L’Europa della cooperazione e del multilateralismo

L’Europa della cooperazione e del multilateralismo

Scrivo alla fine di una settimana in cui come Unione europea abbiamo ribadito e rafforzato i principi fondanti della nostra politica estera: cooperazione e multilateralismo, dialogo e ricerca di soluzioni che rafforzino la stabilità, la crescita economica e la sicurezza nostra e dei nostri partner. Negli ultimi giorni abbiamo lavorato molto con l’Africa, cui ci lega ormai una collaborazione strettissima, utile a entrambi. Martedì ho incontrato a Bruxelles il presidente del Gambia Adama Barrow e il suo governo: abbiamo raccolto più di un miliardo di euro dalla comunità internazionale per sostenere un paese che è uscito in modo pacifico da un regime autoritario. Qui il mio discorso, qui il comunicato. Mercoledì insieme a tutta la Commissione europea abbiamo incontrato la Commissione dell’Unione africana. Insieme con i commissari e il presidente Moussa Faki, con cui ho avuto anche un lungo colloquio bilaterale, abbiamo deciso di portare avanti la nostra cooperazione su sicurezza, sviluppo economico, gestione sostenibile dei flussi migratori, e sulle grandi questioni internazionali come l’accordo con l’Iran. Qui il comunicato. E l’intesa sul nucleare resta centrale: continuiamo a lavorare per preservarla, come Unione europea e insieme ai nostri partner internazionali, perché smantellare un accordo che sta funzionando non aiuterebbe in alcun modo a rafforzare la nostra sicurezza, al contrario. Questa settimana l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha certificato per la dodicesima volta che l’Iran sta rispettando gli impegni presi. Venerdì, a Vienna, l’Unione europea ha presieduto un nuovo incontro della Commissione congiunta sull’accordo, dove abbiamo ribadito l’impegno di tutti a preservare l’intesa (qui il comunicato). Ne ho parlato anche allo European Business Summit (qui il video), e porteremo avanti...
Di ritorno dall’Ucraina. Al lavoro su Siria e Medio Oriente

Di ritorno dall’Ucraina. Al lavoro su Siria e Medio Oriente

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa tra Kiev, Strasburgo e Roma. Prima in Ucraina, domenica scorsa e lunedì, per discutere delle riforme che il governo ha avviato negli ultimi anni e della guerra nella parte orientale del paese. Oggi l’Unione europea e l’Ucraina sono più vicine che mai, ma c’è ancora tanto lavoro da fare per affrontare le questioni che stanno più a cuore agli ucraini, a partire dalla lotta alla corruzione. Ne ho parlato con il presidente Petro Poroshenko e con il premier Volodymyr Groysman, con il ministro degli Esteri Pavlo Klimkin, ma anche con i rappresentanti della società civile e con un gruppo di studenti dell’università di Kiev – qui il nostro incontro. Della situazione nel Donbass e in Crimea ho discusso con il ministro per i territori occupati Vadym Chernysh, con il capo della missione Osce nel Donbass, con il rappresentante dell’Osce nel gruppo trilaterale e con la Croce rossa internazionale. Lunedì al Consiglio Affari Esteri discuteremo proprio di Ucraina – qui la nostra posizione di non-riconoscimento dell’annessione della Crimea, che abbiamo riconfermato in occasione del quarto anniversario. Dall’Europa orientale al Medio Oriente: il resto della settimana l’ho dedicato soprattutto alla situazione in Siria, in Libano e in Palestina. Prima a Strasburgo, alla plenaria del Parlamento europeo, abbiamo discusso della situazione nella Ghouta orientale e ad Afrin, e del lavoro che stiamo facendo non solo per portare aiuti umanitari alla popolazione siriana, ma anche per riavviare i colloqui di pace a Ginevra. Qui il mio intervento in Aula e la replica ai parlamentari. Poi a Roma, per due incontri importanti. Giovedì mattina con i donatori internazionali...
Per un’Europa più sicura, più autonoma e forte

