Uniti e determinati

Uniti e determinati

Scrivo di ritorno da Tallinn, dove ho tenuto la riunione dei ministri degli esteri e della difesa dell’Unione Europea, al termine di una settimana difficile sul piano delle tensioni internazionali, dopo l’ultimo test nucleare della Corea del Nord. A queste tensioni abbiamo saputo rispondere con determinazione e unità, con alcune decisioni importanti, che spiego qui. Con i ministri degli esteri in questi giorni abbiamo anche affrontato la crisi in Venezuela, con l’impegno a proseguire i contatti per facilitare una soluzione alla crisi, in particolare coi nostri partner latino-americani; e il conflitto tra Israele e Palestina, con la decisione di avviare una revisione delle modalità del nostro impegno sul terreno, non certo per diminuirlo ma anzi per rafforzarne l’efficacia rispetto alla realizzazione dell’unico obiettivo realistico per una soluzione del conflitto, quello dei due stati. Altro punto importante in agenda, per il quale si sono uniti a noi i ministri dei cinque paesi candidati ad entrare nell’Unione Europea: la prevenzione della radicalizzazione e il contrasto al terrorismo. Qui la conferenza stampa dopo la riunione dei ministri degli Esteri, e qui il mio incontro con i parlamentari delle commissioni esteri e difesa di tutta Europa per discutere le priorità della nostra politica estera e di sicurezza comune. Perché a Tallinn, in questi giorni, abbiamo anche portato avanti il lavoro sulla sicurezza e difesa comune europea. Prima con un’esercitazione sulla cyber-security, insieme anche (per la prima volta) al segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, e poi con decisioni importanti sull’aumento del nostro impegno comune, europeo, in due aree strategiche per noi come il Sahel e il Corno d’Africa. Ma con i ministri della Difesa...
Una cattiva notizia, e qualche risultato importante

Una cattiva notizia, e qualche risultato importante

Scrivo di ritorno da Crans Montana, in Svizzera, dove negli ultimi due giorni ho partecipato alla fase conclusiva dei negoziati su Cipro condotti dalle Nazioni Unite. Lunghi giorni e notti di lavoro, conclusi senza un accordo tra le parti. Una pessima notizia, perché la pace a Cipro avrebbe messo fine a più di quaranta anni di crisi, dimostrando una volta di più il potere della diplomazia, portando non solo stabilità e sicurezza ma anche opportunità economiche nella regione. Da domani sarà più difficile immaginare un percorso che consenta alle parti di riavviare il negoziato. Ma l’Unione Europea continua a essere impegnata per la cooperazione nella regione, e pronta ad accogliere come suo stato membro un’isola unita, riconciliata e in pace. Il resto della settimana è stato invece segnato da risultati importanti. Lunedì scorso ho invitato a Bruxelles i presidenti di Serbia e Kosovo, Aleksandar Vucic e Hashim Thaci: insieme abbiamo deciso di aprire una nuova fase del dialogo tra Belgrado e Pristina, per la normalizzazione dei rapporti e per far avanzare tutti i Balcani nel percorso verso l’Unione Europea. Qui il comunicato. E ieri, sempre a Bruxelles, Unione Europea e Giappone hanno firmato un accordo importantissimo di libero scambio e di cooperazione politica. Importante non solo perché il Giappone è un nostro partner storico e una delle più grandi economie del mondo. Insieme stiamo dimostrando che la miglior risposta ai problemi della globalizzazione non è il ritorno al protezionismo, ma la collaborazione coi nostri partner per scrivere regole migliori per tutti – con più garanzie per il lavoratori, per l’ambiente, per i prodotti d’eccellenza. Di commercio, ma anche di...
La nostra Unione, forza di pace

La nostra Unione, forza di pace

Scrivo di ritorno da Dubrovnik, in Croazia, dove ho partecipato insieme ai nostri partner dei Balcani al vertice del Processo di Cooperazione del Sud-Est Europa. Era la prima volta che un Alto Rappresentate dell’Unione partecipava a un incontro in questo formato: è stata l’occasione per ribadire che il futuro dell’Unione Europea non è a 27, e che il percorso dei Balcani verso l’Unione va avanti (qui il mio incontro coi giornalisti). Domani, a Bruxelles, ospiterò i presidenti di Serbia e Kosovo, Aleksandar Vucic e Hasim Thaci, per portare avanti il dialogo e la normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina (qui il comunicato). L’Unione Europea è nata come progetto di pace, e continuiamo a mettere la pace al centro della nostra azione. Mercoledì scorso ero a Crans Montana, in Svizzera, per l’apertura di un nuovo giro di negoziati sulla riunificazione di Cipro: è un’opportunità storica per chiudere un conflitto che va avanti da più di quarant’anni, e l’Unione Europea è pronta a fare tutto il possibile per aiutare le due comunità a raggiungere un accordo (qui il comunicato). E sempre in tema di pace, questa settimana è arrivata una buona notizia dalla Colombia: le FARC hanno finalmente deposto le armi, mettendo fine – dopo l’accordo firmato col presidente Juan Manuel Santos nei mesi scorsi – a un conflitto che durava da oltre mezzo secolo. Qui il comunicato. Altre quattro cose importanti di questa settimana. Giovedì sera ero in Estonia, per l’inizio del semestre di presidenza estone dell’Unione Europea. Sarà un semestre dedicato in particolare al lavoro con i nostri partner dell’Europa orientale, alle migrazioni, alla cybersecurity e a continuare...