Dodici cose da portare nel 2019

Dodici cose da portare nel 2019

Primo giorno dell’anno, e come al solito ho voluto guardare ai momenti più belli e importanti dei dodici mesi passati. Il 2018 si è concluso con una nota triste: pochi giorni fa ci ha lasciato Amos Oz, lo scrittore israeliano che non ha mai smesso di credere nella possibilità della pace e di realizzare la soluzione dei due stati. Oz diceva: «Non è importante stabilire di chi è la colpa e chi, con la propria cecità, ha provocato la tragedia. Quello di cui c’è bisogno è trovare una strada che ci porti fuori dal pantano». Vorrei iniziare l’anno con questo insegnamento in mente. Di fronte alle mille difficoltà del nostro mondo, del nostro tempo, cercare di costruire piccole grandi soluzioni, insieme a chi può e vuole farlo, sapendo che dai piccoli passi avanti possono venire cambiamenti immensi. È anche il filo conduttore di questi dodici momenti che porto con me nel 2019, che tracciano l’immagine di un’Unione europea che è diventata punto di riferimento globale indispensabile. Dodici momenti che ci permettono di guardare avanti, anche tra mille difficoltà, con fiducia.  Ed è proprio l’invito a non perdere la fiducia il messaggio più bello che ha dato ieri sera il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella: «Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti. In altre parole non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società».   L’accordo del lago di Prespa A giugno ero al confine tra la Grecia e quella che si chiamerà Macedonia del Nord, per...
Due risultati importanti per l’Europa della difesa

Due risultati importanti per l’Europa della difesa

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa a Bruxelles e in Turchia, iniziata con alcuni risultati importanti nel nostro lavoro sull’Europa della difesa e conclusa oggi con l’incontro dei Ventisette capi di governo sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. La settimana è iniziata con le riunioni dei ministri degli Esteri e della Difesa dell’Unione, con la partecipazione – come al solito – del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. Martedì abbiamo aggiunto due nuove elementi al lavoro per un’Europa più sicura e più efficace come forza globale di pace. Coi ministri abbiamo approvato diciassette nuovi progetti comuni in materia di difesa – dai droni a una scuola europea dell’intelligence, dalla cyber-sicurezza all’aerospazio. E poi abbiamo deciso di rafforzare anche la dimensione civile delle nostre missioni internazionali, che già oggi è un motivo d’orgoglio per noi europei – dal Mali all’Ucraina, dall’Iraq alla Somalia. Vogliamo aumentare ancora la nostra capacità di azione in ambito civile, con nuove competenze e tempi di intervento più rapidi. Abbiamo parlato anche del futuro di Operazione Sophia, la nostra missione navale nel Mediterraneo: tutti i ministri hanno dato il loro sostegno all’Operazione, ma se non si troverà un accordo entro le prossime settimane saremo costretti a sospenderla. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti prima del Consiglio coi ministri della Difesa, e la conferenza stampa finale. Lunedì, coi ministri degli Esteri, abbiamo discusso della guerra in Yemen – in un momento in cui si intravvede la possibilità di una de-escalation, e dopo la mia telefonata del weekend scorso con l’inviato speciale dell’Onu Martin Griffith. Abbiamo poi lavorato sull’Ucraina, la Bosnia Erzegovina e l’Asia Centrale....
Al Consiglio europeo su migrazione, Balcani e difesa

Al Consiglio europeo su migrazione, Balcani e difesa

Scrivo alla fine di un Consiglio europeo particolarmente atteso, soprattutto in Italia, per i temi in agenda, a cominciare dall’immigrazione. È una questione epocale che nessun paese può affrontare da solo. Serve un lavoro comune e condiviso, dentro e fuori i confini dell’Europa. Ne parlo in questa lettera a La Repubblica. E ci lavoriamo quotidianamente, non solo nei giorni (e nelle notti) del Consiglio europeo. Proprio in questi giorni ho incontrato di nuovo il primo ministro del Mali Soumeylou Boubeye Maïga (qui il comunicato). E con l’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, e il direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, William Swing, abbiamo iniziato a discutere nei giorni scorsi di una possibile iniziativa comune per punti di sbarco nel Mediterraneo gestiti dall’Onu con il sostegno europeo. Ne abbiamo parlato anche al Consiglio europeo, e porteremo avanti il lavoro, con Grandi e con il nuovo direttore dell’Oim Antonio Vitorino (qui il comunicato della telefonata con Grandi e Swing, qui le mie congratulazioni a Vitorino). Al Consiglio europeo si è discusso anche di un altro pilastro dell’azione esterna dell’Unione: l’ingresso di nuovi paesi dai Balcani Occidentali. I leader dei Ventotto hanno confermato la volontà di aprire nel 2019 i negoziati per l’ingresso di Albania e quella che si chiamerà Macedonia del Nord. Ne parlo in questi due articoli (qui sull’Albania, qui sulla futura Macedonia del Nord), e in questo scambio con i giornalisti. Ho portato sul tavolo del Consiglio anche il lavoro fatto sulla difesa europea: la Cooperazione strutturata permanente sulla difesa, la mia proposta di creare un Fondo europeo per la pace per finanziare le nostre missioni di...
Di ritorno dalla Giordania. Una regione comune, un destino condiviso

