sfide che abbiamo davanti solo con la forza militare. L’Unione Europea investe in sviluppo, in promozione dei diritti, in istruzione, in politiche contro i cambiamenti climatici, in società forti – piuttosto che nella pericolosa illusione che “uomini forti” possano rendere stabili i propri paesi. Non è filantropia, non sono “buoni sentimenti”, ma un investimento razionale anche sulla nostra sicurezza. L’ho detto ieri dal palco della Munich Security Conference, qui il video. Le disuguaglianze creano instabilità e fragilità, e di questo abbiamo parlato al G20 di Bonn. Non si tratta più, come in passato, di ragionare su cosa possiamo fare “per” l’Africa, ma di cosa dobbiamo fare insieme, “con” l’Africa. Siamo partner per la pace a la sicurezza, per la...
Al lavoro, con più determinazione di prima

Al lavoro, con più determinazione di prima

Scrivo in viaggio da Strasburgo a Varsavia, dalla sessione del Parlamento Europeo al vertice della NATO. A Strasburgo è stata una sessione intensa, con la presentazione in plenaria della Strategia globale sulla politica estera e di sicurezza (qui il video), la discussione sui nostri rapporti con la Cina (dove sarò la prossima settimana per il vertice UE-Cina, qui il video dell’intervento), la presentazione del rapporto del Quartetto sulla via da seguire per la soluzione dei due Stati in Israele e Palestina (qui il video). Nella seduta di ieri, ho avuto anche l’opportunità di annunciare una bella notizia all’Aula: un altro bambino è nato a bordo di una delle navi dell’operazione Sophia – che porta il nome di una bimba nata l’estate scorsa su una delle nostre navi. È un piccolo segnale di speranza, di vita, che racconta un’Europa che salva e che accoglie. L’Europa migliore. E il contrasto non potrebbe essere più netto con quello che è successo a Fermo. Il nostro continente, che ha conosciuto gli orrori del passato, non può lasciare posto al razzismo, all’odio, alla violenza. È anche per questo che il nostro lavoro continua, che l’Unione va avanti, con più forza e determinazione di prima. Perché ciò che abbiamo – un’Europa unita, spazio di pace e di libertà – ha un valore che a volte diamo per scontato, ma che va coltivato ogni giorno. L’ho visto in modo chiarissimo lunedì a Parigi, al vertice con i leader dei paesi dei Balcani occidentali, insieme a François Hollande e Angela Merkel. Vista da lì, da quella parte di Europa che ancora venti anni fa era distrutta dalla guerra, l’Unione Europea...
Cuba e Argentina, una pagina nuova. Poi a Parigi, per un’Europa della solidarietà

Cuba e Argentina, una pagina nuova. Poi a Parigi, per un’Europa della solidarietà

Scrivo di ritorno da un viaggio in Argentina e a Cuba, due Paesi diversi ma che hanno entrambi legami fortissimi con l’Europa (e l’Italia in particolare). Entrambi, in modi differenti e per storie differenti, stanno attraversando una fase di grande cambiamento e di apertura al resto del mondo. A Buenos Aires ho incontrato il presidente Mauricio Macri (di origine italiane), la mia collega e amica Ministra degli Esteri Susana Malcorra e diversi altri ministri per una sessione di lavoro sui dialoghi settoriali da avviare, oltre a una rappresentanza di imprenditori europei. Il messaggio che ho portato è che l’Europa è pronta a riannodare i fili di un rapporto storico, sia politico sia economico, che per troppi anni era stato interrotto. In particolare, abbiamo discusso di come far ripartire i negoziati tra Unione Europea e Mercosur (qui il video della conferenza stampa). Ma il momento per me più toccante è stata la visita al memoriale delle vittime del terrorismo di Stato degli anni Settanta e Ottanta. Su interminabili muri grigi, lungo la sponda del Rio della Plata, sono incisi i nomi di quasi diecimila persone uccise durante la dittatura militare. Giovani e giovanissimi, alcuni bambini, ragazze incinte – i figli e i nipoti di quelle madri e nonne di Plaza de Mayo che tante volte ho incontrato. La loro battaglia di verità deve restare nella memoria collettiva di tutti noi. La seconda tappa del mio viaggio è stata L’Avana. C’ero stata la prima volta da Alto rappresentante esattamente un anno fa e in quella occasione ci eravamo impegnati a chiudere entro un anno un Accordo bilaterale di dialogo politico e di cooperazione che avrebbe segnato un passo storico nelle nostre relazioni....
Siria, una speranza da alimentare (e poi Turchia e Argentina)

Siria, una speranza da alimentare (e poi Turchia e Argentina)

Scrivo da Buenos Aires, dove sono appena arrivata per la prima visita ufficiale mai fatta in Argentina da un Alto Rappresentante dell’Unione Europea. Incontrerò il Presidente Mauricio Macri, il Ministro degli Esteri (e mia amica) Susana Malcorra, molti altri rappresentanti del governo e di diverse realtà della società argentina. Gli ultimi due giorni li ho trascorsi tra Bruxelles e Strasburgo: ieri al Parlamento Europeo per un dibattito in plenaria sulla Siria (qui quello che ho detto in apertura e in chiusura del dibattito), e per la riunione settimanale del College della Commissione. Lunedì tutto il giorno (e parte della notte) al Consiglio Europeo, preceduto da un incontro con il Primo Ministro turco Ahmet Davutoğlu per discutere delle possibilità di gestione comune di un flusso di rifugiati senza precedenti, che riguarda tanto la Turchia quanto l’Unione Europea, ed altri paesi della regione (sarò in visita in Libano e Giordania nelle prossime settimane). Per me, l’incontro è stato anche l’occasione per discutere con le autorità turche della necessità di rafforzare il cessate il fuoco in Siria e lavorare affinché i negoziati a Ginevra possano riprendere; ma anche della necessità per la Turchia di rispettare gli standard europei sullo stato di diritto e sui diritti fondamentali, a partire dalla libertà di stampa e di associazione, e di affrontare la necessità di riprendere il processo di pace con i curdi. Di questo ho parlato anche con Selahattin Demirtaş, leader del principale partito di opposizione, durante l’incontro del Pse che ha preceduto il Consiglio Europeo (in basso a destra nella foto qui...