Per un’Europa più sicura, più autonoma e forte

La settimana che si è conclusa ha segnato un momento storico per l’integrazione europea. Martedì si è riunito per la prima volta nella storia dell’Unione un consiglio dei ministri nel formato Cooperazione strutturata permanente: con i ministri della difesa dei 25 stati membri che ne fanno parte abbiamo approvato i primi diciassette progetti della difesa europea e la tabella di marcia per procedere sulla strada di una collaborazione sempre più stretta nella ricerca e nella produzione, per rendere l’Europa più sicura, più autonoma e per rafforzare la nostra industria della difesa. Con i ministri di tutti i 28 gli Stati membri abbiano anche incontrato la vicesegretaria generale della Nato, Rose Gottemoeller, per far avanzare ancora una collaborazione che negli ultimi anni è diventata intensa come mai prima, con 74 progetti comuni che già stiamo realizzando. E abbiamo fatto un punto sulle sedici missioni militari e civili europee. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro. Della svolta per una difesa europea e dell’impegno sempre più forte dell’Unione nelle sfide globali, a cominciare dall’immigrazione, si parla in un documentario dal titolo Europe at Sea. La regista, Annalisa Piras, per due anni ha seguito il nostro lavoro e venerdì il film è stato presentato a Bruxelles. Si può guardare qui. La chiave di tutto il nostro lavoro, ben raccontata anche nel film, è la collaborazione. Tra Stati membri, con i nostri partner nel mondo, con le grandi organizzazioni multilaterali. Come l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa: lunedì ho incontrato a Bruxelles il segretario generale, Thomas Greminger, per discutere delle crisi ancora aperte dentro l’Europa, a cominciare dall’Ucraina. Proprio a Kiev sarò questa...
Gerusalemme, una capitale per due Stati

Gerusalemme, una capitale per due Stati

Scrivo dopo una settimana dedicata soprattutto alla situazione in Israele e Palestina, dopo l’annuncio del presidente Trump su Gerusalemme. Noi europei crediamo che Gerusalemme debba essere la capitale di due Stati, lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina. E crediamo che l’unica strada per raggiungere questo obiettivo sia un negoziato diretto tra israeliani e palestinesi (qui la mia conferenza stampa di venerdì, qui l’intervista a Christiane Amanpour). L’ho detto al presidente palestinese Mahmoud Abbas nella nostra telefonata di mercoledì, nella quale l’ho anche invitato a lavorare perché le manifestazioni rimangano pacifiche (qui il comunicato). E Abbas sarà nostro ospite al Consiglio affari esteri di gennaio. Ne abbiamo parlato con il ministro degli Esteri giordani, Ayman al Safadi, a Bruxelles venerdì. La Giordania ha un ruolo molto particolare su Gerusalemme: re Abdullah è il custode dei luoghi santi, ed ha sempre dimostrato una saggezza straordinaria. Può contare sul sostegno totale e costante dell’Unione Europea. Qui la conferenza stampa con Safadi. Lo stesso messaggio lo consegneremo, con i ministri degli Esteri dei Ventotto, al premier israeliano Benjamin Netanyahu, che sarà con noi domani a Bruxelles. E con la stessa franchezza ho parlato anche coi nostri amici americani: al telefono con Jared Kushner, consigliere di Trump sul Medio Oriente, e di persona col segretario di Stato Rex Tillerson, qui a Bruxelles. Con Tillerson abbiamo parlato di tutte le principali questioni di politica estera: quelle su cui Stati Uniti e Unione Europea hanno posizioni diverse, come la lotta al cambiamento climatico o il ruolo delle Nazioni Unite, ma soprattutto quelle su cui Europa e America lavorano insieme in modo costante – dall’Ucraina alla...
Uniti di fronte alla sfida della Corea del Nord

Uniti di fronte alla sfida della Corea del Nord

Scrivo dalla Slovenia, dove sono per una visita ufficiale e per partecipare al Forum di Bled, dove incontrerò tra gli altri anche il direttore generale dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Yukiya Amano e il segretario esecutivo dell’Organizzazione per il trattato sulla messa al bando dei test nucleari (Ctbto) Lassina Zerbo. Con loro parleremo del modo migliore per rafforzare il sistema globale di non proliferazione nucleare, su cui l’Unione Europea investe molto. E degli ultimi test condotti da Pyongyang. La settimana alle nostre spalle si è chiusa con l’ultima sfida della Corea del Nord alla comunità internazionale, una nuova minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale. Di fronte a Pyongyang, è essenziale che la comunità internazionale resti compatta, che ogni decisione passi dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per aumentare la pressione economica e diplomatica, evitando pericolosi scenari di reazione militare. Subito dopo il test nucleare, ho sentito i ministri degli Esteri del Giappone, Taro Kono, e della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, per coordinare la nostra azione, in vista dei passi che l’Unione Europea deciderà di fare: ne discuteremo giovedì a Tallin al vertice informale dei ministri degli Esteri dell’Unione. Qui il mio comunicato. In un mondo che diventa sempre più caotico, la domanda di un’Unione Europea forte e affidabile è aumentata enormemente nell’ultimo anno. Lo vedo ogni giorno nel mio lavoro e lo vedono i capi delle 140 delegazioni che l’Unione ha nel mondo, riuniti la settimana scorsa a Bruxelles per la nostra conferenza annuale degli ambasciatori. È stata l’occasione per fare un punto sulle nostre priorità: dalla difesa europea alla lotta al terrorismo, dall’immigrazione al cammino verso l’Unione Europea...