Due decisioni importanti e un errore storico

Due decisioni importanti e un errore storico

Scrivo dopo un Consiglio europeo difficile: i capi di Stato e di governo hanno rinviato la decisione di aprire i negoziati per l’ingresso di Albania e Macedonia del Nord nell’Unione europea, nonostante i progressi straordinari compiuti dai due paesi e contro il parere della Commissione europea. È molto più di un’occasione perduta: è un errore storico, che spero possa essere rettificato al più presto. Il Consiglio ha preso invece due decisioni importanti: ha approvato il nuovo accordo col governo di Londra per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea; e ha confermato le decisioni che avevamo preso lunedì coi ministri degli Esteri sull’intervento militare della Turchia in Siria. La nostra risposta all’attacco di Ankara contro i curdi siriani è stata forte e unita. Non solo abbiamo condannato l’intervento, ma abbiamo deciso che gli Stati membri smetteranno di vendere armi alla Turchia – ciascuno nel rispetto delle proprie legislazioni nazionali – e abbiamo adottato delle sanzioni economiche in risposta alle attività turche al largo delle coste di Cipro. Qui la conferenza stampa dopo il Consiglio affari esteri a Lussemburgo, e le parole che avevo scambiato coi giornalisti a inizio giornata. Già la settimana scorsa, al Parlamento europeo, avevo chiarito che se la Turchia decidesse di trasferire centinaia di migliaia di profughi siriani in una “zona cuscinetto” nel nord-est della Siria, per sostituire le popolazioni locali, non potrebbe di certo contare sul nostro sostegno economico. Qui il mio intervento. Il giorno in cui è stato annunciato il ritiro delle truppe americane dal nord-est della Siria ero in Giordania, dove ho incontrato il re Abdullah, il principe Hussein e il ministro degli Esteri...
Al lavoro su Balcani, Ucraina e Medio Oriente

Al lavoro su Balcani, Ucraina e Medio Oriente

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa a Bruxelles – al lavoro soprattutto su Balcani, Ucraina e Medio Oriente. La settimana è iniziata col Consiglio di associazione con l’Ucraina: insieme al premier Volodymyr Groysman abbiamo parlato della situazione in Crimea e nel Mar d’Azov, ma anche delle riforme economiche e anti corruzione che il governo sta portando avanti con il sostegno dell’Unione europea. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro, qui il comunicato. Poi una serie di incontri coi nostri partner nei Balcani. Mercoledì ho ospitato un pranzo informale con i sei leader della regione: abbiamo parlato del lavoro da fare per consolidare il loro cammino verso l’Unione europea. Tutti hanno confermato il sostegno all’accordo dell’estate scorsa tra Grecia e la futura Macedonia del Nord, e ai negoziati tra Belgrado e Pristina. Ho anche incontrato separatamente il premier macedone Zoran Zaev, il presidente del Montenegro Milo Dukanovic, il premier kosovaro Ramush Haradinaj per il Consiglio di associazione col Kosovo (qui il comunicato, e qui il commento alla decisione del governo di Pristina di modificare il mandato delle Forze di sicurezza del Kosovo), e la premier serba Ana Brnabic per il Consiglio di associazione con la Serbia (qui la conferenza stampa). Giovedì invece ho presieduto il Consiglio di associazione con l’Egitto – questa la conferenza stampa col ministro degli Esteri Sameh Shoukri: abbiamo parlato della cooperazione tra i nostri paesi, ma anche e soprattutto della situazione nella regione, in particolare delle tensioni in Israele e Palestina. È un momento delicato per il Medio Oriente: da un lato i tentativi di mettere fine alla guerra in Yemen (qui il comunicato sull’accordo raggiunto...
Due risultati importanti per l’Europa della difesa

Due risultati importanti per l’Europa della difesa

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa a Bruxelles e in Turchia, iniziata con alcuni risultati importanti nel nostro lavoro sull’Europa della difesa e conclusa oggi con l’incontro dei Ventisette capi di governo sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. La settimana è iniziata con le riunioni dei ministri degli Esteri e della Difesa dell’Unione, con la partecipazione – come al solito – del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. Martedì abbiamo aggiunto due nuove elementi al lavoro per un’Europa più sicura e più efficace come forza globale di pace. Coi ministri abbiamo approvato diciassette nuovi progetti comuni in materia di difesa – dai droni a una scuola europea dell’intelligence, dalla cyber-sicurezza all’aerospazio. E poi abbiamo deciso di rafforzare anche la dimensione civile delle nostre missioni internazionali, che già oggi è un motivo d’orgoglio per noi europei – dal Mali all’Ucraina, dall’Iraq alla Somalia. Vogliamo aumentare ancora la nostra capacità di azione in ambito civile, con nuove competenze e tempi di intervento più rapidi. Abbiamo parlato anche del futuro di Operazione Sophia, la nostra missione navale nel Mediterraneo: tutti i ministri hanno dato il loro sostegno all’Operazione, ma se non si troverà un accordo entro le prossime settimane saremo costretti a sospenderla. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti prima del Consiglio coi ministri della Difesa, e la conferenza stampa finale. Lunedì, coi ministri degli Esteri, abbiamo discusso della guerra in Yemen – in un momento in cui si intravvede la possibilità di una de-escalation, e dopo la mia telefonata del weekend scorso con l’inviato speciale dell’Onu Martin Griffith. Abbiamo poi lavorato sull’Ucraina, la Bosnia Erzegovina e l’Asia Centrale....

