Un’alleanza globale per difendere l’accordo sul clima

Un’alleanza globale per difendere l’accordo sul clima

L’accordo di Parigi sul clima ha rappresentato un’assunzione di responsabilità collettiva verso il futuro. Tra un interesse di breve respiro e uno a lungo termine, per una volta economie industrializzate e paesi in via di sviluppo – unite – hanno dimostrato lungimiranza e deciso di mettere un argine ai cambiamenti climatici.

Di fronte ai disastri naturali, alle crisi umanitarie ed economiche, e ai grandi movimenti migratori provocati dai cambiamenti climatici in diverse aree del mondo, è un investimento vero in stabilità, in sicurezza, in sviluppo sostenibile. Per tutto il pianeta.

Noi, come Unione Europea, non cambiamo direzione. Anzi. Se ieri il Presidente americano Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti usciranno dall’accordo, così come è, noi restiamo determinati ad attuare in pieno quell’intesa. Su questo non vi sono dubbi, l’ho ribadito anche al vicepresidente americano Mike Pence quando mi ha chiamata ieri per spiegare all’Unione Europea la decisione presa. Andiamo avanti e non da soli: costruendo alleanze globali a sostegno di una sfida globale.

Da tempo abbiamo costruito collaborazioni forti sulla lotta al cambiamento climatico con quei paesi e quelle aree del mondo che hanno la nostra stessa determinazione. Come l’America Latina – e in questi giorni ne ho avuto conferma nella mia visita in Cile e Argentina. Come l’Unione Africana. Insieme abbiamo ribadito che la cooperazione sul clima è una priorità vitale (qui il comunicato).

O come la Cina. Ne abbiamo parlato a lungo nel summit Unione Europea-Cina che abbiamo tenuto ieri e oggi a Bruxelles. Pechino ha confermato gli impegni presi e la determinazione a impegnarsi sullo scacchiere internazionale a sostegno dell’accordo di Parigi, ma anche del sistema multilaterale, e a portare il proprio contributo nella ricerca di soluzioni politiche alle crisi regionali, dalla Corea del Nord alla Libia, alla Siria.

E per l’Unione Europea la Siria resta in cima all’agenda politica. Stamattina ho incontrato Riad Seif, il presidente della Coalizione nazionale siriana delle forze di opposizione, e Jawad About Hatab, il premier del governo siriano ad interim, per discutere di una soluzione politica al conflitto, del sostegno umanitario ai siriani e del lavoro da fare con tutti i siriani in vista della ricostruzione del paese, quando la transizione sarà avviata. Qui il comunicato.

Da domani sarò nuovamente in Africa – per la nona volta in questi due anni, senza contare le visite in Africa del Nord –, stavolta in Liberia e in Mali, per incontrare la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale e i cinque paesi del G5 Sahel. Qui il comunicato che annuncia la visita.