Incontri globali a Davos

Incontri globali a Davos

Oggi scrivo di ritorno dal Forum economico mondiale di Davos, occasione per me di molti e importanti incontri bilaterali con chi guida istituzioni internazionali o governi di paesi partner. Occasione ancora più utile quest’anno, alla vigilia dell’insediamento del nuovo Presidente statunitense e pochi mesi prima dell’avvio dei negoziati per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, per raccontare l’Unione e il suo lavoro, la sua forza – come seconda potenza economica mondiale dopo la Cina, primo mercato per gli scambi commerciali globali, primo donatore di aiuti umanitari e per lo sviluppo, prima potenza diplomatica al mondo, e attore sempre più rilevante per la sicurezza globale anche grazie ad un partenariato forte con le Nazioni Unite e la Nato. Del resto a Davos è stato evidente quanto gli equilibri geopolitici globali sia stiano ridefinendo, mentre restano ancora drammaticamente aperti molti conflitti che richiedono un lavoro costante e quanto più possibile comune a livello globale. A partire dalla Siria e dal contrasto a Daesh, al centro di molti degli incontri che ho avuto. Con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e il suo inviato speciale Staffan De Mistura, con il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, con il nuovo ministro degli Esteri giordano Ayman al Safadi, con il presidente del governo regionale curdo in Iraq Masoud Barzani – con tutti loro abbiamo parlato della conferenza di Astana che tra pochi giorni dovrà consolidare ed estendere il cessate il fuoco, di come sostenere il riavvio dei negoziati politici sotto l’egida dell’Onu a Ginevra, dell’iniziativa europea che stiamo conducendo con tutti gli attori regionali per definire la transizione politica del paese, e della conferenza sul...
In Arabia per la Siria. Poi Tunisia e Malta, con i giovani del Mediterraneo

In Arabia per la Siria. Poi Tunisia e Malta, con i giovani del Mediterraneo

Scrivo di ritorno da tre giorni tra Arabia Saudita, Tunisia e Malta, e anche oggi arrivano notizie di nuove scosse di terremoto nell’Italia centrale. Il coraggio e la forza che stanno dimostrando i cittadini, gli amministratori locali e i soccorritori hanno impressionato il mondo, e ovunque io vada sento la solidarietà e l’ammirazione per l’Italia, in questi giorni difficili. Non è una sorpresa, tutti conoscono la forza degli italiani. Ma la forza deve essere accompagnata da gesti concreti di solidarietà: per questo le istituzioni europee hanno accolto le richieste di aiuto che sono arrivate finora dall’Italia, e sarà importante continuare a farlo. A Riad, poche ore dopo la mia visita a Tehran, ho incontrato re Salman e il ministro di Stato Nizar Madani, per discutere di come aprire spazi di intesa regionale sul futuro della Siria, a sostegno del lavoro che le Nazioni Unite stanno facendo, ed affrontare la crisi umanitaria nelle aree più colpite dal conflitto, a partire da Aleppo. A Tunisi ho incontrato il Presidente Beji Caid Essebsi, il Presidente del Consiglio Yussef Chahed, il Ministro degli Esteri Khemaies Jhinaoui per discutere di come utilizzare al meglio il sostegno che l’Unione Europea dà alla transizione democratica della Tunisia, con un’attenzione particolare alla necessità di dare lavoro e ruolo a quella metà della popolazione che ha meno di 30 anni (qui la conferenza stampa col ministro Jhinaoui). È stato importante per me incontrare proprio gli studenti di ingegneria a Biserta e i giovani che hanno creato start-up a Tunisi, vedere la loro voglia di cambiare il proprio paese, l’energia di una generazione di cui non solo la Tunisia, ma tutto...
Diario dall’Onu, giorno 3: l’esempio della Colombia, il lavoro per Siria e Libia

Diario dall’Onu, giorno 3: l’esempio della Colombia, il lavoro per Siria e Libia

L’assemblea generale delle Nazioni Unite è un compendio dei drammi e dei successi del mondo. E così, il giorno dell’apertura ufficiale dell’Assemblea Generale, ho avuto la gioia e l’onore di ricevere dal Presidente Juan Manuel Santos una copia firmata da lui dello storico accordo di pace che lunedì siglerà con le Farc a Cartagena, a conclusione di un sanguinoso conflitto durato 50 anni. L’Unione europea ha sostenuto i negoziati in questi anni, e continueremo ad essere concretamente a fianco della Colombia nella realizzazione degli accordi. Il coraggio dimostrato dalla Colombia dovrebbe essere di esempio al mondo: per quanto difficile e doloroso sia, anche il più atroce dei conflitti alla fine si risolve con la politica e non con le armi (è il tema del video che ho registrato oggi per la Giornata mondiale della pace, qui). Ed è questa la strada che stiamo faticosamente cercando di percorrere sulla Siria, e su cui abbiamo lavorato alla riunione del Gruppo internazionale di sostegno che abbiamo tenuto a New York, e ancora in serata alla riunione informale dei ministri degli Esteri del G7. La situazione sul terreno continua a essere drammatica, l’attacco al convoglio di aiuti con le insegne del Programma alimentare mondiale è stato una violazione inaccettabile del diritto internazionale, una barbarie che mette a rischio la consegna di aiuti umanitari a centinaia di migliaia di persone allo stremo (qui c’è il mio comunicato congiunto con Christos Stylianides). Nonostante le difficoltà, la tregua concordata da Russia e Stati Uniti una settimana fa deve essere ripristinata e tenere. Spetta prima di tutto a Usa e Russia, in quanto co-presidenti del Gruppo, farla...