All’Assemblea generale dell’Onu. Investire nel multilateralismo è un nostro “interesse nazionale”

All’Assemblea generale dell’Onu. Investire nel multilateralismo è un nostro “interesse nazionale”

Scrivo di ritorno dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York: una settimana di lavoro per preservare l’accordo nucleare con l’Iran, per riavviare i negoziati per la pace in Siria, per tenere in vita e rilanciare la soluzione dei due Stati per Israele e Palestina, per lavorare insieme all’Africa sul nostro futuro, per difendere diritti e creare opportunità per tutti (di Iran, Siria e Medio Oriente scriverò meglio in un altro post). Ma soprattutto per ribadire che la soluzione alle grandi questioni del nostro tempo va costruita insieme, e le Nazioni Unite sono il centro di gravità di tutto il nostro lavoro collettivo per la pace, la sicurezza e la crescita nel mondo.

In questi giorni, le Nazioni Unite sono state descritte da alcuni come un ostacolo alla realizzazione dei nostri “interessi nazionali”. È esattamente il contrario. In un mondo complesso e difficile come il nostro, le uniche soluzioni realistiche ed efficaci sono quelle che nascono unendo le forze, tra potenze mondiali e tra continenti, nella cornice delle Nazioni Unite. Questa è la scelta dell’Unione europea. L’abbiamo ribadita nell’incontro col segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, e in quello – che ho convocato per la prima volta – con i ministri dei membri europei del Consiglio di Sicurezza.

Ed è una scelta che stiamo mettendo in pratica quotidianamente. Ad esempio rafforzando la cooperazione trilaterale tra Unione europea, Unione africana e Nazioni Unite – su migrazioni, crescita economica, pace e sicurezza (qui il resoconto del nostro incontro a New York). Sostenendo il lavoro dell’Onu per mettere fine alla crisi in Libia. Oppure sostenendo la cooperazione tra paesi su temi di interesse comune – come facciamo nel Sahel, per mettere fine all’instabilità in Mali e in tutta la regione (qui il nostro incontro sul Sahel).

Ma anche per affrontare questioni globali che ci interessano tutti allo stesso modo. Creare posti di lavoro e opportunità per i giovani (e a New York sono entrata nel board di una nuova iniziativa con l’Unicef, qui il video). Governare insieme le migrazioni, trasformandole da sfida a opportunità di crescita economica e umana (qui un incontro sulle migrazioni dentro il continente africano). Combattere la violenza sulle donne in tutti i continenti (in questi giorni abbiamo annunciato un investimento concentrato sull’America Latina, qui il video). Dimostrare che il rispetto dei diritti umani rende le nostre società più forti e più ricche, come abbiamo fatto all’incontro che abbiamo organizzato sulle “Good Human Rights Stories”. Lavorare a uno sviluppo davvero sostenibile, che riduca le diseguaglianze e protegga l’ambiente (qui il video che ho registrato la campagna #Act4SDGs nel primo anniversario degli Obiettivi di sviluppo sostenibile). Sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, regolando allo stesso tempo i loro utilizzi militari – e di questo ci siamo occupati nel secondo incontro del Global Tech Panel.

Gli incontri

La settimana dell’Assemblea generale è sempre un’occasione per incontrare i miei colleghi di tutto il mondo. Ci siamo trovati con tutti i ministri del G7. Ho visto il Segretario di Stato americano Mike Pompeo all’annuale “cena transatlantica”, i ministri di tutti i paesi europei rappresentati in Consiglio di Sicurezza, e i ministri degli Esteri degli altri due membri permanenti, il russo Sergei Lavrov e il cinese Wang Yi.

Ho ospitato una cena dei capi di Stato e di governo dei Balcani (qui il comunicato). Tra i nostri vicini orientali, ho incontrato il nuovo premier della Georgia Mamuka Bakhtadze e il ministro degli esteri ucraino Pavlo Klimkin. E i ministri degli Esteri della Norvegia, Ine Eriksen Soreide, e della Svizzera, Ignazio Cassis.

Tra i nostri vicini del Mediterraneo e mediorientali, ho incontrato il presidente palestinese Mahmoud Abbas, il re di Giordania Abdullah II e il ministro degli Esteri Ayman Safadi, il ministro degli Esteri libanese Gebran Bassil, il ministro degli Esteri del Marocco Nasser Bourita, il ministro degli Esteri del Qatar Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, il ministro degli Esteri emiratino Sheikh Abdullah bin Zayed Al Nahyan, i rappresentanti dell’opposizione siriana. Ho visto anche i rappresentanti delle organizzazioni regionali –il segretario della Lega araba Aboul Gheit, la leadership del Consiglio di Cooperazione del Golfo insieme ai ministri degli Esteri di Oman e Kuwait, il segretario dell’Organizzazione per la cooperazione islamica Yousef bin Ahmed Al-Othaimeen. E poi il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif.

Dall’Africa, il presidente della Commission dell’Unione africana Moussa Faki, il presidente del Niger Mahamadou Issoufou, il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keïta e il presidente del Mozambico Filipe Jacinto Nyusi.

Dall’America Latina, il nuovo presidente colombiano Ivan Duque Marquez, il nuovo presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermudez, il ministro degli Esteri messicano Luis Videgaray, il cileno Roberto Ampuero, l’ecuadoregno Jose Valencia Amores. E ho partecipato a un incontro per aiutare i profughi venezuelani e le comunità che li ospitano.

Dall’Asia e dal Pacifico, ho incontrato la premier del Bangladesh Sheikh Hasina, il ministro degli Esteri dell’India Sushma Swaraj, il ministro degli Esteri del Pakistan Mahmood Qureshi, e il nuovo ministro degli Esteri australiano Marise Payne.

E poi le organizzazioni internazionali: il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, la sua vice Amina Mohammed, la nuova commissaria per i diritti umani Michelle Bachelet, il commissario dell’Unrwa Pierre Krähenbühl, e in un incontro a tre, l’Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi e il direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni William Swing.

Qui il post su Iran, Siria e Medio Oriente all’Assemblea generale dell’Onu