In Vienna, to save the deal with Iran

In Vienna, to save the deal with Iran

I write on my way back from Vienna, where I gathered – for the first time at ministerial level – the Joint Commission that oversees the implementation of the nuclear deal with Iran. Together with the Foreign Minister of Iran Javad Zarif, of France Jean-Yves Le Drian, of Germany Heiko Maas, of Russia Sergei Lavrov, of China Wang Yi and British Minister of State Alistair Burt, we discussed a substantial package of measures to preserve the deal, after the United States unilaterally withdrew from it. In Vienna we confirmed our political determination to keep implementing the deal, which is a strategic security interest for the European Union and the world. And beyond that, we agreed on actions to maintain Iran’s oil and gas exports, to keep financial channels and trade relations open, to support entrepreneurs who invest in Iran – particularly the small and medium ones. Here is the text we agreed with the ministers, which I read to the press after the meeting. Before I chaired the Commission, I had a long chat with Zarif to discuss the implementation of the deal – which Iran is respecting in full, as certified by the International Atomic Energy Agency. The trip to Vienna was also an opportunity to meet bilaterally with the Russian Foreign Minister Sergei Lavrov, with whom we also discussed Ukraine, Syria and the Balkans, and with China’s Foreign Minister and State Councillor Wang Yi, ahead of mid-July’s summit between European Union and China. My week has started in Rome, where I paid a visit to the headquarters of Operation Sophia, the European military operation we launched three...
Tra Vienna e Oslo, un’Europa per la pace

Tra Vienna e Oslo, un’Europa per la pace

Due giorni tra Vienna e Oslo, e ora di ritorno a Bruxelles. Ieri mattina ero in Austria per i vent’anni dal Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari: non una cerimonia commemorativa, ma un incontro di lavoro per ricordare a tutti noi che – dopo due decenni – il Trattato non è ancora entrato in vigore. Mancano ancora la firma e la ratifica di alcuni paesi fondamentali: ieri l’Unione Europea si è impegnata a facilitare l’entrata in vigore del Trattato, dialogando coi governi interessati ma anche coi loro cittadini. In tempi di nuove minacce alla sicurezza globale, il disarmo e la non proliferazione diventano ancora più fondamentali – e non possiamo smettere di ricordarlo alle nostre opinioni pubbliche. Qui il video del mio intervento a Vienna. E di sfide alla pace e alla nostra sicurezza ho parlato anche ieri sera a Oslo, al Centro dedicato ai premi Nobel per la pace. È stata anche un’occasione per ringraziare il Comitato del Nobel per il premio assegnato alla nostra Unione nel 2012: troppo spesso ci dimentichiamo che senza integrazione europea non avremmo vissuto questi settant’anni di pace nei nostri paesi. Fa bene ripeterlo, oggi che per la prima la nostra Unione viene messa in discussione. Qui il mio discorso al Centro Nobel per la pace. Per i nostri partner globali è evidente il contributo dell’Europa alla pace e alla sicurezza del mondo. Ne ho avuta l’ennesima conferma stamattina, ancora ad Oslo, durante un dialogo col ministro degli esteri iraniano Javad Zarif e con quello norvegese Borge Brende, per aprire l’Oslo Forum (qui il video). Ora di ritorno Bruxelles, alla cena...
A Vienna, uniti per la Libia e la Siria

A Vienna, uniti per la Libia e la Siria

Scrivo alla fine di due giornate intense a Vienna, dove la comunità internazionale si è riunita per lavorare a una via d’uscita alle crisi più drammatiche del nostro tempo e a noi più vicine, quelle che stanno attraversando la Libia e la Siria. Ai nostri confini, ai confini dell’Europa, da troppi anni due popoli – e con loro i paesi vicini, noi – affrontano la violenza della guerra, la distruzione, la mancanza di qualsiasi speranza nel futuro, la minaccia del terrorismo. Fuggono dalle loro case per cercare rifugio altrove. Riportare la pace in Libia e in Siria è un dovere verso questi due popoli, e al tempo stesso è indispensabile per la sicurezza dell’Europa e dell’intera regione. Per questo abbiamo deciso, all’incontro sulla Libia, di riconoscere il governo del primo ministro designato Fayez al Serraj come unica autorità, di sostenerlo nel compito enorme che sta affrontando di far ripartire il paese, di garantire la sicurezza delle istituzioni e dei cittadini, di combattere Daesh, di mantenere unita la Libia. È una sfida difficile, che sono i libici a dover vincere. La comunità internazionale, l’Europa, può sostenerli accogliendo le richieste di collaborazione che sono arrivate e arriveranno, ma il destino della Libia è e dovrà restare in mano ai libici. Come Unione Europea abbiamo stanziato 100 milioni di euro e abbiamo già fatto partire i primi progetti in campo umanitario, sostenendo le amministrazioni locali e il governo centrale, ma anche la società civile. Non solo. Stiamo lavorando con le autorità libiche sulla formazione delle loro forze di polizia per la sicurezza del loro territorio e dei loro confini di terra. Abbiamo anche iniziato...