«Un sì alla riforme farà nascere il nuovo». Il mio articolo sul Corriere della Sera

«Un sì alla riforme farà nascere il nuovo». Il mio articolo sul Corriere della Sera

Pubblicato sul Corriere della Sera di oggi

Caro direttore, scriveva Antonio Gramsci che la crisi è il momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Con il referendum del 4 dicembre saremo chiamati ad assumerci la responsabilità di far nascere il nuovo, con un sì. Noi questa traversata possiamo affrontarla, senza esitazioni, perché come cittadini, prima ancora che come politici, portiamo in noi i valori che hanno fondato la nostra democrazia e che sono scritti, scolpiti, nella prima parte della Costituzione: diritti, giustizia, lavoro. Principi inderogabili, irrinunciabili, principi intoccabili. È per preservarli che dobbiamo cambiare quella parte, e soltanto quella parte, della Costituzione che delinea il funzionamento delle istituzioni.

Due anni fa il partito Democratico ha vinto le elezioni europee con un programma preciso: fare quelle riforme che molti in passato avevano promesso, qualche volta tentato, ma mai realizzato. Per l’Italia. Perché i suoi cittadini hanno bisogno di istituzioni che funzionano, di sentirsi tutelati nei propri diritti, di ricostruire un tessuto sociale e un senso civico che si è perduto. Da italiana, sono convinta che il cambiamento passi anche dalla riforma della Costituzione su cui voteremo il 4 dicembre. Parliamo, è bene sottolinearlo sempre, della riforma della seconda parte della Costituzione. Questa riforma modifica gli articoli che negli anni hanno mostrato dei limiti, rallentato e qualche volta ingessato i processi politici. E così, non hanno tutelato diritti e principi sanciti dalla prima parte.

L’ho visto bene nei miei sei anni di lavoro alla Camera, così come lo hanno visto e lo vedono ogni giorno tutti gli italiani. Nel 2013, il primo anno di questa legislatura, Camera e Senato hanno approvato solo quattro leggi di iniziativa parlamentare. Una portava la mia firma: era la legge di ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Nello stesso anno sono state approvate 28 leggi di iniziativa del governo: per ogni legge di iniziativa parlamentare, sette di iniziativa governativa. Sempre più decreti, perché le proposte di legge richiedono troppo tempo; sempre meno proposte di legge, perché il parlamento è ingolfato di decreti. Un circolo vizioso che lascia poco spazio per l’iniziativa parlamentare e ancora meno per quella popolare, che pure è prevista dalla Costituzione. Così la prassi ha avuto la meglio sui principi e le istituzioni sono state sempre meno efficienti, nel discredito generale della politica.

Molti — a cominciare dal Presidente emerito Giorgio Napolitano — hanno spiegato punto per punto i meriti di questa riforma, di una procedura più rapida per le nuove leggi, di un diverso rapporto tra Stato e Regioni. Da ex deputata, sono convinta che un parlamento più efficiente sia un parlamento più forte. Da italiana, sono convinta che questa riforma serva all’Italia, a tutti i cittadini. Per troppo tempo chi ha avuto responsabilità istituzionali ha scaricato i problemi del Paese sulla generazione successiva. Oggi abbiamo la possibilità di scegliere e di far nascere il nuovo. Per questo, io il 4 dicembre voterò sì.