Di ritorno dalla Giordania. Una regione comune, un destino condiviso

Scrivo di ritorno dalla Giordania, un paese che in tempi difficili per il Medio Oriente rimane un punto di riferimento per saggezza, equilibrio, capacità di mediazione. E che per questo l’Unione europea sostiene e continuerà a sostenere in ogni modo. Con il re Abdullah e con il ministro degli Esteri Ayman Safadi abbiamo parlato delle tensioni in Israele e Palestina, del conflitto in Siria, ma anche della nostra cooperazione per rafforzare l’economia giordana e aiutare le comunità che hanno accolto in questi anni milioni di profughi siriani. Negli ultimi tre anni abbiamo finanziato progetti da un miliardo di euro per l’istruzione, l’acqua, l’energia, le imprese. Ieri ho annunciato altri 20 milioni di euro per le fasce più deboli della società, e siamo pronti a svincolare il secondo pacchetto da 100 milioni di assistenza macro-finanziaria. Qui la conferenza stampa con Safadi. Il sostegno dell’Unione europea è fondamentale per assicurare un presente e un futuro a generazioni di giordani e di siriani che saranno chiamati presto a fare la loro parte. Come i 145 giovani giordani e siriani che si sono laureati oggi all’università di Madaba grazie al sostegno economico dell’Unione europea. È un investimento anche sul nostro futuro, perché condividiamo la stessa regione. Qui il mio intervento alla cerimonia di laurea. Ed è questa la logica che muove l’Unione Europea anche nei suoi rapporti con l’Africa. In occasione delle Giornate europee dello sviluppo, ho incontrato il presidente di turno dell’Unione africana e presidente del Rwanda Paul Kagame, il presidente dell’Angola João Lourenço, il presidente del Burkina Faso Roch Kaboré, il ministro sudafricano per le piccole imprese Lindiwe Zulu, ma anche...

Verso un’Europa della difesa

Scrivo di ritorno dalla Bulgaria, dove ho presieduto una riunione informale dei ministri della Difesa dell’Unione. Abbiamo lavorato su alcuni dei progetti concreti che abbiamo avviato per costruire, per la prima volta nella nostra storia, una Europa della difesa. E abbiamo parlato di peacekeeping con due partner importanti: il vice-segretario generale della Nato Rose Gottemoeller e il vice-segretario generate dell’Onu Jean-Pierre Lacroix. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti prima e dopo l’incontro. Abbiamo discusso anche del nuovo bilancio dell’Unione europea, che per la prima volta si occuperà anche di difesa e sicurezza per i nostri cittadini. Mercoledì, come Commissione europea, abbiamo avanzato la nostra proposta per un bilancio che contiene delle altre novità importanti, come il raddoppio dei fondi per il programma Erasmus. Qui la proposta. La settimana era iniziata al Cairo con la riunione del Quartetto sulla Libia – insieme alla Lega araba, l’Unione africana e le Nazioni Unite. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro. E dal Cairo ho commentato le dichiarazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu sull’Iran: ho ribadito che l’accordo si fonda sui controlli rigorosi dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, non sulla fiducia tra le parti. Tutti i controlli dell’Aiea hanno finora certificato che gli accordi sono stati mantenuti. Qui la mia risposta ai giornalisti. Altre cose importanti della settimana. Giovedì ho presieduto il Consiglio di associazione con la Moldova – qui la conferenza stampa dopo il Consiglio. Mercoledì sono intervenuta al Parlamento europeo, per parlare della crisi politica in Venezuela – qui il mio intervento. Poi un incontro col premier somalo Hassan Ali Khaire (qui il comunicato) e una telefonata col presidente armeno...