Corea, Siria, Libia: tre incontri per costruire la pace

Scrivo in viaggio per il Cairo, dove oggi insieme alla Lega Araba, all’Unione Africana e alle Nazioni Unite parteciperò alla riunione del Quartetto per la Libia – un incontro preparato con l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamé nel corso del nostro incontro di giovedì scorso a Bruxelles. È stata una settimana impegnativa e importante. Innanzitutto per lo storico incontro di venerdì tra i leader delle due Coree: è il segno che la via della pace è possibile anche dopo sessant’anni di conflitto, se si ha il coraggio di praticare dialogo e diplomazia – ne ho scritto qui. Qui invece il comunicato sul mio incontro di mercoledì col ministro degli Esteri giapponese Tarō Kōno. Ma è stata anche la settimana della seconda conferenza di Bruxelles sul futuro della Siria, che ho presieduto insieme alle Nazioni Unite. A Bruxelles abbiamo mobilitato più di quattro miliardi di dollari per il 2018, per aiutare i siriani dentro e fuori dal paese. Ma soprattutto abbiamo cercato di sostenere il lavoro dell’Onu per rilanciare i negoziati tra le parti siriane e trovare una soluzione politica che metta fine alla guerra. Abbiamo dato voce alla società civile siriana, che ha dimostrato di saper mettere da parte le proprie differenze – politiche, etniche, sociali – e di voler e poter accompagnare un percorso di pace e riconciliazione. E abbiamo portato allo stesso tavolo tutti gli attori regionali e internazionali – dall’Arabia saudita all’Iran, dalla Turchia alla Russia e agli Stati Uniti. Abbiamo deciso di aprire la conferenza ascoltando Farah, una bambina siriana che vive in un campo in Giordania e sogna di fare la maestra. È per lei, il nostro impegno...
Il cammino dei Balcani verso l’Unione europea

Il cammino dei Balcani verso l’Unione europea

Scrivo alla fine di una settimana dedicata soprattutto ai Balcani, al conflitto tra Israele e Palestina, e all’America Latina. Martedì a Strasburgo abbiamo presentato, come Commissione europea, la nostra Strategia per sostenere il cammino verso l’Unione europea dei nostri sei partner nei Balcani. Perché i Balcani sono parte del nostro continente, della nostra storia, e avranno un posto nel futuro dell’Unione. Qui il testo della Strategia, qui la conferenza stampa (anche in italiano), qui il mio intervento alla plenaria del Parlamento europeo. La scorsa settimana, a Bruxelles, avevo incontrato i tre membri della presidenza della Bosnia Erzegovina: Dragan Čović, Mladen Ivanić e Bakir Izetbegović. Qui il comunicato. In plenaria a Strasburgo abbiamo discusso anche del nostro sostegno all’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (l’Unrwa, qui il mio intervento), dopo che la scorsa settimana ho riunito a Bruxelles il gruppo dei donatori internazionali per la Palestina. per la prima volta dopo le tensioni delle ultime settimane, abbiamo riunito intorno a uno stesso tavolo israeliani e palestinesi, ma anche americani e i partner arabi. Qui la conferenza stampa. A margine della riunione ho incontrato il premier palestinese Rami Hamdallah e il ministro degli Esteri Riyad al Maliki, il ministro israeliano per la cooperazione regionale Tzachi Hanegbi, l’inviato speciale degli Stati Uniti Jason Greenblatt, i ministri degli Esteri della Giordania, Ayman al Safadi, dell’Egitto, Sameh Shoukri, degli Emirati Arabi, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, e della Norvegia, Ine Eriksen Søreide, e il commissario generale dell’Unrwa Pierre Krähenbühl. La scorsa settimana era iniziata con un incontro coi ministri del Mercosur, per portare avanti il negoziato in vista di un accordo tra Unione Europea e Argentina,...