La Turchia e la conferenza di Parigi sul clima: al lavoro sulle sfide comuni

La Turchia e la conferenza di Parigi sul clima: al lavoro sulle sfide comuni

Due vertici importanti in due giorni: ieri l’incontro dei leader dell’Unione europea con la Turchia a Bruxelles, oggi sono a Parigi per l’apertura di COP21, la conferenza globale sui cambiamenti climatici.

Sono tempi difficili sia per l’Europa sia per la Turchia. Dalla Siria alle questioni di politica interna turca, passando ovviamente per la crisi dei rifugiati – c’è un gran bisogno di cooperazione tra di noi. È essenziale che il nostro dialogo con Ankara non ometta nessuna delle questioni sul tavolo, inclusa la libertà di stampa, i diritti umani e ovviamente la riapertura del processo di pace coi curdi. Il rilancio dei colloqui sull’ingresso della Turchia in Europa deve andare di pari passo con tutti questi altri fascicoli.

L’incontro di ieri s’è svolto in un giorno triste per la Turchia, quello dei funerali di Tahir Elci. Anni fa, quando il Presidente Erdogan decise di rilanciare il processo di pace coi curdi, l’Europa sostenne la sua decisione. Siamo pronti a fare lo stesso anche oggi: la pace tra Ankara e i curdi sarebbe cruciale non solo per la Turchia, ma anche per tutta la regione e per la nostra Unione europea.

Scrivo ora da Parigi. Dopo gli attacchi di venerdì 13, è importante che tutta la comunità internazionale si sia ritrovata in questa città meravigliosa. Per qualche giorno discuteremo del futuro e del presente del nostro pianeta: i cambiamenti climatici sono già realtà, hanno un impatto sulle nostre vite e sulla nostra sicurezza. Serve un’azione immediata, e l’Europa farà del suo meglio per raggiungere un accordo forte e vincolante qui a Parigi.

Ma questo primo giorno di negoziati è anche una buona occasione per dialogare con colleghi e partner. Tra gli altri, stamattina ho incontrato anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu. L’Unione europea e Israele lavorano e continueranno a lavorare insieme: la priorità dell’Europa è riavviare al più presto dei veri colloqui di pace, e per questo stiamo chiedendo ai governi israeliano e palestinese di dare prova di leadership e di coraggio. Serve uno sforzo non solo per stemperare le tensioni attuali, ma pure per migliorare la situazione concreta sul terreno e per gettare le basi di un ritorno ai negoziati diretti. È nel nostro interesse di europei, ed è nell’interesse tanto dei palestinesi quanto degli israeliani.