Un’Agenda europea sulle migrazioni

Un’Agenda europea sulle migrazioni

Oggi abbiamo avuto la dimostrazione che quando lavoriamo tutti insieme per un obiettivo condiviso, l’Europa è capace di muoversi bene, e in tempi rapidi. È passato meno di un mese dalla tragedia del 19 aprile nel canale di Sicilia. Ed è grave che ci siano voluti quasi altri mille morti per convincere la nostra Unione ad affrontare in modo serio il dramma dell’immigrazione. Ma ci siamo messi al lavoro e oggi, insieme a Frans Timmermans e Dimitris Avramopoulos, abbiamo presentato l’Agenda sulla migrazione preparata dalla Commissione europea.

In lingua burocratese, quella che si usa da queste parti, si dice che abbiamo scelto un “approccio comprensivo”. Ovviamente dobbiamo affrontare l’emergenza in corso, e salvare il maggior numero possibile di vite umane nelle acque del Mediterraneo. Ma bisogna pure fare in modo di ridurre la massa di donne e uomini che mettono la loro vita in mano ai trafficanti di esseri umani.

I dettagli dell’Agenda li trovate qui, in italiano. In conferenza stampa (qui il video) mi sono concentrata sugli aspetti del nostro piano che sono rivolti all’esterno dell’Unione. Dobbiamo lavorare coi nostri partner sulle cause dell’immigrazione, a partire dalla povertà, dai conflitti e dalla prevenzione delle catastrofi naturali. Dobbiamo poi aumentare la collaborazione coi paesi di transito dei migranti, e stamattina abbiamo deciso di rafforzare la missione civile EUCAP Sahel in Niger e la nostra presenza in alcune città chiave per il traffico di esseri umani, come Agadez. Abbiamo aumentato il nostro impegno con tutti i partiti libici, in collaborazione con l’Onu e l’inviato Bernardino Leon. E abbiamo previsto una missione navale, che sarà complementare a Triton e Poseidon, col mandato di distruggere il modello di “business” dei trafficanti di uomini. Mi aspetto che già lunedì prossimo, nel Consiglio affari esteri, potremo prendere le prime decisioni operative su questa nuova missione.

Ora tocca al Consiglio e agli Stati membri. Spero davvero che tutti accettino di fare la propria parte. Perché finalmente stiamo cominciando a capire che questioni gigantesche come questa – migliaia di persone che perdono la vita inseguendo il sogno di una vita migliore in Europa – le possiamo affrontare solo se restiamo uniti. Gli strumenti ormai li abbiamo: si tratta di decidere di usarli, e di fare davvero l’Europa.