Uniti di fronte alla sfida della Corea del Nord

Uniti di fronte alla sfida della Corea del Nord

Scrivo dalla Slovenia, dove sono per una visita ufficiale e per partecipare al Forum di Bled, dove incontrerò tra gli altri anche il direttore generale dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Yukiya Amano e il segretario esecutivo dell’Organizzazione per il trattato sulla messa al bando dei test nucleari (Ctbto) Lassina Zerbo. Con loro parleremo del modo migliore per rafforzare il sistema globale di non proliferazione nucleare, su cui l’Unione Europea investe molto. E degli ultimi test condotti da Pyongyang.

La settimana alle nostre spalle si è chiusa con l’ultima sfida della Corea del Nord alla comunità internazionale, una nuova minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale. Di fronte a Pyongyang, è essenziale che la comunità internazionale resti compatta, che ogni decisione passi dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per aumentare la pressione economica e diplomatica, evitando pericolosi scenari di reazione militare.

Subito dopo il test nucleare, ho sentito i ministri degli Esteri del Giappone, Taro Kono, e della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, per coordinare la nostra azione, in vista dei passi che l’Unione Europea deciderà di fare: ne discuteremo giovedì a Tallin al vertice informale dei ministri degli Esteri dell’Unione. Qui il mio comunicato.

In un mondo che diventa sempre più caotico, la domanda di un’Unione Europea forte e affidabile è aumentata enormemente nell’ultimo anno. Lo vedo ogni giorno nel mio lavoro e lo vedono i capi delle 140 delegazioni che l’Unione ha nel mondo, riuniti la settimana scorsa a Bruxelles per la nostra conferenza annuale degli ambasciatori. È stata l’occasione per fare un punto sulle nostre priorità: dalla difesa europea alla lotta al terrorismo, dall’immigrazione al cammino verso l’Unione Europea dei Balcani, alla necessità di continuare ad investire nel multilateralismo. Di fronte a grandi sfide, abbiamo grandi opportunità: dimostrare l’enorme potenziale dell’Unione Europea e il suo ruolo fondamentale per la sicurezza e lo sviluppo mondiali. Qui il mio discorso alla conferenza degli ambasciatori.

Basta guardare appena fuori dai nostri confini per avere la prova di quanto l’Unione Europea sia una potenza indispensabile. Penso ai 20 miliardi che ogni anno l’Unione insieme ai suoi stati membri investe in Africa, 2 miliardi solo dal fondo fiduciario creato due anni fa al summit della Valletta per la gestione dei flussi migratori insieme ai nostri partner africani.

E una prova di quanto l’Unione sta facendo è venuta anche dalla riunione convocata a Parigi la settimana scorsa dal presidente francese Emmanuel Macron. Con lui, con il premier italiano Paolo Gentiloni, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, con i presidenti del Niger, Mahamadou Issoufou, e del Ciad, Idriss Déby, e il primo ministro della Libia Fayez Serraj, abbiamo discusso di come portare avanti con ancora più efficacia la collaborazione sui progetti che l’Ue ha messo in campo. Dobbiamo lavorare insieme, sempre di più, se vogliamo affrontare un fenomeno così vasto e così complesso: pensare che si possa farlo rinchiudersi dentro un confine è semplicemente un’illusione. Qui ci sono la dichiarazione congiunta di Parigi e la conferenza stampa.

Cooperazione e collaborazione sono le chiavi per affrontare la complessità. Che si tratti di portare solidarietà a popolazioni in difficoltà negli Stati Uniti per l’uragano Harvey (qui il comunicato). Che si tratti di rafforzare legami storici, culturali ed economici come quelli tra Europea e America Latina: con il ministro degli Esteri brasiliano Aloysio Nunes abbiamo parlato a Bruxelles della necessità di stringere al più presto l’accordo di associazione Ue-Mercosur cui lavoriamo da tempo (qui il comunicato). O che si tratti di consolidarne di nuovi come quello tra Ue e Ucraina: venerdì è entrato in vigore l’accordo di associazione che avvicinerà ancora di più i nostri cittadini e creerà nuove opportunità per gli imprenditori (qui il comunicato). O ancora di richiudere vecchie ferite, come quelle tra Serbia e Kosovo: giovedì ho ospitato a Bruxelles un nuovo incontro tra i presidenti Aleksandar Vucic e Hashim Thaci, intenzionati a impegnarsi in una nuova fase del dialogo facilitato dall’Unione Europea (qui il comunicato).